Mons. Vittorio Tomassetti
«non indica più la luce, ma entra nella luce»

 Mons. Vittorio Tomassetti, Vescovo emerito della diocesi di Fano e già Vescovo di Palestrina dal 1992 al 1997, una figura-chiave per l'Opera dello Spirito Santo, è tornato alla casa del Padre il giorno dell'Epifania, mentre si trovava presso la Casa del Clero, dopo una malattia che durava già da alcuni anni e che lo ha costretto a letto negli ultimi mesi.
 Anche alcuni di noi, insieme a molti della nostra diocesi, hanno partecipato alle sue esequie al Duomo di Fano, oltre ai tanti altri Vescovi, sacerdoti, fedeli e religiosi della sua diocesi e delle Marche.
 Nell'omelia è stata ricordata la figura di questo Vescovo molto amato e stimato, dalla personalità umile, semplice, sobria, attento alle esigente spirituali del suo gregge; uomo di fede, di comunione, di unità, e compassionevole verso tutti i bisognosi. Ne riportiamo, molto brevemente per mancanza di spazio, qualche passaggio: «L'amico dello Sposo, il servo buono e fedele, l'annunciatore di liete notizie, il vescovo testimone nel tempo della Chiesa della venuta del Cristo (come il Battista) non indica più la luce, ma entra nella luce, vi partecipa come in una festa nuziale. Venite alla festa. Chiamate tutti al banchetto delle nozze eterne. Andate nei crocicchi delle strade, invitate ciechi, storpi, zoppi, i non aventi diritto... Il Figlio deve dare una festa. L'amore di Dio per l'umanità è appassionato, insistente. Dio non sa essere che Amore.
 [...] Oserei indicare il Vescovo Vittorio come l'uomo di Dio che ha sperimentato i beni dell'umiltà. Sono immensi questi beni dell'umiltà: l'umiltà l'ha tolto dalle illusioni, l'ha reso realista, concreto, vero, persino fragile in alcuni aspetti. L'umiltà gli ha facilitato la carità. Non ci accorgiamo che tutti i nostri guai dipendono dal nostro orgoglio? Quando ci offendiamo, quando rispondiamo colpo a colpo, quando ci irritiamo, quando perdiamo la pazienza c'è sempre in mezzo il nostro orgoglio. L'umiltà gli ha donato soprattutto sincerità. La sincerità con se stesso, sincerità con Dio, sincerità con i fratelli. L'umiltà ha orrore della falsità e abitua a smascherare in noi quello che non è autentico.
 L'umiltà ha reso don Vittorio libero. La persona umile non si lascia condizionare dai propri meriti e dalle ambizioni. L'umiltà rende liberi dalle doppiezze, rende genuini, è una scuola di libertà. L'umiltà non ci lascia dare sfoggio di noi stessi. Non ci lascia sottolineare i nostri meriti. Ci fa capire che è stonato parlare tanto di noi stessi. [...] L'umiltà in don Vittorio è divenuta concretezza. È riconoscere i doni di Dio in noi e negli altri. È lo sforzo di cercar lo sguardo di Dio in tutto e non lo sguardo degli uomini. È il desiderio di piacere a Dio in tutto. L'umiltà è stata in don Vittorio sorgente di pace».
 Come già abbiamo detto, Mons. Tomassetti è stato una figura-chiave per l'Opera dello Spirito Santo: a lui dobbiamo l'erezione canonica delle due Famiglie religiose, ramo maschile e femminile, e l'approvazione delle rispettive Costituzioni (i documenti che ne regolano la vita). Ha accolto i voti dei religiosi e delle religiose dopo il primo storico Noviziato, accompagnandoci da vero Padre e Buon Pastore nei primi passi e ha inoltre consacrato sacerdote il caro P. Giovanni Centamore, scomparso nell'agosto 2005.
 Non possiamo però neppure dimenticare il suo impegno a favore del Tempio: è stato lui infatti a benedirne la prima pietra nel 1993 dopo averne ottenuto anche dal Papa Giovanni Paolo II la benedizione, durante una sua visita al Santuario diocesano della Madonna del Buon Consiglio. Riportiamo uno stralcio dell'omelia di Mons. Tomassetti tenuta il giorno di Pentecoste del 1993, proprio in occasione della benedizione della prima pietra: «Credo che quest'Opera dovrebbe significare nel futuro, anzitutto un centro di approfondimento dottrinale della rivelazione sullo Spirito Santo, quindi un centro, diremo, pneumatologico.
 Io amerei tanto vedere in questo terreno (dove sta sorgendo il Tempio), domani, una casa dove ci sia una facoltà universitaria che si specializzi in questa materia.
 E poi una seconda pista di cammino e di sviluppo: un centro di culto allo Spirito Santo che sia, in un certo modo, il centro pilota, più vastamente possibile, di un culto allo Spirito Santo che è da riscoprire da parte di tutti noi, anche dei sacerdoti e del popolo cristiano in genere. E, infine, una terza pista di cammino: l'esercizio della carità, perché se lo Spirito Santo è amore, l'amore si traduce nella vita pratica degli uomini che sono credenti e si dicono credenti, perché appunto l'amore fattivo è anche la controprova della fede («La fede senza le opere è morta», cfr. Gc 2,26).
 Pertanto chi è cristiano e quindi sente di avere la fede e crede nella fede, se non riesce a mettere in pratica l'amore è come se fede non avesse! Ecco, io credo che si può ben camminare su queste tre strade, maturare secondo queste tre prospettive, ed è questo l'augurio che io faccio all'Opera dello Spirito Santo, per la quale ora offriamo il Sacrificio Eucaristico insieme alla preghiera di tutti voi, raccolti dallo Spirito Santo in un unico popolo di Dio». Come non provare riconoscenza per tutto questo aiuto?
 Affidiamo alla misericordia del Padre, l'anima benedetta di questo Ministro di Dio, unendo le nostre umili preghiere di suffragio.