Avrete forza dallo Spirito Santo
di Sr. Alma Maria Pacini, Discepola e Apostola dello Spirito Santo
«Avrete forza dallo Spirito Santo»: è questo l'incoraggiamento di Gesù ai suoi discepoli che ancora non avevano ricevuto lo Spirito Santo e i suoi doni. I discepoli erano di Cristo perché lui li aveva scelti chiamandoli, ed essi lo hanno seguito; stavano con Cristo perché vivevano insieme con lui, ma non avevano ancora sperimentato di essere in Cristo, in quanto egli doveva ancora dare la sua vita in riscatto di tutti ed effondere il suo Spirito che, entrando in ogni cuore, sarebbe diventato il loro Maestro interiore. Dicendo ai suoi discepoli: «non temete perché avrete forza dallo Spirito Santo», Gesù intende dire che sarà sempre con loro ma in modo nuovo, ancora più intimo e profondo.
Con l'invio dello Spirito i discepoli cominciano così a vivere la loro vita con quello stesso Spirito che guidò Gesù, nella sua vita terrena, al compimento della volontà del Padre e all'amore per i suoi fratelli e sorelle. Quindi la forza che i discepoli hanno ricevuto dallo Spirito Santo nel giorno della Pentecoste, mentre pregavano con Maria, produce in loro una spinta irresistibile a dire «Sì», con fermezza e coraggio, a testimoniare le meravigliose opere di Dio, di Gesù morto e risorto, e gli insegnamenti del Signore nell'annuncio del suo vangelo d'amore.
Anche noi che siamo cristiani - cioè di Cristo Gesù per mezzo del sacramento del Battesimo che ci dona la grazia di essere figli di Dio - per l'azione dello Spirito Santo siamo abilitati a vivere la vita divina in noi, a vivere nello Spirito, orientando rettamente le cose terrene e quelle spirituali, sapendo che il bene trionferà sul male e sul diavolo, la vita sulla morte, la gioia sulla sofferenza, l'amore sulla cattiveria. Ciò avviene perché Dio Creatore del cielo e della terra, degli esseri visibili ed invisibili e il suo Figlio Gesù, unico salvatore del mondo e nostro modello di riferimento, sono la nostra strada sicura, la nostra libertà, la nostra piena realizzazione, la nostra forza nelle difficoltà, la nostra ragione e speranza di vita, la nostra felicità presente e futura.
Fratello, sorella, Dio ti chiama a qualcosa di più, a qualcosa di meglio. Lo Spirito Santo ha piantato dentro di te il seme della Fede, della Speranza, della Carità, per amare Dio sopra ogni cosa e servirlo in ogni circostanza. Questo seme ha bisogno di crescere, spuntare e divenire un bel fiore che spanda il profumo di Cristo e, fecondato dallo Spirito Santo, produca un buon frutto da offrire a Dio per la realizzazione del suo disegno, magari accogliendo la chiamata ad una vita di speciale consacrazione. Bisogna aprire il cuore, accogliere l'ispirazione dello Spirito Santo e non reprimere il suo impulso. Lo Spirito Santo vuole collaboratori per testimoniare al mondo indifferente che Dio esiste, è Amore e abita nella nostra anima immortale e nel nostro corpo mortale; che a lui apparteniamo e a lui ritorneremo. Nel silenzio del nostro cuore possiamo avvertire la sua voce che soavemente ci invita a seguire Gesù: Via che ci insegna a camminare alla presenza di Dio secondo i suoi comandamenti; Parola di Verità che mantiene le sue promesse; Vita che ci conduce a quella beatitudine eterna che è il Paradiso.
Prima di tutto siamo chiamati a fare uno sforzo su noi stessi, dobbiamo interrogarci, scavare nel più profondo del nostro intimo. Possiamo chiederci: «Che cosa vuole dirmi oggi lo Spirito Santo con queste parole che ascolto? Perché questo evento o momento particolare, questo fatto doloroso o gioioso mi hanno colpito? Perché sto vivendo questo conflitto interiore?». Per poter fare un discernimento, aiutati da una guida spirituale, è importante approfondire la nostra dimensione interiore attraverso la preghiera, il confronto con la parola di Dio, la partecipazione all'Eucaristia. Una bella possibilità è quella di trascorrere un tempo particolare in quei luoghi appropriati che sono le Case di Spiritualità, come il nostro Centro. Gesù ti aspetta, vuole svelarti i suoi segreti, darti i suoi doni e le sue grazie, senza forzarti, senza giudicarti, ma guardando alla tua potenziale disponibilità. Lasciamoci amare da lui e spontaneamente ci sentiremo trasportati a ricambiare il suo amore: gli basta solo un piccolo sì, un'apertura del cuore per poter procedere alla sua azione di grazia e dare una nuova direzione alla vita. Non abbiate paura di lasciare voi stessi per ritrovarvi più veri e felici in lui, e avrete tutto. Lasciamo il libero corso alla gioia del nostro spirito con lo Spirito Santo, ed egli ci muoverà alla danza dell'amore nel posto dove lui ci chiama.
Ecco dunque un invito che viene dal Cielo per tutti noi e anche per voi giovani: esso è una grande risorsa per tutta l'Umanità, è il grido del Cuore di Gesù, che ci esorta a far conoscere, amare e glorificare lo Spirito Santo, con un culto più solenne, ardente e pratico (cfr. Potenza Divina d'Amore, 10-11-1965). Vuole che lo si invochi di più, che lo si renda familiare amico di ogni istante, perché egli solo è l'ispiratore di ogni bene, egli solo trasforma le anime, e santifica i cuori (3-4-1966). Ci sono Discepoli e Apostoli dello Spirito Santo che vivono nel mondo in qualità di fedeli laici e i consacrati che entrano nelle nostre Famiglie religiose, ramo maschile e femminile. Queste ultime sono il cuore propulsore di tutta l'Opera dello Spirito Santo e svolgono un meraviglioso apostolato per la salvezza di tante anime, per poter irradiare attorno a sé e in ogni luogo della terra la bellezza di essere avvolti e avvinti dallo Spirito Santo. Fanno questo in modo particolare con la celebrazione dell'Eucaristia, con inni, salmi, canti, adorazioni e preghiere incessanti, con Maria, l'Amabile Madre del Verbo di Dio.
Impegno di tutti i Discepoli e Apostoli, inoltre, è la costruzione del Tempio dello Spirito Santo sul quale, come ci ha promesso Gesù in un suo messaggio: «Lo Spirito Santo, Spirito dell'Eterna Carità del Padre e del Figlio, discenderà e prenderà stabile dimora in quel Sacro Tempio per donare luce e grazia a tutti quelli che lo visiteranno e diventerà centro d'irradiazione del culto che gli è dovuto» (24-12-1971).
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