Domenica di Pentecoste tra i Discepoli e Apostoli dello Spirito Santo
di Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina
In questo numero vi proponiamo la lettura dell'omelia che il nostro Vescovo, il giorno di Pentecoste, a conclusione degli esercizi spirituali, ha tenuto durante la S. Messa celebrata al nostro Centro.
Stamane è come se fossimo in un cenacolo a cielo aperto. Sotto questi alberi, immersi in questa bella natura con il sole e l'ombra che ci aiutano a pregare invochiamo e viviamo la presenza dello Spirito Santo. Lo abbiamo atteso, invocato, ieri notte in cattedrale, la settimana scorsa durante gli esercizi. Abbiamo fatto cenacolo con Maria, aiutati da lei a non perdere al speranza. Lei aveva rincuorato e tenuto unita la prima povera e timorosa comunità cristiana. Ma la certezza che Dio avrebbe mandato il Consolatore era grandissima. E oggi siamo qui a ricevere lo Spirito.
Lo Spirito è: Fuoco che brucia
Tanti sono gli elementi che devono sparire dalla nostra vita: gli affetti sbagliati, le piccole o grandi passioni sregolate, le idiozie, cui siamo abbarbicati e che ancora ci frenano nel cammino della vita, gli idoli che popolano le nostre mensole e che ci attardano nel cammino verso la santità, le ferite da cauterizzare, per non stare tutta la vita a leccarcele e a rimpiangere i tempi passati. Ciascuno di noi ha da essere provato dal fuoco per resistere, per essere limpido, per dire a tutti che la sua vita è cambiata, che non fa più la fila dello spaccio di qualsiasi sostanza, di qualsiasi placebo o oroscopo. Non vuole più surrogati, ma vita vera.
E lo Spirito brucia, forse fa male, ma libera, rende puro. Usciremo da questo Cenacolo provati, ma puliti.
Forza che sorregge
Spesso ci mancano le forze; vediamo tutto il male che c'è da combattere, abbiamo davanti le sfide della cultura, dei massmedia, della mentalità imperante e ci sentiamo deboli, inadatti, incapaci. Manchiamo di allenamento, siamo senza nerbo; la vita cristiana la nascondiamo con la scusa che occorre essere miti e umili: in verità siamo senza slancio, abbiamo muscoli rattrappiti dall'inerzia che domina sovrana sulla nostra vita spirituale. Crediamo che tutto vada avanti da solo e quando capiamo che ci dobbiamo mettere la nostra vita non riusciamo nemmeno a stare in piedi.
E lo Spirito ci dà forza che fa scattare, energia che irrompe. Usciremo da questo Cenacolo rinforzati e decisi.
Amore che genera
Possiamo avere ogni bellezza e potenza, possiamo dare l'impressione di essere irresistibili, abbiamo fascino, un corpo da fare invidia, calcolo, furbizia, fortuna, ma se manca l'amore tutto resta senza senso e la vita che ne può nascere è solo illusione. Lo Spirito è amore che genera, è pienezza di significato su ogni lato del nostro essere. Colora la nostra corporeità di capacità di dono, di dedizione completa. Ci permette di comprendere e di trasformare, di sentirci punto di arrivo di una chiamata personale, ci offre il perché di ogni nostra sete e passione.
E lo Spirito è la pienezza dell'amore che dà vita. Usciremo da questo Cenacolo innamorati e rigenerati dall'amore.
Sapienza che illumina
Conosciamo tante cose, sappiamo trovare di tutto, inventiamo motori di ricerca sempre più raffinati, ci basta una tastiera per aprirci a tutto lo scibile umano, ma non abbiamo saggezza, abbiamo perso la bussola, non sappiamo dare valore e cercare i valori. Siamo una lavagna su cui tutti possono scrivere ciò che vogliono e noi restiamo senza riferimento. Ci passa davanti tutto, ma niente ci prende e ci dà felicità. La nostra vita è un google, che serve quando hai fretta e curiosità, ma ti lascia solo quando devi decidere della tua felicità. Abbiamo bisogno di saggezza, di gusto, di riferimenti, di valori, di motivazioni per spenderci; su tutto il nostro conoscere occorre un faro che illumina e riordina, dà valore e gusto.
Lo Spirito è la sapienza che fa luce sulla nostra vita. Usciremo da questo Cenacolo con la gioia di conoscere il senso della vita e delle cose.
Luce che orienta
Mai il mondo ha conosciuto una potenza di illuminazione come il nostro, abbiamo capacità di trasformare ogni energia in energia luminosa. Le nostre città non ci permettono più di guardare le stelle, le nostre luci ci confondono. Siamo sul palco della vita con un faro puntato negli occhi ed esperimentiamo solitudine, non vediamo nient'altro che una luce che ci abbaglia e non ci permette di guardare la vita. Abbiamo occhi, abbiamo cose, c'è la natura ancora bella, un creato meraviglioso, ma non la sappiamo più guardare perché non c'è la luce giusta che la illumina. È come se avessimo rubato colori all'arcobaleno. Invece di uomini e donne vediamo spettri, ne fotografiamo pezzi per venderli.
Lo Spirito è la luce vera che dà risalto ad ogni cosa che colora ciascuna creatura della sua bellezza. Usciremo da questo Cenacolo illuminati, non accecati e ingannati.
Discernimento che rassicura
Produciamo tutto, possiamo trasformare tutto, cambiamo tradizioni, inventiamo nuovi modelli di vita, ci appassioniamo a tutte le novità. Ma spesso abbiamo paura, temiamo di perdere il senso delle cose, non sappiamo se avremo futuro, se le cose che facciamo sono per il bene dell'umanità, sono per la vera felicità. Abbiamo bisogno di discernere, di valutare, di soppesare, di vagliare tra generosità e verità, tra bontà e fedeltà, tra bene personale e bene comune.
Lo Spirito ci aiuta a fare chiarezza,a discernere e a scegliere. Usciremo da questo Cenacolo rassicurati e non confusi.
Dolcezza che rasserena
L'amarezza, la delusione, l'afflizione, il pianto, l'offesa bruciante, le ferite che sanguinano sono costanti della nostra vita. Molti che ci dicono di volerci bene, ci rimproverano, ci fanno sentire in colpa. Sbagliamo, ma abbiamo bisogno di chi con amore ci riprende, ci aiuta a uscire dalle nostre piccole o grandi prigioni.
Lo Spirito è dolcezza che rasserena, è pazienza che sorregge, è amore che comprende. Usciremo da questo Cenacolo sicuri di essere amati da Dio, sereni, perché ne vediamo il volto felice.
Fervore che anima
Ci stiamo abituando alla routine dei nostri giorni quotidiani come al colore delle pareti, senza slancio, né entusiasmo, senza lode e senza infamia. Alla grinta abbiamo sostituito la smorfia, all'ardore l'adattamento, al progetto un insieme di rattoppi. Ci lasciamo andare perché non abbiamo più speranza. Lo Spirito è fervore che ridà anima alle nostre vite, alle nostre coscienze. Abbiamo bisogno di un colpo di reni per scrollarci di dosso il vecchiume dell'abitudine. Usciremo da questo Cenacolo entusiasti, non adattati, pieni di slancio, non trascinati dagli eventi.
Rispetto che definisce
Stiamo entrando in un mondo che con l'intenzione di fare giustizia ci rende tutti uguali, quasi ci fosse uno stampino che ci pialla. Crediamo di essere tutti amici, tutti allo stesso posto, tutti nel grigiore della mediocrità. Molto amiconi, ma senza identità, tutti uguali, ma senza autorevolezza, tutti fatti in serie senza ruoli. Invece ciascuno di noi è una vocazione originale di Dio, è un sogno di Dio, è un palpito del suo cuore. Lo Spirito ci ridona la gioia di un sogno, la carezza di Dio. Usciremo da questo Cenacolo rispettati e per questo conformati ciascuno in modo originale a Gesù.
Pietà che solleva
Siamo traditi dalla nostra sicumera e affossati dai nostri sbagli; consapevoli di dover pagare e incapaci di saldare i nostri debiti, pronti ad affrontare la giustizia, ma con la speranza di essere risparmiati. Sappiamo però che lo Spirito è spirito di pietà, ci accoglie come siamo, ci ama prima che noi lo sappiamo e sicuramente senza che noi ce lo meritiamo. Usciremo da questo Cenacolo sollevati, dai nostri peccati e sicuri di essere amati.
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