Chiamati a vivere nello Spirito Santo
Catechesi di Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina
in occasione della XXIII GMG - Sydney, 16 luglio 2008

 Quando ci viene a mancare una persona cara, ci invade la tristezza; quando un amico ci lascia perché le nostre strade si dividono e ciascuno segue la sua, ci prende un senso di solitudine; quando ci viene a mancare un sostegno, un educatore, un adulto significativo, una persona che ci ha tenuto sempre in piedi con la sua presenza, il suo stimolo, il suo entusiasmo, ci resta in cuore lo smarrimento; quando contavi su una persona che per te era un esempio e una forza e questa sembra che tradisca col suo comportamento tutti gli ideali in cui sei stato aiutato a crescere, ti senti smarrito.
 Così erano rimasti gli apostoli nei confronti delle parole che Gesù con insistenza andava dicendo dopo la sua risurrezione. Erano rimasti distrutti per quello che volevano far loro credere con la sua morte e che cioè lui era un bestemmiatore, un maledetto da Dio, un traditore della speranza di Israele. La risurrezione aveva riportato tutto alla verità e alla loro gioia incontenibile, adesso dovevano fare i conti con la sua assenza definitiva. «Perché ho detto queste cose, la tristezza ha riempito in vostro cuore».
 Certo, senza Gesù nella vita quotidiana c'è il vuoto, manca il centro, non c'è un punto di appoggio. La vita senza Gesù perde senso, perde una compagnia necessaria, perdiamo l'amico dei giorni felici e tristi, della nostra ricerca e della nostra speranza.
 Ma Gesù non si sottrae mai, anche per gli apostoli che avevano vissuto con Lui alcuni anni, Lui fa un dono inimmaginabile. «Verrà a voi il Consolatore». Gesù manda lo Spirito, manda una forza che si fa persona dentro i meandri di ogni vita, nelle pieghe intime di ogni esistenza, nel sacrario inviolabile di ogni coscienza. È il mistero della Pentecoste, è la ricchezza della vita divina che si sperimenta con la presenza dolcissima dello Spirito. È come se nel buio pesto di una vita smarrita e scoraggiata irrompesse una luce viva, che ridà speranza e chiarezza o come se nella pur bella vita di due persone, nei loro rapporti corretti di buon vicinato scoppiasse l'amore, come se nella tristezza scoppiasse la gioia.

Ma chi è questo Spirito Santo?

1. Molti si fanno domande su Dio, lo cercano come il Creatore, il Signore della vita, il padre dell'umanità; spesso anche noi ci siamo trovati a guardare con curiosità il mondo, la natura, l'universo e ci siamo imbattuti nel pensiero prima e nella concretezza poi di una risposta in un Dio creatore. Non facciamo fatica a immaginarlo come un papà, abbiamo bisogno di padri, abbiamo bisogno di risposte, di rocce su cui fondare la vita. Desideriamo libertà, ma vogliamo essere di qualcuno. Non possiamo vivere senza sapere che qualcuno ci ama, che c'è un papà che ci pensa, che siamo stati in braccio a lui da bambini, che siamo stati i suoi sogni, siamo stati pensati, voluti. Dio è anche questo per noi. Siamo un sogno di Dio, siamo un palpito del suo cuore e questo ci dà voglia di vivere, ci dà identità, ci permette di definirci nel mare delle nostre continue perdite di senso a quel che facciamo, a quel che siamo. Non siamo soli a questo mondo, siamo amati, desiderati, voluti, cercati.

2. A questo grande nostro Dio ci siamo arrivati a partire da un uomo che si dichiarava con sicurezza e determinazione il Figlio di Dio. All'inizio ci sembrava un forzatura pensare e in seguito credere che Dio avesse un Figlio; nelle nostre elucubrazioni filosofiche credevamo che Dio fosse unico, solo, chiuso in se stesso, grande, irraggiungibile seppur creatore e padre nostro in senso ampio. Invece no. È padre vero a tutti gli effetti e ha un figlio, la vita di questo Gesù è tanto convincente, la sua parola è tanto chiara, i segni che ha messo in atto talmente profondi e veraci che siamo stati felici di sentirci attratti e affascinati da Lui. Gesù è la nostra vita, Gesù è il principio e la fine di ogni nostra storia umana, Gesù è il figlio di Dio, è il centro per cui Dio ha creato l'universo. Abbiamo fatto ancora fatica a vederlo morire in croce, a vederlo patire senza pietà, a contemplarlo su quel legno. Ci siamo guardati le nostre povere vite di uomini, il cumulo di crudeltà che tra di noi siamo capaci di inventare, le nostre cattiverie e in questo insieme di domande, di interrogativi lancinanti per la nostra vita, abbiamo trovato in Gesù una risposta. Lui è la risposta al nostro dolore e al dolore del mondo, Lui è passato attraverso tutte le nostre contraddizioni, eccetto il peccato ed è risuscitato, ha cambiato radicalmente la nostra vita, Lui Gesù è diventato l'amico, il fratello, il principio e la fine, l'alfa e l'omega, la gioia e la forza di una vita coraggiosa, Lui la via, la verità e la vita. Con Lui non ci si perde mai, con Lui ritroviamo il coraggio non solo di vivere sempre, ma di donare la vita. Speriamo che sia Lui che ci chiama fuori da tutte le contraddizioni in cui viviamo, dalle carognate che compiamo, dalla noia che ci prende, dall'insignificanza che vi viene inoculata ogni giorno, come giovani, perché non vi ritengono una generazione, ma uno scarto, un di più, in un mondo che crede di star meglio senza di voi.

3. Le domande che però ci nascono non sono finite. È come quando nella nostra giovinezza avevamo calcolato tutto e siamo stati ribaltati da una sorpresa. Facevamo fatica a studiare e poi ci siamo fatti un metodo, avevamo difficoltà a trovare amici, ma poi siamo riusciti a crearci una compagnia bella, pulita, che ci accoglieva quando non ce la facevamo più a stare in casa. Eravamo timidi, ma poi ci siamo fatti coraggiosi. Insomma avevamo costruito una bella personalità, ma mancava qualcosa e non ce ne avvedevamo. Un giorno è scoppiato l'amore: uno sguardo, un sentimento, un cuore che batte all'impazzata: l'avevo sempre vista, l'avevo sempre notato, ma quel giorno non era solo un amico, non era solo un viso: era qualcuno di più che mi sconvolse l'equilibrio, la pace, la comodità.
 È stato come quando si ha la netta percezione di conoscere tante cose, di avere la certezza della loro bellezza, di avere strumenti per poterle vedere, fotografare, ma di essere al buio completo e non poter usare gli occhi e godere delle cose. Manca la luce. Basta quella per stabilire il contatto, è quella che fa scoppiare la felicità del vedere, come l'amore fa scoppiare la felicità dell'incontro. La vita che pure è bella, non è banale, non è scontata, è sempre una sorpresa, così come la nostra fede.
 Ecco: lo Spirito di Dio è qui, è nel segreto profondo della vita, è tra le cose che non riesci a fotografare e immaginare, ma che esiste ed è il segreto del tutto. È l'amore, è la gioia del Padre e del Figlio, è la grandezza della vita divina resa viva nelle fibre intime del nostro cuore e nelle vicende della nostra vita. È quel Gesù oggi vivo per me, la sua salvezza, la sua vicinanza «non vi lascio orfani», la sua consolazione. La sua dolce presenza cesella in noi i tratti dell'umanità di Gesù. È Lui l'artista che ci modella secondo Cristo, ci trasforma e tiene pulita l'immagine di Dio in noi.
 E in questi giorni qui, in questa terra dello Spirito Santo, dove siamo venuti a incontrarci tra di noi, a esprimere la grandezza e bellezza della Chiesa, a incontrare il successore degli Apostoli, di quel Pietro pauroso e debole, impulsivo e fragile, fatto coraggioso e sicuro dallo Spirito, qui in questa terra australe è come se fossimo in un grandioso cenacolo, dove ancora una volta, come sempre da quel giorno di Pentecoste, lo Spirito discendesse. È una data storica per la Chiesa cattolica, è la nuova pentecoste del terzo millennio.