Lo Spirito Santo nella Sacra Scrittura
Sintesi della Settimana biblica 2008

 Quest'anno a tenere le meditazioni della Settimana biblica è stato Don Luigi Vari, docente di Sacra Scrittura al Seminario interdiocesano di Anagni e parroco della "Collegiata", una parrocchia di Valmontone (Roma) della diocesi di Velletri-Segni. Proprio per la sua esperienza pastorale, oltre che didattica, Don Luigi è stato capace di spezzarci il pane della Parola di Dio con molta semplicità e catturando costantemente l'attenzione dei partecipanti.
 Diversamente dallo scorso anno, questa volta abbiamo voluto offrire alle persone tre momenti di riflessione guidata, alle 9 del mattino, alle 16 e l'ultima alle 21 a carattere però più specifico sulle tematiche dell'Opera dello Spirito Santo o per meglio indirizzare i presenti a trarre frutto dagli esercizi. Ricordiamo infatti, per chi non lo sapesse, che anche la Settimana biblica si svolge a modo di esercizi spirituali, con molta preghiera e spazi per la riflessione.
 Cercheremo ora, nel limite del possibile, di rendervi partecipi di alcuni passi salienti delle varie meditazioni, pur sapendo di dover tralasciare molti insegnamenti altrettanto utili. Ma per chi volesse ugualmente approfondire, ricordiamo che dal nostro sito internet (www.spiritosanto.org) si possono liberamente scaricare le registrazioni integrali delle catechesi o potete richiederle anche su MiniCD.

1. Don Luigi ha subito sottolineato la difficoltà a trattare il tema di quest'anno "Lo Spirito Santo nella Sacra Scrittura" nonostante, paradossalmente, ogni parola della Bibbia sia stata ispirata da Lui. Lo Spirito Santo, infatti, ricorda gli insegnamenti di Gesù e guida alla verità tutta intera, più che parlare di se stesso. La Bibbia è quindi una "lettera" di Dio scritta per opera dello Spirito Santo, che ha suscitato negli autori sacri la capacità di leggere negli avvenimenti della storia l'intervento di Dio e oggi dà anche a noi la capacità di comprendere il senso autentico dei testi sacri. Lo sforzo del predicatore e dei partecipanti deve essere quello di tendere l'orecchio all'ascolto della Parola di Dio per cogliere attraverso di essa l'azione dello Spirito nella propria vita.
2. La riflessione ha preso spunto dagli ultimi versetti del cap. 2 e i primi del cap. 3 del libro dell'Esodo, dove si racconta della vocazione di Mosè: proprio mentre attraversa un'esperienza di fallimento e il suo popolo vive gli ultimi tragici anni della dura schiavitù, il Signore gli appare nel roveto e gli affida una missione di speranza inviandolo dal Faraone e dal popolo d'Israele; possiamo vedere in questo episodio un'analogia con l'azione dello Spirito Santo che con il suo fuoco "brucia" nel "rovo" (un intrico spinoso) degli eventi della nostra vita, senza consumarsi e pronto a ridarci coraggio e speranza ogni momento.
3. È la volta di Genesi 1,2: «Lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque» all'inizio della creazione del mondo dal caos. Prendendo spunto da questo versetto è stata proposta la riflessione sulla costante presenza di Dio nel mondo a dare senso ad ogni cosa: il mondo non è frutto del caso e noi non siamo in balia degli eventi perché Dio "c'entra" con la nostra storia, come all'inizio ha dato forma e bellezza ad ogni cosa, ma noi dobbiamo fargli spazio nella nostra anima se non vogliamo diventare un deserto dove regna il caos di ogni disordine e cattiveria.
4. Elia, il profeta grande e potente, pieno dello Spirito di Dio e capace di entrare senza difficoltà in relazione con lui nella preghiera: ma nel momento della debolezza scopre di non conoscerlo ancora abbastanza. Passando dall'esperienza di Elia alla nostra, anche per noi può giungere il momento della debolezza, dell'incapacità di riconoscere Dio. La nostra esperienza di Dio non si può basare solo sulla forza dirompente del nostro carattere o delle nostre capacità (simboleggiate dal vento), sulla nostra emotività (il terremoto), sulla nostra affettività (il fuoco), ma soprattutto deve basarsi sulla nostra volontà di metterci umilmente in ascolto della "voce del silenzio di Dio", lo Spirito Santo.
5. Ezechiele, il profeta dell'esilio del popolo d'Israele, chiamato a farlo riflettere sull'alleanza con il Signore, alleanza dalla quale esso trae la sua stessa identità: la spiritualità dell'alleanza comporta prendere coscienza che a definirci non sono le circostanze accidentali della nostra vita, ma il fatto di essere figli di Dio per il Dono ricevuto dal Signore e per la nostra scelta responsabile. Ma per fare questo senza cadere in un rapporto utilitaristico (idolatrico) con Dio e comunque mantenere la giusta relazione con Lui, che ci salva dalla tristezza e dal pessimismo, è necessaria l'azione dello Spirito Santo che ci fa conoscere Dio come Padre.
6. La promessa dello Spirito Santo nel profeta Ezechiele (cap. 39): lo Spirito ci mette in grado di entrare in relazione con Dio e di vivere una vita conforme alla sua santità. Non riceviamo lo Spirito perché siamo giusti, buoni e santi, magari per natura o per inclinazione, ma è questo Dono di Dio, che è per tutti, a renderci tali cambiandoci il cuore. Lo Spirito di Dio scrive la sua legge nel nostro cuore e ci mette in grado di osservarla senza sentirla come un peso, ma come un desiderio di corrispondere al suo amore. Tra i vari segni della presenza dello Spirito Santo in noi, ce n'è uno molto importante, che è la capacità di percorrere il proprio cammino di santità insieme agli altri, come popolo di Dio proteso verso il largo ("duc in altum") e non ripiegato su se stesso.
7. Gioele, il profeta della Pentecoste: questo profeta ha vissuto in un momento storico di grande afflizione per il suo popolo, dove alla povertà di ricchezza materiale si era associata una grave crisi spirituale di cui un sintomo era la mancanza di letizia e di gioia nel culto, in definitiva l'incapacità di pregare, di entrare cioè in relazione con Dio. Nella preghiera dobbiamo portare noi stessi, le nostre vicissitudini e Dio risponde facendo nascere nel nostro cuore la fiducia e la speranza. La preghiera non ci mette al riparo dalle difficoltà, ma ci dà la capacità di mantenere saldo il "timone" della nostra vita. Come rimedio a questa situazione di crisi, il profeta Gioele invita alla penitenza, a cambiare vita: «laceratevi il cuore e non le vesti». Naturalmente non bisogna dimenticare che la Sacra Scrittura oltre ad avere un senso storico (nasce cioè dalla lettura degli eventi storici alla luce di Dio) è Parola di Dio, sempre attuale e la profezia di Gioele si conclude con la promessa dello Spirito che Dio effonderà con larghezza su ogni creatura, dopo i giorni tristi della prova, per condurlo alla salvezza. Lo Spirito Santo lo abbiamo ricevuto nel battesimo e lo riceviamo ogni volta che ci accostiamo ai sacramenti, ma oltre queste circostanze sappiamo di poter contare sempre sulla sua assistenza. Il Dono di Dio è dato a tutti in uguale misura per una particolare missione, ma i frutti di questa missione sono nelle mani di Dio e non dobbiamo giudicare la presenza dello Spirito Santo in noi sulla base dei risultati, ma chiedere a Dio di vedere le cose con i suoi occhi.
8. Contemplando negli Atti degli Apostoli l'episodio dell'Ascensione di Gesù con la promessa del battesimo nello Spirito Santo, immaginiamo lo stato d'animo di questi uomini mentre rientrano a Gerusalemme: il probabile disagio nel ripercorrere le vie di quella città dove non molto tempo prima si era consumata la condanna a morte di Gesù, la loro fuga, il rinnegamento di Pietro... A chi avranno guardato gli Apostoli per trovare un po' di fiducia e coraggio? Sicuramente a Maria, che come vera Madre sostiene la Chiesa ed ha cura dei suoi figli perché non si smarriscano. Maria è colei che mantiene viva la speranza, che ci ricorda la promessa di Gesù, che attenta come alle nozze di Cana, ci previene premurosamente presso il Figlio. Nel momento della Pentecoste si verificano molti fatti straordinari, ad indicare la discesa dello Spirito Santo, ma quello che manifesta in modo inequivocabile la presenza dello Spirito è la trasformazione degli Apostoli in uomini coraggiosi, che parlano una lingua comprensibile a tutti, questa stessa lingua che ancora oggi la Chiesa è chiamata a parlare per trasmettere la fede alla gente.

 Venerdì mattina 8 agosto, ormai al termine della Settimana biblica, raccogliendo il desiderio di molti dei partecipanti, ci siamo portati al cantiere dove sta sorgendo il Tempio allo Spirito Santo, e lì, dopo qualche spiegazione sull'andamento dei lavori, abbiamo a lungo sostato in raccoglimento e preghiera. È stato un momento molto intenso, perché abbiamo pensato al tanto bene che l'Opera porterà al mondo nelle generazioni future e alle persone che un giorno (speriamo non troppo lontano) verranno anch'esse in questo luogo a pregare: che cosa meravigliosa la comunione dei santi, dove per la potenza dello Spirito di Dio la carità circola liberamente tra i presenti e coloro che già sono stati chiamati dal Signore, ma anche coloro che devono ancora venire!