La vita nuova nello Spirito
di Don Renzo Lavatori, docente di teologia

 La pienezza di vita filiale, comunicata dallo Spirito Santo nel battesimo, non si è fermata lì. Lo Spirito Santo, di nuovo, ha voluto sollecitare e sviluppare la forza di amore che era in noi attraverso il secondo sacramento dell'effusione dello Spirito che è la Confermazione o Cresima. Perché, ci si chiede, una seconda effusione dello Spirito, quando noi già siamo pieni dello Spirito Santo per il battesimo? Per rispondere, si può vedere una bellissima analogia con la vita di Cristo. Gesù era già ricolmo di Spirito Santo nella sua umanità quando è stato concepito nel seno purissimo di Maria, perché è stato concepito per opera dello Spirito Santo. La carne immacolata di Maria già santissima, perché piena di grazia, è stata di nuovo plasmata, irrorata dalla presenza dello Spirito che l'ha adombrata in modo tale che la sua carne umana potesse essere idonea ad unirsi sostanzialmente al Verbo di Dio, al Figlio di Dio che si faceva uomo. Questa plasmazione dello Spirito è avvenuta nel ventre castissimo di Maria, ove Gesù ha avuto come uomo la prima effusione o consacrazione o unzione. Poi i Vangeli ci raccontano quando Gesù, dopo circa trenta anni, ha iniziato la vita pubblica e di nuovo, al Giordano, è sceso su di lui lo Spirito in forma di colomba. Si tratta di una nuova effusione, anche se Gesù era già pieno di Spirito Santo. Questa seconda effusione era una nuova forza interiore che lo Spirito Santo dava a Gesù per iniziare la sua missione pubblica, per poter testimoniare davanti al popolo la parola di Dio, annunciare con vigore la Buona Notizia e compiere le opere che confermavano questa Parola, cioè i miracoli. Infatti lo Spirito lo ha condotto nel deserto, ove con lo Spirito Gesù ha vinto le tentazioni, con lo stesso Spirito ha annunciato la Parola, con lo stesso Spirito ha cacciato i demoni, ha operato guarigioni, con lo stesso Spirito si è offerto al Padre sulla croce e con la potenza dello Spirito il suo Corpo ha ritrovato la vita nella risurrezione con la glorificazione; quindi lo Spirito ha seguito sempre il Cristo. Ora il cristiano similmente a Cristo, perché configurato a lui, ha avuto una prima effusione fondamentale con il battesimo che corrisponde in un certo qual modo al concepimento di Cristo avvenuto nel seno di Maria con l'opera dello Spirito Santo; noi da quel momento siamo stati fatti figli di Dio per adozione. La cresima è la nuova effusione che dà la forza al cristiano, già santificato dallo Spirito e reso figlio di Dio, di poter testimoniare la sua fede nel mondo, di poter diventare apostolo tra gli uomini per comunicare la sua stessa gioia, la sua stessa vita, il suo stesso amore.

L'amore filiale verso Dio Padre
 La presenza dello Spirito, ricevuto nel battesimo, riconfermato nella cresima, comporta due orientamenti fondamentali: uno verso Dio e uno verso gli uomini. L'atteggiamento nuovo del cristiano verso Dio è quello di sentirsi e di vivere da figlio, riproducendo dentro di sé per virtù dello Spirito Santo i sentimenti che albergano nel cuore del Padre e nel cuore del Figlio. Lo Spirito Santo fa risuonare dentro di noi, fa rivivere o, per dire in un altro modo o da un altro verso, ci inserisce nel colloquio eterno d'amore tra Padre e Figlio nell'attrazione reciproca che il Padre ha verso il Figlio e che il Figlio ha verso il Padre. Egli infonde in noi lo Spirito del Padre che ci spinge ad amare Gesù, il Figlio, a conoscerlo, a capirne tutto il Vangelo, la sua verità bellissima, ad accogliere in noi la sua Opera di redenzione. Il cristiano, che vive la vita nuova nello Spirito, è essenzialmente un innamorato di Gesù, mette Gesù al primo posto nel suo animo e nelle sue azioni. Come il Padre ama il Figlio e i suoi pensieri sono totalmente orientati al Figlio, perché nel Figlio trova la sua compiacenza, similmente il cristiano irrorato dallo Spirito Santo rivolge il suo sguardo, il suo cuore, la sua attenzione totalmente a Gesù, che diventa il centro dei suoi pensieri, dei suoi interessi, della sua preghiera, del suo studio, della sua meditazione nell'ascolto della Parola di vita che Gesù ha proclamato nel Vangelo.
 Dall'altra parte lo Spirito suscita nel cristiano i sentimenti del Figlio Gesù verso il Padre, che sono sentimenti di abbandono, di docilità, di obbedienza, di sacrificio, di sottomissione. «Il mio cibo - diceva Gesù - è fare la volontà del Padre mio», nient'altro; il suo nutrimento, il perché della sua esistenza sta nel «fare la volontà del Padre»; Gesù fa solo e unicamente quello che il Padre gli dice di fare, non fa nulla di sua iniziativa, perché il Figlio si abbandona al Padre, sa che il Padre lo sorregge, lo abbraccia, lo sostiene, lo conduce. Lo Spirito Santo riproduce in noi questi medesimi sentimenti filiali verso Dio Padre, suscita la sottomissione alla sua volontà, la docilità serena, un fiducioso abbandono, una disponibilità immensa fino al sacrificio di se stesso, come Gesù. Lo Spirito Santo dunque riversa in noi questa meravigliosa armonia di sentimenti, in modo che attrae il nostro cuore verso il Figlio come il Padre e contemporaneamente attrae il nostro cuore di figlio verso il Padre, per vivere questa esperienza di amore, di effusione tra Figlio e Padre, tra Padre e Figlio, nello Spirito Santo.

L'amore fraterno verso il prossimo
 Lo Spirito Santo apre il cuore del cristiano al rapporto verso il fratello, ma quale rapporto? Si tratta di riscoprire e vivere il vero amore secondo lo Spirito, che è quello che lo Spirito ci comunica dal giorno del nostro battesimo e che noi dobbiamo fare proprio; è quello che riproduce l'Amore che si attua all'interno della Trinità, l'amore che promana dal Padre al Figlio e allo Spirito Santo. È un Amore che non cerca se stesso, anzi si premura di fare emergere l'altro, affiché l'altro possa risplendere in tutta la sua realtà; un Amore che si nasconde e si perde. In effetti tutta la storia salvifica nasce dal Padre, dal suo cuore; Dio vuole che l'uomo si salvi, desidera ardentemente da sempre che l'uomo divenga suo figlio. Per fare questo manda il Figlio unigenito; egli però resta invisibile dietro il Figlio. È il Figlio che si manifesta, è il Figlio che si rivela, che appare in tutto il suo splendore, in tutta la gloria che ricolma la sua umanità; il Padre, dunque, resta velato dietro al Figlio. Il Figlio tuttavia, nel momento supremo in cui si dona sulla croce e si annienta, glorifica suo Padre, fa risplendere agli occhi del mondo l'amore infinito del Padre. È una gara reciproca tra Padre e Figlio in modo tale che per amore uno desidera e fa di tutto perché l'altro possa essere messo in evidenza al posto di sé. Similmente lo scopo unico dello Spirito Santo è quello di far sì che siano glorificati il Figlio e il Padre, che siano amati, riconosciuti; egli si nasconde e si perde dietro di loro. Il Figlio, a sua volta, nel momento in cui dopo la risurrezione ascende al cielo e non si fa più vedere al mondo, perché Gesù non è più visibile fisicamente, allora manda lo Spirito che si effonde sugli Apostoli in lingue di fuoco. È lo Spirito che testimonia e manifesta il Cristo.
 Questa condotta dell'Amore trinitario si deve rispecchiare e ripercuotere nella nostra vita fraterna, perché questo è il vero amore nello Spirito. Altrimenti la carità cristiana può scivolare in forme di filantropia, d'umanesimo, di pietismo, di sentimentalismo, di affettività sciocca alle volte, insipida. Il vero amore che viene dallo Spirito Santo, ha una dinamica che comprende due componenti, due direttive: da una parte l'amore tende a donarsi all'altro, esce da sé; dall'altra accoglie l'altro dentro di sé. L'amore computa la fase attiva di donare e quella passiva di ricevere.
 Il primo atto che il cristiano deve fare è quello di accogliere l'Amore, l'Amore che viene da Dio, anche attraverso le altre creature di cui Dio si serve per farci sentire il suo amore. Ciò richiede povertà, umiltà, semplicità. L'azione attiva di chi dona l'amore può essere appannaggio della propria forza, delle proprie capacità, dove interviene l'io in un modo anche sottile, profondo; nel ricevere l'amore invece bisogna essere assolutamente poveri, bisognosi di amore. Se l'uomo non riceve l'amore, il suo cuore diventa duro come una pietra e Dio vi può gettare il fuoco dello Spirito, ma la pietra non si scioglie perché arroccata in sé. Allora la prima cosa richiesta è quella di sciogliere il cuore per accogliere l'Amore di Dio Padre e dei fratelli. Una volta che noi ci siamo sentiti amati, accettati, perdonati, risanati, noi siamo pronti a donare questo amore in modo tale che l'altro accolga l'amore vero. Solo in questo scambio di amore attuiamo la comunione veramente fraterna.
 Alle volte siamo solo pronti a dare e non a ricevere l'amore: quando amiamo una persona senza esserci sforzati di conoscerla, di sapere le sue esigenze, le sue caratteristiche, il suo temperamento, la sua sensibilità. Noi ci preoccupiamo solo di dare. Quante volte il nostro amore vuole imporre i nostri schemi, vogliamo mostrare la nostra ricchezza, spirituale, finanziaria, economica, psicologica, ma non abbiamo saputo essere poveri per vedere l'altro e conoscerlo in tutta la sua struttura profonda, nella sua interiorità. Nel momento in cui si dà, bisogna anche essere capaci di ricevere; ma è anche vero il contrario, quando si accoglie, non basta accogliere pigramente, occorre anche essere capaci di dare. Colui che riceve, non conserva solo per sé l'esperienza stupenda dell'amore che ha avuto, ma si premura di diffondere agli altri lo stesso amore. Allora l'atto di amore, di carità verso l'altro non è soltanto un atto esteriore, ma è un comunicare l'amore; non è soltanto dare qualche cosa, ma dare se stessi; il che è molto diverso.
 Conclusione: per attuare questa meravigliosa realtà dell'amore, ci sono delle particolari grazie che lo Spirito Santo offre al cristiano: sono i sette doni. Essi sono dati a tutti il giorno del battesimo e tutti li abbiamo: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà, timor di Dio. Essi rendono capace il cristiano di pensare e di amare non più secondo le proprie capacità umane, ma secondo il pensiero e il cuore di Dio; è quello che operano i sette doni dello Spirito Santo. Essendo la creatura umana limitata, lo Spirito Santo con questi sette doni in qualche modo dilata la mente e il cuore dell'uomo, affinché si apra alla verità di Dio e, in certo senso conosca Dio come Dio conosce se stesso e possa conoscere le cose come Dio le conosce; conoscere i fratelli come Dio li conosce. Inoltre lo Spirito Santo dilata il cuore perché il cristiano possa amare ciò che Dio ama, possa volere ciò che Dio vuole. Con i doni si stabilisce una unione intensa tra il nostro piccolo mondo intellettivo ed affettivo con il mondo immenso dell'intelligenza, della sapienza, dell'amore e della volontà di Dio.