Camminate secondo lo Spirito
di Padre Ubaldo Terrinoni, OFM Capp., biblista
1. Siete stati chiamati a libertà
L'apostolo Paolo si rivolge alle comunità cristiane della Galazia con tono appassionato e preoccupato, perché alcuni giudaizzanti hanno determinato confusione e smarrimento tra i cristiani, insegnando che la fede in Cristo da sola non basta per ricevere lo Spirito e conseguire la salvezza messianica, ma sono necessarie anche la circoncisione e la pratica di alcune prescrizioni giudaiche. L'apostolo reagisce con vigore e con eloquenza magistrale e dichiara che la salvezza deriva dalla fede e soltanto dalla fede in Gesù Cristo.
Il cristiano pertanto è pienamente libero dalla legge ebraica ed è destinato a vivere nella libertà. Di qui la sua vigorosa affermazione: «Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà» (Gal 5,13). E chi mai chiama? È Dio! Dio dunque non costituisce affatto un limite alla libertà dell'uomo. Al contrario, Egli è la fonte prima, l'origine, la sorgente della vera libertà. Dio è libero e desidera vivamente che lo seguiamo da persone libere. Egli ama la nostra libertà più di quanto l'amiamo noi stessi.
Ma, attenzione, la cultura moderna grida all'uomo della strada: «Tu sei libero, tu puoi fare quello che vuoi; nulla e nessuno al di fuori e al di sopra di te; tu sei "il dio" di te stesso; sei unicamente tu l'arbitro delle tue scelte; disponi di te e delle tue potenzialità come vuoi, non devi render conto a nessuno». Purtroppo, questa cattiva scuola ha illuso, disorientato e tradito innumerevoli giovani e ha moltiplicato suicidi, depressioni e alienazioni.
L'Apostolo è più prudente e più saggio: si limita ad affermare che l'uomo "è chiamato a libertà"; il che vuol dire che la libertà è un dono e una conquista. È un dono, perché Cristo ha messo in ognuno di noi nel giorno del battesimo il germe della libertà, ma questo piccolo "seme" ha bisogno di una conquista, cioè ha bisogno della nostra collaborazione per crescere ed espandersi e così farci risultare pienamente liberi. Sussiste dunque l'impegno quotidiano di collaborare con Cristo per destituire del potere schiavizzante ogni eventuale "faraone" che pretendesse annidarsi dentro di noi e gestirci a suo piacimento. Del resto si sa che non c'è vera libertà senza esercizio di liberazione: liberare la vita, lo spirito, il cuore... dagli idoli muti e schiavizzanti per presentarci realmente da persone libere.
Dunque, liberarci da qualcosa o da qualcuno per passare ad altro rapporto. Si notino le due preposizioni: "da... per...". Così, il popolo di Dio, che è schiavo del potente faraone d'Egitto, si libera dalla pesante schiavitù per passare alla signoria di Dio. Sì, Dio e non l'uomo è la vera misura della qualità della libertà dell'uomo. Infatti, quando Mosè ed Aronne si presentano dal faraone per la richiesta della libertà del popolo, avanzano una precisa richiesta: «Così dice il Signore, il Dio d'Israele: Lascia libero il mio popolo, perché mi celebri una festa nel deserto!» (Es 5,1). Il popolo deve essere libero per Dio. Ciò che qualifica la vera libertà è l'appartenenza al Signore. È veramente libero soltanto chi coltiva quotidianamente la propria appartenenza a Lui.
2. Camminate secondo lo Spirito
L'Apostolo suggerisce anche una "via" sicura per non cedere a tendenze deviazionistiche: «Camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne» (Gal 5,16). Si comprende facilmente che l'apostolo vuole evidenziare che la potenza dello Spirito è ben più forte di quella della carne. «Il credente - afferma il cardinal Albert Vanhoye - ha una possibilità effettiva di liberarsi dal male, perché lo Spirito Santo è più forte della carne». Sappiamo per esperienza che le insidie quotidiane del male sono senza numero, sono sempre delle imboscate pericolose e subdole. Anzi, l'uomo si trova di continuo fra due potenti calamite in contrapposizione: «La carne ha desideri contrari alla Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; questi, infatti, si oppongono fra loro» (5,17).
E tuttavia è possibile la vittoria! Perché lo Spirito è in ognuno di noi; è nella nostra anima e anche nel nostro corpo come precisa Paolo: «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi?» (1Cor 6,19). Dunque egli abita in noi (Rm 8,9) e non sta inattivo, non è presenza passiva, inerte. Al contrario, ci lavora febbrilmente per trasformarci in sua "dimora" sempre più splendida, eliminando anche le più piccole ombre del male.
Anzi, poco più oltre, nello stesso capitolo ai Galati, l'Apostolo passa a distinguere gli esiti, cioè i differenti risultati di chi si affida alle tendenze della carne e di chi si affida alle tendenze dello Spirito. Per primi, Paolo parla di «opere della carne» (vv. 19-21), per i secondi invece di «frutto dello Spirito» (vv. 22-23). Sono "opere" perché restano all'esterno dell'uomo e non contribuiscono affatto a farlo crescere, a maturarlo, ad arricchirlo; anzi, per molti aspetti l'uomo viene danneggiato e come bloccato, congelato nelle sue potenzialità.
L'azione delle Spirito viene qualificata come "frutto", perché corrisponde alle profonde e più autentiche tendenze dell'uomo e conferisce un concreto apporto alla sua maturazione e alla formazione di una personalità robusta e sicura. E mentre nel contesto delle "opere" il denominatore comune è l'egoismo, nel contesto del "frutto" invece è l'amore; l'amore che diventa fonte di pace, di gioia e di libertà. Sì, l'amore non può esistere senza libertà; l'amore è l'espressione più bella e più perfetta di libertà; «dilige et fac quod vis» scrive Sant'Agostino («ama e fa' quel che vuoi»), ama ed eccoti libero.
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