COLLOQUIO CON
I LETTORI

a cura delle Famiglie Religiose
Discepoli e Apostoli dello Spirito Santo

 Carissimi Discepoli e Apostoli dello Spirito Santo, ho sentito il desiderio di scrivervi dopo aver letto il tema di quel ragazzo di dodici anni, Riccardo. Vi spiego il perché.
 Io ho avuto il dono di fare per un anno la catechista della parrocchia del mio paese, nel Molise. Ho cercato di svolgere quel ruolo dando il meglio. Ero molto felice, cercavo ogni sabato di invogliare i ragazzi, di insegnar loro il rispetto verso l'altro, di amare il prossimo con i propri difetti, la grande misericordia di Dio, l'amore verso Gesù, lo Spirito Santo, la Potenza Divina d'Amore. L'anno seguente questi ragazzi avrebbero fatto la Cresima. Ma li ho trovati maleducati, senza rispetto, né fra di loro né con gli adulti. Le autorità: insegnanti, genitori ecc. non li rispettavano, non esistevano, per loro. Sanno poco o niente di Gesù. Io ripetevo loro spesso: «Ma se non conoscete una persona come potete amarla?». C'erano divisioni all'interno del gruppo, e allora lessi loro le letture sulle comunità di Corinto e di Antiochia. Insegnavo loro a pregare, ma per loro la S. Cresima era un qualcosa che si doveva fare per non farla in seguito. Un quadro che non avevo ancora visto. La suora che era con me, ne parlò anche con il professore di Religione e lui le spiegò che ciò accadeva anche a scuola: essi sono maleducati e senza rispetto. Mi domando perché i genitori si informino sull'andamento scolastico dei loro figli mentre quello che fanno al catechismo non interessa, li accompagnano e basta.
 Devo dire che ho avuto anche qualche piccola gioia. Un ragazzo che non frequentava il catechismo, perché doveva andare in piscina, dopo avergli parlato, iniziò a farlo tutti i sabati e una volta mi disse: «Così si deve fare catechismo». Io, infatti, parlavo tenendo in mano le letture della Bibbia e rapportandole ai nostri giorni per rispondere ai loro grandi quesiti. Come diceva un sacerdote: «Bisogna parlare con la Bibbia e il giornale».
 Un altro ragazzo faceva sempre il discolo e mi accorsi che aveva un padre autoritario. Non portava penne, Bibbia, e i quaderni erano sgualciti. Parlava solo di argomenti non consoni. Lessi la conversione di S. Paolo e gli chiesi di raccontarmi la sua. Dapprima faceva fatica a parlare, poi gli presi la mano e gli dissi: «Non ti preoccupare, ciò che pensi è importante per noi». Lui continuò spedito come l'olio. Da allora portò quaderni, Bibbia, penne, e si sedeva sempre vicino a me. I ragazzi d'oggi, giocano a fare i grandi. Alcuni di questi ragazzi, come anche mia cugina di dodici anni, non conosceva il Rosario: gli feci vedere la corona e gli spiegai come recitarlo e poi gli regalai la corona e il libro "Malati d'amore".
 Tornando a Riccardo, mi sono commossa a leggere il suo tema. È una bella testimonianza di fede di un "Soldato di Gesù" e come dici tu, Riccardo «sei la buona propaganda al messaggio». Tu sei pieno di Spirito Santo, io non avrei saputo fare di meglio. Grazie Riccardo per come sei, il Signore è fiero di te, sei speciale, non cambiare mai. Vorrei scrivere e descrivere le emozioni che ho provato leggendo la tua lettera, ma non riesco. È bellissima, ha un non so ché di ispirazione divina, non vorrei sbagliare.
 Grazie a te, ai tuoi genitori, alla tua insegnante di religione ed infine ai discepoli e apostoli dello Spirito Santo. Vi ringrazio ancora di cuore. Vi saluto con affetto. Pregate per me, per la mia famiglia, per le anime del purgatorio e il mondo intero.

Daniela

 Grazie anche a te, Daniela, per la tua lettera: certo i due bei esempi che hai portato ci devono aiutare a non dimenticare che c'è un grande tesoro racchiuso nei ragazzi e nei giovani che talvolta, o spesso, resta sepolto sotto una corazza molto dura, ostile. Ma non sarà una corazza che indossano per difendersi, con armi pari, da un mondo che fa loro paura? E chi lo ha reso così?
 Sentiamo dire che molti genitori considerano una sciagura la possibilità di donare un figlio al Signore: meglio allora la loro depressione o la ricerca della felicità nella dro­ga o nelle follie del sabato sera, quando li sacrifichiamo sull'altare dei nostri desideri?
 Rimettiamo a posto i valori, gli adulti per primi, e quelli che hanno in mano la responsabilità della formazione dei giovani. E preghiamo che lo Spirito Santo si effonda presto su tutti, ci tocchi il cuore, lo risani da tanto male che vi si annida e che ci rende lupi al nostro prossimo, così da scandalizzare anche i più piccoli. Vieni presto, Signore!
Lo Spirito Santo vi illumini e vi guidi alla pienezza dell'Amore.


SONO SALITI AL CIELO:

- Sonia Gallio;
- Adriana Stagno;
- Suor Laura Mazzoldi;
- Don Cesare Carenzio, di cui abbiamo ricordato il 50° di sacerdozio poco tempo fa;
- Giuseppe Canepa, fratello del nostro carissimo benefattore Agostino.

Il Dio della misericordia accolga nella sua beatitudine queste anime per le quali eleviamo preghiere di suffragio.


CI SCRIVONO...

 Pubblichiamo uno stralcio dell'omelia della S. Messa, celebrata dal parroco Don Sandro, per le esequie della nostra carissima Ilva Ugolini di Ravenna: organizzava con tanto entusiasmo i pellegrinaggi sia al nostro Centro, sia alla giornata dello Spirito Santo a Imola. Ci associamo nel ricordarla con tanto affetto, elevando anche per lei la nostra preghiera.
 «Signore, ti ringraziamo di averci regalato Ilva, un dono di tutto rispetto che ha dato valore e forte significato a persone, avvenimenti e situazioni. Sposata con Antonio, nascono tre figli: Alessandro, Stefano e Riccardo. Una bella famiglia... Senza paura di sbagliare, per Ilva la più grande cura, amore e passione è stata la famiglia.
 Ha profuso tutte le sue energie: materiali, spirituali, morali, di esempio alla sua gente. Per questo si può affermare che è stata il centro, il fulcro della sua famiglia e di ciascuno dei suoi cari, marito, figli e nipoti. Tutti si potevano appoggiare a lei con sicurezza, certi di avere le spalle ben coperte. Una cura quella della sua famiglia che ha espresso attenzione, protezione, amo­re, fatica, costanza, disponibilità, esempio.
 Non si può tacere, parlando di Ilva, della sua fede, della sua grande fede che l'ha aiutata e ha dato valore in tutte le circostanze. Fede che non vuol dire solo credere in qualcosa: per lei è stato tutto. Una fede forte che l'ha sostenuta nelle immancabili difficoltà della vita. E nella fede si sono espressi i suoi grandi amori: l'Eucaristia, la messa quotidiana, i Sacramenti, la preghiera personale... si potrebbe dire che la sua vita è stata tutta una preghiera, una gran lode al Signore.
 E ancora nella sua fede, la grande e affettuosa devozione alla Vergine che ha venerato sotto tanti titoli. Quanti pellegrinaggi e quante persone ha portato con sé, quanta bontà ha ispirato. Ha aiutato tutti, ha fatto tanta carità, attenta hai bisogni degli altri, soprattutto dei poveri. L'ha accompagnata un carattere forte, deciso, volitivo. Portava a termine i progetti che faceva e nello stesso tempo tanta dolcezza traspariva dal suo sorriso dolce e buono.
 Al momento in cui ha ricevuto l'unzione degli ammalati e la Santa Comunione, mi stringeva la mano tutta sorridente e gioiosa. Traspariva nel suo volto una felicità di Paradiso... poi ha perso conoscenza. Ilva carissima, veglia sui tuoi cari dal cielo, guidali e proteggili. Possano imitare i tuoi tanti buoni esempi, siano degni di te. Intercedi per le persone che ti sono state vicine, le tue amicizie, la tua Parrocchia, i malati, i sacerdoti, il Seminario, le vocazioni, la nostra Diocesi, i peccatori. Grazie per la buona testimonianza della tua vita e il buon esempio di forza che ci hai dato nella tua malattia. Prega per noi».