Il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo
a quelli che glielo chiedono (Luca 11,13)

di Don Luciano Sole, biblista

La preghiera e il dono dello Spirito
 Un tratto caratteristico del Vangelo di Luca è quello di presentare Gesù in preghiera, quale uomo orante, modello e maestro per ogni discepolo. Dall'inizio alla fine l'orazione è come un filo che scandisce e unifica tutta la vicenda salvifica incentrata su Cristo e sulla sua comunità.
 Accanto alla preghiera sta l'altro tema, quello dello Spirito Santo, anch'esso rimarcato da Luca. L'opera salvifica di Gesù è compiuta nella luce e nella forza dello Spirito come si può notare nel brano programmatico della sinagoga di Nazaret, dove Gesù fa sua la profezia isaiana: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; mi ha consacrato con l'unzione, mi ha mandato...» (4,18). La missione liberatrice di Cristo, indirizzata verso i più deboli e fragili, nasce ed è sostenuta dalla potenza dello Spirito di Dio.
 Tra le due tematiche sussiste un rapporto di stretto legame, come se si richiamassero e si sostenessero a vicenda. Anzitutto è lo Spirito Santo che conduce alla preghiera, fa pregare, suscita la lode, il ringraziamento. Si tratta della preghiera fatta nello Spirito. In secondo luogo, lo Spirito Santo è accolto entro un'atmosfera di preghiera; esso scende sull'orante singolo o sulla comunità, unita in preghiera come un cuore solo. Infine lo Spirito Santo è il dono principale richiesto e ottenuto da colui che prega, impetrandolo con una preghiera insistente e fiduciosa.

Su Gesù in preghiera scende lo Spirito
 Nel momento iniziale del ministero, al battesimo nel Giordano, Luca asserisce che «mentre Gesù stava in preghiera, scese su di lui lo Spirito Santo» (cfr. 3,21-22). Vi sono alcune differenze rispetto alla redazione degli altri due sinottici. In questi si annota semplicemente la discesa dello Spirito Santo su Cristo mentre riemerge dalle acque, in Luca invece appaiono dei tratti particolari. Nella scena del battesimo Giovanni non viene menzionato, per sottolineare l'appartenenza di Gesù al popolo: «Quando tutto il popolo fu battezzato e anche Gesù fu battezzato». Si aggiunge «e stava in preghiera», nell'atteggiamento filiale di comunione con il Padre. Luca in tal modo fa vedere da una parte il rapporto che lega Gesù agli uomini, dall'altra a Dio suo Padre. In questo clima di preghiera si attua la discesa dello Spirito Santo su Gesù, similmente ai discepoli riuniti nel cenacolo per la pentecoste.

Gesù maestro di preghiera
 All'inizio del cap. 11 del Vangelo di Luca Gesù si trova di nuovo in preghiera; subito dopo, insegna ai discepoli come si debba pregare, similmente a quanto aveva fatto Giovanni Battista. In quella occasione il maestro di Nazaret risponde alla domanda dei suoi seguaci: «Signore, insegnaci a pregare», esponendo la formula del Padre nostro. Ammaestra così i discepoli a stabilire il rapporto con Dio come quello dei figli verso il Padre (11,1-4). Racconta poi la parabola dell'uomo importuno (11,5-8), che di notte bussa all'amico e chiede insistentemente il pane, per indicare la necessità di pregare Dio con insistenza per ottenere l'effetto dell'esaudimento, poiché è impossibile che Dio sia meno buono di un amico. Ciò che conta è rivolgersi a Dio non per chiedere cose superflue, ma beni essenziali, come mostra nella parabola l'amico che va dall'amico per una vera necessità, quella del pane.
 Inoltre l'amico dice semplicemente e francamente di cosa ha bisogno; poi lo supplica con insistenza. Similmente il discepolo è invitato a pregare il Signore con sincerità e schiettezza, esponendo i suoi bisogni e perseverando nella supplica.

La richiesta dello Spirito
 Gesù precisa poi ciò che va chiesto e che certamente il Padre celeste donerà: è lo Spirito Santo (11,9-13). Egli afferma la certezza che la preghiera insistente è efficace. Con sei affermazioni assicura i discepoli che Dio esaudisce le loro preghiere: chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; chi chiede ottiene; chi cerca trova; a chi bussa sarà aperto.
 Poi con un'altra parabola delinea l'unione che nella preghiera si stabilisce con Dio. Non si tratta più di quella tra amici, ma dell'unione intima tra padre e figlio. Ogni padre umano dà al figlio le cose che questi gli chiede, come il pane, il pesce, l'uovo. Gesù garantisce che Dio dona solo cose buone, per il bene e la crescita del figlio. Non darà certamente cose cattive a chi gli domanda cose buone. Comunque, conclude Gesù, ogni padre umano, anche quello più cattivo, sa donare cose buone ai figli. Tanto più farà così il Padre celeste. Ora la cosa buona che Dio Padre dona ai figli è lo Spirito Santo.

Lo Spirito Santo, il dono buono e necessario
 Luca non dice che il Padre darà le «cose buone», come Mt 7,11, bensì lo Spirito Santo. Ciò indica che il bene per eccellenza è lo Spirito Santo. Al Padre va chiesto tutto, ma ciò che bisogna chiedere con insistenza e con grande fiducia è proprio il dono dello Spirito Santo, il primo dei doni, che non può mancare mai né essere sostituito. Senza lo Spirito non si riescono a capire neanche gli altri doni.
 Lo Spirito inoltre va chiesto perché nessuno può arrogarsi il diritto di possederlo. Non è proprietà dell'uomo e l'uomo non può disporne come vuole. Al contrario egli deve mettersi in atteggiamento umile di accoglienza e di docilità. Solo chi si riconosce bisognoso è pronto a chiedere con insistenza. Chi invece si crede sicuro di sé e autosufficiente non sente alcuna necessità d'allungare la mano né di aprire il cuore e accogliere qualcosa che venga dal di fuori di sé. Il povero in effetti si trova nella condizione migliore per chiedere e ottenere il dono dello Spirito Santo.

I discepoli eseguono l'insegnamento di Gesù
 Nel libro degli Atti si ravvisano diversi brani dove viene messo in luce questo atteggiamento di preghiera, nel quale si ottiene lo Spirito Santo. Luca racconta che gli apostoli, riuniti in città, al piano superiore dove abitavano, erano tutti «assidui e concordi nella preghiera», insieme con alcune donne, con Maria e i fratelli di lui (1,14). Su di essi scende lo Spirito, nel giorno di pentecoste. La preghiera assidua, perseverante, elevata a Dio da diversi individui raccolti insieme come fossero un cuore solo, diventa la premessa, la condizione, l'atteggiamento uma­no per l'effusione su di essi dello Spirito.
 Ancora nel medesimo libro degli Atti, si dice che, dopo la prima persecuzione da parte del sinedrio, Pietro e Giovanni, rimessi in libertà, si riuniscono, insieme agli altri, per pregare. Poi «terminata la preghiera, tutti furono pieni di Spirito Santo e annunciavano la parola di Dio con franchezza» (4,31). Anche in questo caso la preghiera prepara e dispone l'animo, sofferente e angustiato per la persecuzione, a ricevere lo Spirito Santo. Irrorati e rinfrancati dalla forza di questo Spirito, sono pronti di nuovo ad annunciare il Cristo in ambiente ostile, non con tremore o paura, ma con franchezza e libertà.