Il Presidente Edmondo Libianchi
di Antonio Montuoro
Vicepresidente dell'Associazione "Potenza Divina d'Amore"

 La scomparsa del caro Edmondo Libianchi, Presidente dell'Associazione Laicale "Potenza Divina d'Amore" dell'Opera dello Spirito Santo, ci lascia un vuoto profondo. Edmondo, sapeva amare con il cuore di un vero credente. Il motto dell'Opera è "Dio è Amore" ed egli, lo aveva veramente contemplato nel suo essere, a tal punto che riusciva ad amare e a farsi amare di un bene che sprizzava simpatia, cordialità , affabilità... cioè: amore.
 In tanti anni di vicinanza, amicizia, collaborazione e dedizione verso l'Opera, ho avuto modo di conoscere la parte più profonda e nobile dell'uomo. Egli aveva un carisma che derivava dalla semplicità e dall'umiltà, qualità che incontri solo nelle persone serene, che hanno raggiunto la pace interiore, nel profondo del cuore.
 Edmondo sapeva dosare, con le sue battute di spirito, un tale humour, sempre consono alle circostanze, che rendeva sempre gradevole lo stargli vicino. Era veramente un buon uomo e, per i suoi modi di fare, era "un galantuomo".
 Altruista, teneva molto all'amicizia. Intratteneva discorsi confidenziali, con apertura, intelligenza e la comprensione attenta di chi ha il dono dell'ascolto.
 Durante i tanti viaggi fatti insieme, in particolare in occasione dei vari convegni regionali, egli amava incontrare i nostri associati per discutere e pregare con essi. Era un uomo di preghiera e di fede, orgoglioso dei cenacoli dedicati allo Spirito Santo che frequentava a Palestrina e nelle città vicine. Nella sua malattia ha attraversato una sofferenza che è stata alleviata e confortata dalla fede.
 Nel mio ultimo incontro in ospedale, incoraggiandolo a reagire e augurandogli di ritornare presto al suo lavoro di Presidente, ricordo che senza esitazione, egli mi rispose con un sorriso, indicandomi con la mano destra il crocifisso appeso al muro di fronte al suo letto, pronunciando d'istinto e serenamente le seguenti parole: «Antonio, sono a fare la Sua volontà. Quello che il Signore vuole io accetto». Era sereno e cosciente della malattia e dello stato di gravità.
 Il suo pensiero andava alla cara moglie Elsa, ai figli e ai nipoti. Non di meno alle sue sorelle e al fratello.
 Edmondo, a soli sedici anni, perse il padre e, maggiore dei figli, provvide a mantenerli, divenendo di fatto il fratello e il padre.
 Durante il funerale, ho avuto modo di incontrare le sue sorelle. Ho notato in loro il dolore profondo e, nel contempo, manifestarsi nei tratti del loro viso un grande amore di devozione quasi filiale, verso Edmondo.
 Questo mi ha fatto molto riflettere sul senso della vita e sull'amore vero che si nutre verso i nostri cari che ci lasciano, il cui ricordo non si spegne mai, specie se si è riconoscenti per il sacrificio che ci è stato amorevolmente offerto.
 Uomo di grande preghiera, Edmondo era un vero devoto dello Spirito Santo. Spesso amava rimarcare la sua consacrazione a S. Francesco d'Assisi, essendo egli un Terziario Francescano. Abbiamo condiviso insieme anche questi aspetti di vita francescana, atteso che anch'io sono un consacrato all'Ordine Francescano Secolare e, come me, ne era altrettanto fiero quasi volessimo esaltare le origini comuni al ceppo francescano di P. David De Angelis, Fondatore dell'Opera dello Spirito Santo.
Amava l'Opera in tutto. Era un "cultore" degli scritti di Madre Carolina e, con fede, trovava la risposta a tutte le tribolazioni. Amava scrivere agli associati e benefattori ringraziandoli con lettere accorate e per nulla scontate. Riservava parole di conforto per tutti e li incoraggiava con entusiasmo a intraprendere il cammino di fede verso l'Opera intera.
 Un aspetto da pochi conosciuto era la sua vena artistica di narratore. «I giorni della nostra primavera» è un romanzo che Edmondo ha pubblicato nel 1991 e che racconta i fatti veri di un periodo triste e drammatico dell'ultima guerra mondiale. Dopo il crollo dell'Italia, ma soprattutto negli ultimi giorni di gennaio dell'anno 1944, la valle Prenestina - egli racconta - fu direttamente investita e sconvolta dalla guerra, senza tregua, fino all'occupazione di Roma da parte delle Truppe Alleate. Coinvolte all'improvviso, quasi inaspettatamente, in quella attività di eserciti e partigiani, migliaia di persone, incalzate dallo spavento e dallo sconforto, vagarono per i monti.
 «I giorni della nostra primavera» è la testimonianza autentica di Edmondo che, appena diciottenne, viveva le sue angosce con una volontà di riscatto verso il male e l'orrore della guerra a tal punto che, per le tribolazioni vissute, fece una promessa a se stesso: «se fossi sopravvissuto a quelle vicende avrei scritto su quella stessa guerra per suscitare "operatori di pace"». E così è stato. Il tenace Edmondo ha mantenuto la promessa divenendo di fatto, "operatore di pace". Negli intensi undici anni vissuti insieme, ho avuto modo di apprezzare le sue qualità umane e spirituali. Sempre entusiasta e con un carattere gioviale, era aperto alle novità, attento e comprensivo per i problemi dei giovani tanto da apparire egli stesso... un giovanotto di 82 anni.
 È stato per me il Presidente, l'amico, il padre, il fratello. Rimarrà sempre nel mio cuore e sarà presente nelle mie preghiere, aggiungendosi al ricordo di M. Carolina, P. Davide, P. Giovanni, Mons. Piccinelli, Mons. Spallanzani, Mons. Tomassetti, e i tanti altri devoti allo Spirito Santo che, già saliti al Cielo, hanno atteso, con schiere fe­stose di Angeli, l'arrivo di Edmondo in Cielo.