Lo Spirito Santo artefice di una nuova umanità
Testo tratto da una conferenza
di Mons. Fiorino Tagliaferri

 Cristo risorto immette in tutte le persone, che sono disposte ad accoglierlo, le risorse per vivere da figli di Dio. Si fa conoscere a tutti, anche per vie che noi ignoriamo, e la possibilità di conoscerlo è offerta a tutti. Tutti hanno il diritto di prenderne coscienza: di qui il dovere dell'evangelizzazione anche e prima di tutto verso quei popoli che non conoscono Cristo ed hanno il diritto di sapere che sono salvati da Lui. Salvati: cioè resi capaci di vivere da figli di Dio. C'è un testo bellissimo di S. Agostino, forse poco conosciuto: è il commento al Salmo 36 dove egli usa un'espressione che sembra essere in contraddizione con altre sue espressioni molto più note: «Dio è diventato uomo perché tutti gli uomini e donne diventino pienamente umani». L'espressione molto più nota è: «Dio si è fatto uomo perché l'uomo diventi Dio, diventi figlio di Dio». Non c'è contraddizione. Anzi, le due espressioni si completano per dire come ciò che ci fa pienamente umani è il nostro essere figli di Dio. E di riscoprire questa nostra identità, oggi c'è un grandissimo bisogno. Quando l'Europa si stava avvicinando al secolo XX risultò dominante una linea culturale nella quale convergevano anche le ideologie opposte: un grande ottimismo all'insegna di una grande fiducia nella scienza, nella tecnica, nell'economia e nelle evoluzioni politiche. Si disse, si scrisse, si proclamò: «Ci sarà il benessere per tutti!». Di fatto, è stato forse il secolo più insanguinato della storia, segnato da due guerre mondiali, dai campi di sterminio di Stalin e di Hitler, dagli eccidi, da guerre e guerriglie ininterrotte: questo è il secolo che l'intelligentia, all'inizio, promise come il secolo che avrebbe realizzato il benessere per tutti, grazie alle conquiste della scienza, grazie alle invenzioni della tecnologia, grazie alle innovazioni economiche e grazie alle rivoluzioni politiche [...]. Da questi miti ci stiamo liberando ed oggi nessun benpensante ritiene che la scienza e la tecnica basteranno a darci il benessere perché di macchine anche si muore. Si comincia perciò a diventare veramente più pensosi e ci si accorge che c'è bisogno quanto meno di un recupero di fondamentali valori, valori morali. Non basta la quantità, nemmeno la qualità delle cose che produciamo, che compriamo, che vendiamo, che consumiamo, che costruiamo. La vita ha bisogno di un supplemento d'anima, c'è bisogno di umanizzare. Ed ecco l'attualità dell'umanizzazione di Dio, opera dello Spirito Santo, Colui che ha fatto diventare uomo Dio e Colui che può far diventare più umani tutti gli uomini e donne. Umanizzare, forse, è ancora più importante che moralizzare. Umanizzare le attività dell'esistenza, umanizzare l'amore, la cultura, l'arte, umanizzare l'economia, il lavoro, la politica; umanizzarle: che siano degne dell'uomo, che siano sane, belle, che siano utili a tutti, non false, non contraffatte. Umanizzare la politica, umanizzare l'habitat, umanizzarlo nel costruire case e quartieri che servano a far più umana la vita, non ad aumentare il guadagno di chi li costruisce. Si capisce, allora, che lo Spirito è il vero amico della vita umana sulla terra, perchè vuol fare di noi non degli angeli, ma degli uomini veri.
 In occasione di uno dei convegni per la pace e la civiltà cristiana che Giorgio La Pira organizzava a Firenze negli anni cinquanta, rispose a chi l'aveva chiamato "sognatore di Dio", facendo notare con schietta franchezza come «I sognatori di Dio sono coloro che hanno più vivo il senso delle realtà umane». Infatti Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, è quello che più si è preoccupato delle strade, delle fogne, dei problemi della disoccupazione, dei problemi dell'urbanistica. Dio è il più grande amico dell'uomo e mi è caro citare a questo riguardo un filosofo, teologo dell'area ebraica, Abraham Heschel: «Nel Medio Evo i pensatori cercavano le prove dell'esistenza di Dio. Oggi sembriamo cercare le prove dell'esistenza dell'uomo... L'uomo ha assai pochi amici sulla terra, forse il vero amico che ancora gli rimane è il Dio del cielo». E aggiunge: «Per essere veramente umano l'uomo ha bisogno di essere più che umano. Se non è più che umano allora è meno che umano».
 Lo Spirito Santo, artefice dell'umanizzazione del Verbo divino, sta suscitando nel nostro tempo una nuova umanità, attraverso la nuova evangelizzazione. È ancora in atto quella coincidenza, espressa nelle pagine del Nuovo Testamento, tra le parole con le quali il dono dello Spirito Santo viene annunziato a Maria e le parole con le quali lo Spirito Santo viene promesso alla Chiesa. Il capitolo primo del Vangelo di Luca ed il capitolo primo del libro degli Atti. L'annuncio a Maria: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la Potenza dell'Altissimo». L'annuncio alla Chiesa, rappresentata dalla piccola comunità apostolica: «Riceverete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi».
La stessa promessa a Maria per la nascita di Gesù, e alla Chiesa per la rinascita di una nuova umanità, ad opera dello Spirito Santo.
 Mentre il Concilio Vaticano II era nella fase conclusiva, Paolo VI si recò in visita all'ONU, nella sede delle Nazioni Unite. Presentò, per così dire, le sue credenziali: «Siamo portatori di un messaggio per tutta l'umanità. Noi quali esperti in umanità». Senza alcun potere terreno, senza pretese di potere. Solo per portare un messaggio di umanità a nome dell'umanità. Il messaggio della civiltà dell'amore: gli uni per gli altri, mai gli uni contro gli altri.
 È questa la nostra missione di oggi.
 Ma allora quale umanizzazione della vita umana? Quella che ci è indicata dai doni dello Spirito Santo e dai frutti dello Spirito Santo.
 I sette doni dello Spirito ce li rivela un celebre testo di Isaia (Is 33,2). In verità ne enumera sei: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, conoscenza, timore di Dio. La traduzione greca, anche questa ispirata, ha voluto spiegare che il timore di Dio non è paura, ma venerazione e ammirazione filiale per la grandezza e bontà di Dio. E al timore ha aggiunto la pietà: l'affetto e la tenerezza filiale vibrante di stupore e riconoscenza. La grandezza, quando è grandezza paterna, non fa paura: di fronte a un babbo, a una mamma, santi, buoni, intelligenti, virtuosi, è bello sentirsi piccoli. Se riconosciamo che nostro papà e nostra mamma sono stati più grandi di noi, questo ci dà gioia, non paura.
 Ecco i sette doni dello Spirito Santo. Da notare che di questi sette, quattro sono destinati a farci consapevoli del nostro vivere e del nostro essere cristiani. Cristiani che "vivono di fede" e "credono" perché sanno: «Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa... vi guiderà alla verità tutta intera» ha promesso Gesù (Gv 14,26; 16,13). Ci educa a pensare, a conoscere, a discernere e valutare.
 Sapienza: il senso dei valori veri o falsi. Intelletto: l'intuizione della realtà, dietro le apparenze. Scienza: il conoscere serio, acquisito attraverso la ricerca, l'ascolto, la riflessione, la verifica. Consiglio: il discernimento pratico nel valutare e decidere.
 E questi primi quattro doni sussidiano ed accompagnano la maturità responsabile del cristiano, indispensabile per gli uomini e donne del nostro tempo, nel contesto della cultura contemporanea.
 Da questi quattro doni derivano gli altri tre. Fortezza: la costanza della personalità coerente. Pietà: affetto filiale verso il Padre. Timore di Dio: la venerazione docile e fiduciosa.
 Ai doni fanno riscontro i frutti dello Spirito Santo, che S. Paolo enuncia nella Lettera ai Galati (Gal 5,22).
 Amore, gioia, pace: la gioia di amare la pace e la gioia di costruire la pace con l'amore.
 Pazienza, benevolenza, bontà: con animo grande vedere il bene negli altri e volere il bene degli altri.
 Fedeltà, mitezza, dominio di sé: essere esigenti con se stessi nell'adempimento dei propri compiti per arrivare a comprendere ed accogliere gli altri.
 Sono le componenti della civiltà dell'amore: incominciare a spendersi per gli altri, perché la persona umana, la quale è l'unica creatura che Dio ha voluto in terra per se stesso, non può realizzarsi pienamente se non attraverso il dono sincero di sé (cfr. GS, 24).