Lo Spirito di Verità (Luca 11,13)
di P. Ubaldo Terrinoni, OFM Capp., biblista

1. La difficoltà dei Dodici alla scuola del Maestro
 Di tanto in tanto i Dodici lasciano affiorare incomprensione e disagio alle prese con gli eventi e i messaggi del Maestro. Essi non comprendono (Mc 4,13), hanno il cuore indurito (Mc 6,52), non comprendono nulla (Lc 18,34), sono sgomenti e pieni di timore (Mc 10,32), non comprendono e hanno paura di chiedergli spiegazioni (Mc 9, 32). Talvolta le parole del Maestro sono come una improvvisa furiosa tempesta che squassa tutto e fa precipitare nel buio. È il caso del primo annuncio della Passione (Mc 8,31-33); Pietro, gli altri e, in generale, i giudei sognano e sospirano la venuta del regno messianico e con esso la liberazione dal giogo romano, la fine di tutte le umiliazioni e il trionfo d'Israele.
 Ed invece sogni e speranze s'infrangono contro il duro e oscuro messaggio della Passione. Il Maestro parla di processi, scherni, sputi, schiaffi, flagellazione e morte ignominiosa in croce. Pietro si ribella apertamente e con violenza alla prospettiva della sofferenza e della sconfitta, tanto che Gesù deve rimproverarlo duramente, designandolo con l'epiteto di satana! «Va' dietro di me, satana, perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (Mc 8,33).
Le parole del Maestro sulla Passione sono di una chiarezza solare, eppure essi non le comprendono, perché recano messaggi che vanno contro tutte le loro aspettative di gloria. Il messaggio di sofferenza va contro la loro idea di Dio, contro il loro ideale di uomo, contro la loro concezione del singolare ruolo del popolo eletto nei confronti di tutte le nazioni; in breve, contro tutto il loro modo di vivere e di pensare.
 «Sognano soltanto vittoria - annota Gutzwiller - e non vo­gliono capire che proprio la sconfitta per amore fa conseguire la vera vittoria. Le vie di Dio sono loro ancora sconosciute e ancora del tutto estranei sono a loro i metodi di Dio. Essi si preparano ad andare con lui a Gerusalemme. Ma quanto diversa è la sua marcia nella città dei profeti e il loro viaggio con lui, che non capiscono!».

2. La promessa dello Spirito di Verità
 Gesù, dunque, pur essendo il Maestro per eccellenza, viene a trovarsi alle prese con le capacità molto limitate dei suoi uditori (akouontes). Non si perde d'animo e neppure prolunga il tempo del suo programma missionario, ma si premura di promettere l'invio dello Spirito Santo, il quale avrà il compito di perfezionare l'opera già avviata: «Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16,13); ed ancora: «quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza» (Gv 15,26).
 Sulla base di questi due testi, si comprende che lo Spirito di verità non ha la missione di aggiungere o di completare le verità che Gesù ha annunciato, non dovrà impegnarsi in una nuova rivelazione come si trattasse di una integrazione del Vangelo. Tutt'altro! Gesù infatti precisa: «Egli non parlerà da sé [...], ma prenderà del mio e ve l'annunzierà» (Gv 16,13-14). La sua missione sarà di illuminare e riscaldare le menti e i cuori dei Dodici (e, dopo di loro, le menti e i cuori di tutti i battezzati) per aiutarli ad approfondire l'unica dottrina contenuta nel Vangelo. Ed ecco di seguito i suoi tre singolari e preziosi dinamismi.
 Lo Spirito ha come primo compito di far ricordare ai prediletti del Maestro tutto quello che hanno udito da lui. Infatti, proprio così si esprime Gesù: «Egli vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). È ovvio che "il ricordare" non lo si deve pensare come un semplice richiamo alla memoria delle parole e dei fatti di Gesù, ma si tratta di un'autentica esperienza interiore del messaggio, che i Dodici sono chiamati a vivere in se stessi e poi ad annunciare agli altri. Così essi, presentandosi alle folle, non ripeteranno ciò che hanno imparato, ma annunceranno ciò che sono diventati, grazie all'intima misteriosa azione dello Spirito.
 Inoltre, Gesù assicura "i suoi" che lo Spirito «insegnerà loro ogni cosa» (Gv 14,26) «e li guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16,13). Qui mi permetto di far notare che in una traduzione più conforme al testo originale si potrebbe rendere così: «Egli li condurrà nella verità tutta intera». Ci si chiede: Quale verità? La verità della persona di Cristo (i suoi eventi, la sua missione, la sua morte, la sua risurrezione, la sua ascensione...) inquadrata come grande evento salvifico. La verità, prima di essere un'idea, un messaggio o un principio, è una Persona. E tutto questo non può essere compreso dai discepoli senza l'intervento dello Spirito.
Infine, lo Spirito di verità, testimone del Cristo, ha anche la missione di costituire i Dodici come autentici testimoni: «Anche voi mi renderete testimonianza» (Gv 15,27), «mi sarete testimoni» (At 1,8). Così, lo Spirito «aggiungerà alle loro esperienze personali di testimoni oculari la piena intelligenza di quello che hanno visto e sentito. In questo modo, la loro testimonianza acquisterà tutto il valore che si richiede nella persona che attesta» (F. F. Ramos). I discepoli del Cristo faranno sintesi tra ciò che sanno e ciò che vivono, tra dottrina e vita, tra messaggio e fede personale, e così saranno certamente dei veri testimoni credibili.
 Dunque, perfetta intesa e profonda sinergia tra il Cristo e lo Spirito. Questo non agisce mai senza Gesù e Gesù non fa nulla e non dice nulla senza lo Spirito. Tutta la missione dello Spirito si fonde con quella di Gesù; e tutto dell'evento Gesù si svolge sotto l'azione e il segno dello Spirito. Così Gesù dà inizio al suo ministero in Galilea «con la potenza dello Spirito» (Lc 4,14) e lo chiude sul Calvario quando dalla croce «consegna il suo Spirito» (Gv 19,30).