Gesù inizia il suo ministero
nella potenza dello Spirito Santo

di Don Luciano Sole, biblista

1. Guidato dallo Spirito
 «Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito...» (Lc 4,1). La frase evangelica sintetizza la caratteristica fondamentale dell'esistenza e della missione di Gesù, che consiste nell'accogliere lo Spirito Santo per esserne pienamente avvolto e guidato secondo le sue movenze. La docilità alla volontà di Dio si attua nel sottoporsi all'azione soave dello Spirito. Così inizia l'azione salvifica di Cristo, così verrà portata a termine, così dovrà essere quella della Chiesa e di ogni suo seguace. In questo senso Gesù, guidato dallo Spirito, diventa il modello da imitare.

2. Sospinto dallo Spirito nel deserto
 Ci si aspetterebbe che lo Spirito conduca Gesù immediatamente in mezzo agli uomini, per portare ogni genere di salvezza che essi abbisognano. Invece si attua un altro progetto, e Gesù si sottomette. Infatti fu condotto dallo Spirito «nel deserto, dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo» (v. 2). Una situazione stridente rispetto all'esperienza del Giordano, dove si era descritta una luminosa manifestazione della messianicità e della figliolanza divina. Ora si affacciano all'orizzonte la solitudine del deserto e la prova satanica. Lo stesso Gesù, Figlio amato e consacrato, deve soggiacere alla tentazione e allo sforzo di fedeltà e di obbedienza. Si nota la fermezza di Gesù, la sua disponibilità totale a seguire un messianismo conforme alla volontà di Dio, di senso totalmente opposto alle prospettive uma­ne. Il deserto ricorda i quaranta anni trascorsi da Israele nell'isolamento: un'epoca di stenti, di ostacoli e di purificazione. Proprio in questo ambiente, così ricco di risonanze bibliche, il diavolo mette alla prova Gesù, ma non riesce a piegare la sua volontà, in quanto, quale Figlio prediletto e uomo giusto, resta decisamente sottomesso al disegno del Padre e in piena comunione con lui.

3. Parola e Spirito
 La missione di Gesù in Galilea viene strutturata dall'evangelista Luca attorno all'annuncio della Parola compiuto grazie alla potenza dello Spirito che agisce in lui. Fin dall'inizio della sua attività salvifica «Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione; insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi» (4,14-15). I due versetti, posti in parallelismo, mettono in evidenza l'iniziale accoglienza dell'opera salvifica di Gesù da parte delle folle, ma nello stesso tempo espongono che la missione principale di Gesù è quella di insegnare, ma ciò viene fatto nella potenza dello Spirito.
 Pertanto Gesù non può essere annoverato tra i dottori normali, non è un insegnante comune, un maestro di religione. Ha in sé la potenza dello Spirito e ammaestra con questa potenza. Lo Spirito rende le sue parole efficaci. Esse portano con sé il vigore vitale; per questo guariscono, liberano, perdonano. Sono parole di grazia e di sapienza. Toccano il cuore e lo rinnovano. Le parole di Cristo sono annunciate, proclamate, dette da qualcuno, per essere accolte, ascoltate, credute, meditate, interiorizzate, vissute da coloro che ascoltano. In questo scambio si pone lo Spirito di Dio per alimentare e vivificare l'incontro, per fare della parola una vita, un impegno salutare per l'uomo.
 Va notato inoltre che i due versetti sopra citati gettano luce su tutto il ministero di Gesù; anche se lo Spirito non è sempre nominato nel corso della missione pubblica, dove si annota soprattutto che Gesù insegna, di fatto questa sua parola è detta nella luce e nella forza dello Spirito.

4. Consacrato dallo Spirito per annunciare la salvezza
 Un altro episodio significativo dell'inizio della missione di Gesù è quando egli entra nella sinagoga di Nazaret (4,16-30). Anche questo racconto è descritto con la caratteristica di un brano programmatico. Esso illumina il resto del vangelo. In esso si dice che Gesù entra nella sinagoga di Nazaret e legge un brano della Scrittura, tratto da Isaia 61; poi consegna il rotolo all'inserviente e dichiara: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura» (v. 21). Il passo biblico letto da Gesù predice la sua missione, ne diventa l'attuazione.
 Se si considera il contenuto, il testo isaiano parla della vocazione e della missione di un personaggio con una configurazione anzitutto profetica, anche se il suo compito sconfina in altre mansioni, come quella dei re o dei capi che come pastori devono aver cura del gregge, oppure quella del sacerdote quale annunciatore dell'anno di grazia del Signore.
 L'azione dell'inviato non si fonda solo sulla parola, ma è preceduta e sostenuta dalla presenza dello Spirito; egli è avvolto dall'unzione. Si tratta di una consacrazione che comunica un ufficio in modo stabile e permanente. Da qui la presenza continua dello Spirito che lo manda, lo spinge ad andare. L'invio conduce all'annuncio, anzi è determinato dalla parola, in quanto la missione consiste anzitutto nell'annunciare. Si sussegue infatti una serie di verbi che indicano la funzione di parlare, tipica del profeta, uomo della parola di Dio: dare il lieto annuncio; proclamare; bandire. La missione, caratterizzata dall'annuncio, ha lo scopo di liberare, salvare, cambiare radicalmente la situazione dei destinatari della parola. Questi sono i poveri, i prigionieri, i ciechi, gli oppressi, i quali sono liberati, sanati, rigenerati. Una parola che fa ciò che dice, opera potentemente e redime.
 Il significato fondamentale del brano è quello di mostrare che nel presente salvifico, cioè nell'oggi, segnato della presenza di Gesù, opera lo Spirito Santo su Cristo e questi deve svolgere una missione che si riassume essenzialmente nella proclamazione di una parola potente e liberatrice.

5. Rifiutato come gli antichi profeti
 Ogni profeta è rifiutato dal suo popolo, non riconosciuto come uomo di Dio, come persona che parla nel nome del Signore, sul quale opera lo Spirito. Il fatto che Gesù stesso sia rigettato nel suo paese costituisce una prova o perlomeno una chiara allusione alla sua realtà di autentico profeta. Egli non è bene accetto in patria, sulla scia dei grandi profeti, come Elia ed Eliseo (vv. 23ss). Il richiamo a questi due personaggi, che non hanno compiuto opere salvifiche a individui israeliti ma ai pagani, si riallaccia al medesimo destino di Gesù, rifiutato a Nazaret, nella sua patria, dove non fa miracoli, mentre li compie a Cafarnao. Ciò evidenzia che egli si pone sulla tradizione degli antichi profeti, anzi manifesta che proprio lui sia l'autentico profeta liberatore, mentre si allontana da Nazaret.
 Respingendo Gesù, il profeta, si ricusa non solo la parola salvifica che egli proclama, ma anche lo Spirito, per mezzo del quale opera. Questo aspetto viene indicato da un passo degli Atti degli Apostoli, dove si racconta che Stefano, alla fine della sua difesa nel sinedrio, afferma contro i suoi uditori: «O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre resistete allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori» (At 7,51-52). È chiaro che, rifiutando Cristo e la sua parola, con ciò stesso viene allontanato lo Spirito.