«Porrò il mio Spirito dentro di voi»
P. Ubaldo Terrinoni, OFM Capp.
Aprile 2006

Le ripetute infedeltà d'Israele
 Si può affermare che la storia del popolo di Dio sia costituita da una catena ininterrotta di infedeltà, di ribellioni e di paurosi colpi di testa. Dio lo aveva provveduto di ogni bene essenziale, di un territorio, del governo monarchico, del sacerdozio, del culto, di un sicuro benessere e soprattutto, di una straordinaria benevolenza. Tutte realtà preziose destinate a esprimere l'indole propria e la missione di questo popolo singolare. Ed invece Israele abusa dei doni ricevuti, non li valuta adeguatamente e volta freddamente le spalle al suo Benefattore, cadendo nell'involuzione e nell'imborghesimento. Anzi non fa più conto della sua singolare vocazione e reclama di voler essere un popolo alla maniera di tutti gli altri, preferendo farsi guidare non più da criteri religiosi bensì da punti di vista puramente umani.
 Ne consegue che Dio non è più considerato come il Dio unico, trascendente, onnipotente e pienamente libero da tutto e da tutti, ma come un Dio nazionale, con limitati orizzonti di spazio, di tempo e di azione. Ovviamente da questa nuova impostazione risulta breve e facile il passo per introdurre nella vita religiosa usi e costumi pagani, mutuati dai popoli confinanti, ed è anche scontato e conseguente l'abbandono di ogni istanza morale e di ogni impegno di santità e di fedeltà all'alleanza. Israele così scade a livello dell'Idolatria, introduce facili giuramenti poi smentiti, soprusi, furti e violenze nei confronti dei poveri e dei deboli. I profeti, quali vigili sentinelle, ripropogono in modo appassionato, senza stancarsi e senza timore di minacce, le esigenze di Dio sul suo popolo, denunciano, richiamano, rimproverano, condannano senza mezzi termini, tentano di tutto per strappare il popolo dall'idolatria, riproponendo la solennità, la trascendenza e l'unicità di Dio. Il profeta Geremia, in un testo aspramente polemico, istituisce un serrato confronto tra gli idoli che sono soltanto di «legno e argento battuto e laminato» e il Dio dei Padri che «Ha formato la terra con potenza, che ha fissato il mondo con sapienza e che con intelligenza ha disteso i cieli» (Ger 10,9-12). Israele ha preferito seguire scioccamente «ciò che è vano, diventando lui stesso vanità» (Ger 3,5). Questi coraggiosi messaggeri di Dio non si limitano alla denuncia ma risalgono all'origine dell'infedeltà e la individuano nel cuore corrotto. Per correggere in radice queste facili deviazioni del cuore, Geremia ed Ezechiele, annunciano una modalità assolutamente nuova: il primo parla di «legge scritta non più su tavole di pietra, ma sul cuore» (Ger 31,31-34) per celebrare una nuova alleanza ben superiore all'antica; il secondo si spinge oltre e prefigura un profondo cambiamento che Dio effettuerà nell'intimo del singolo membro dell'alleanza: metterà un cuore nuovo per pensare in modo nuovo per vivere, lavorare, amare, servire e gioire in modo nuovo.

«Porrò il mio Spirito dentro di voi» (Ez 36,27)
 È una novità assoluta, meravigliosa, commovente! Dio sa bene che il cuore, anche se rimesso tutto a nuovo, è soggetto inesorabilmente a deteriorarsi, a usurarsi e a invecchiare. Allora, Dio stesso interviene con un altro cambiamento nuovo e continuo, cioè introduce nell'intimo dell'uomo una specie di "alimentatore perenne", con il compito di rinnovare e anche di conservare nell'incessante rinnovamento: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi» (Ez 36,26-27).
 Il profeta non solo annuncia una totale purificazione e un cambiamento che Dio compirà nell'intimo (per potenziare la sensibilità umana, la docilità e l'apertura verso di Lui e verso il prossimo), ma addirittura preannuncia che Dio metterà nell'uomo il suo Spirito per scongiurare ogni tipo di infedeltà all'Alleanza. La Rivelazione nella sua pienezza indentificherà questo "principio interiore" con la Persona dello Spirito Santo. Egli è «il principio vitale di una nuova esistenza, che renderà possibile e reale ciò che la pura legge esterna non è arrivata a conseguire» (Schoekel-Diaz). Così rinnovato e garantito, l'uomo sarà capace di stabilire rapporti giusti e santi con Dio e con il prossimo, per una comunione più profonda. Sarà un continuo abbandono nello Spirito per lasciarsi "fare" e guidare da lui. Egli che «soffia dove vuole» (Gv 3,8), che «riempie tutta la terra» (Sap 1,7; Prov 8,31), si fa intimo ad ognuno di noi. Per cui ogni anelito al divino, ogni palpito di amore autentico, ogni spinta ad operare il bene, ogni sollecito a vivere la verità, ogni passo verso la luce ha come fonte unica lo Spirito Santo. Questo del resto è anche la suprema aspirazione dello Spirito: prendere Lui l'iniziativa della guida della nostra vita per spingerci sempre più in alto, per aiutarci a realizzare in pieno il progetto di Dio su ciascuno di noi e per infonderci coraggio e renderci più audaci, senza permetterci di chiuderci o di lasciarci andare e senza cedere a facili soluzioni da compromesso e da sbrigativo accomodamento. Lo Spirito invece gioca sapientemente al rialzo con noi presentandoci le autentiche esigenze del Vangelo, lui ci sostiene nelle prove e nelle tribolazioni e ci offre i motivi di speranza e di conforto. Le difficoltà, i dubbi e le ansie sono superate grazie alla sua Presenza in noi e al suo incessante dinamismo.