Il messaggio di Gesù alla Chiesa
a cura del Consiglio Direttivo dell'Associazione Laicale

Concludiamo con questo articolo la nostra breve rilettura, iniziata dallo scorso mese di dicembre, di quanto Gesù desidera dalla Chiesa, per la glorificazione dello Spirito Santo e la salvezza delle anime. Ricordiamo che, per chi volesse approfondire più in dettaglio la storia dell'Opera, può richiederci il libro biografico di Madre Carolina.

 Dalla caduta di Adamo, Dio, attraverso le vie misteriose degli eventi umani più ordinari e oscuri, non si stanca di chiamare a collaborare con Lui uomini e donne, poveri e deboli, per un suo particolare progetto d'amore per l'umanità.
 Gesù li invita, perfino, a lasciare la loro famiglia, la loro nazione, e talvolta addirittura la loro vita, per diventare strumenti del suo amore per gli uomini: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Lc 14,26) ha detto Gesù. Odiare, naturalmente, non nel senso di provare un sentimento di vivissima ed esasperata ostilità nei confronti di qualcuno tanto da desiderarne il danno, la rovina o anche la morte, ma piuttosto e unicamente, nel senso di "amare di meno", come una separazione sentimentale da ogni persona, affetto, o quant'altro possa allontanarlo, distaccarlo da Lui.
 Abramo, Mosè, la Vergine Maria, Francesco d'Assisi, Don Bosco, M. Teresa di Calcutta, e tanti altri conosciuti e non, sono, in ordine cronologico, alcuni esempi di creature chiamate da Dio, prima che dall'uomo, a collaborare con Lui nel corso dei millenni per la realizzazione del suo piano di salvezza dell'umanità.
 Anche questa nuova manifestazione d'amore di Dio per la salvezza e la santificazione dell'uomo di oggi - il Messaggio del Cielo sullo Spirito Santo - Gesù lo affida per l'attuazione alle creature umane: a M. Carolina in primo luogo, e per mezzo di lei a P. David, all'Opera dello Spirito Santo e quindi, in definitiva, a ciascuno di noi. «Ogni creatura uscita dalle mani di Dio ha una sua missione da svolgere», ricorda Gesù a M. Carolina il 21 giugno 1987, riaffermando quanto già le aveva detto il 18 novembre 1965: «Quando tu non esistevi, Io ti plasmavo nel mio Amore. Quando lungo gli anni, con le tue infedeltà, ti dilungavi dal mio perfetto Amore, Io ti attendevo».
 Ma il 13 febbraio 1988 Gesù mette ancora più in evidenza, e con più efficacia rappresentativa, che il suo Cuore ha bisogno di cooperatori fedelissimi, che nulla risparmiano pur di raggiungere il conseguimento del mandato ricevuto: «Non sono necessarie altre dimostrazioni per farvi convincere della realtà del mio intervento, affinché accettiate il mio invito a voler diventare miei collaboratori nella costruzione della mia Grande Opera». Questi due messaggi ci fanno conoscere ciò che fino ad oggi, forse, non avevamo saputo; o ciò su cui, forse, non avevamo attentamente riflettuto.
 E cioè che anche noi e voi abbiamo una missione da compiere su questa terra: una missione certamente più piccola, più ordinaria, più modesta, rispetto a quella affidata alla Vergine Maria e alle altre creature già ricordate; ma è pur sempre la missione che il Signore ha pensato di affidarci, tenuto conto delle nostre capacità e dei nostri carismi: questa soltanto noi dobbiamo svolgere.
 Non può esserci alcun dubbio nel pensare che la missione affidata a noi, discepoli e apostoli dello Spirito Santo, sia quella di accettare di entrare nel progetto pensato dal Padre per la salvezza e la santificazione dell'umanità di oggi come sale e lievito che vuole animare e fermentare la massa con la diffusione del Messaggio sullo Spirito Santo, rivelato da Gesù a M. Carolina.
 Se la nostra risposta alla chiamata del Signore Gesù sarà positiva, allora non arriveremo in ritardo ingiustificato per pigrizia, per mancanza di fiducia, o per difetto di coraggio, nell'adempimento pieno della chiamata: «Voi, che rammentate le promesse del Signore, non prendetevi mai riposo, e neppure a Lui date riposo, finché non abbia ristabilito Gerusalemme, finché non l'abbia resa il vanto della terra» (Is 62,6-7).
 Se ognuno di noi Gli dirà: «Ecco, io vengo per fare la tua volontà» (Sal 38,8-9), e nella piena consapevolezza della propria impotenza saprà soggiungere, come Pietro: «Maestro... sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,9).
 Gesù con tutta certezza dirà anche a lui: «Non temere! D'ora in poi sarai pescatore di uomini» (Lc 5,10).