Madre Carolina Venturella: Vita nascosta nell'amore
di Sr. Maria Carla Frison F.d.C.C.
Potenza Divina d'Amore: ecco il nome con cui la Voce di Dio parla dello Spirito a M. Carolina. In questa espressione, oggi, giorno di Pentecoste, festa della Visitazione e del Magnificat, scorgiamo quell'energia sorgiva che manifesta tutti i doni dello Spirito, poiché in tutto c'è amore, diversificato su misura dei bisogni di ciascuno.
Scrivo poiché mi è stato chiesto, come Figlia della Carità Canossiana, di cogliere, nel libro Potenza Divina d'Amore, la novità che avverto in M. Carolina, mia consorella.
Questo era già stato un mio desiderio, quando avevo intuito che, nel volto di Dio, impresso dallo Spirito, in S. Maddalena di Canossa, già si delineavano le sfumature delle spiritualità nate o suscitate dal suo carisma.
Sarà utile segnalare alcuni luoghi comuni carismatici, colti dalla Regola canossiana, per far intuire le assonanze che la lettura ha provocato in me.
Interessante il paragone tra la creatura e la tromba che a «niente giova senza la voce, come possibile sarebbe, che Dio si degnasse servirsi di noi per gli altri, quando ci rendessimo incapaci di ricevere noi stessi la voce Sua?» (RdM, 7).(1) Qui noi cogliamo un'associazione con la Voce di Gesù, che M. Carolina ha accolto, per poi emetterla, in modo squillante e vivace, a chi l'ha saputa far risuonare, negli scritti e negli incontri, con i fedeli e con le autorità.
Continuando quanto sopra, S. Maddalena aggiunge che le "divine Grazie", dovendo passare da Dio al prossimo, «che sarebbe se chiudessimo la strada alla Divina Sorgente?». E, poiché «chi non arde non incendia, di qual fuoco avremo bisogno noi per istruire, educare, consolare e conversare co' Prossimi nelle sante opere di carità?» (RdM, 7). Fin dal suo esordire S. Maddalena ci invita a «prendere di mira il di Lui Spirito» (RdM, 5) e costantemente ribadisce che santificazione personale ed opere di carità sono strettamente correlate, essendovi coincidenza tra carità ed amore verso Dio «Sorgente e sostanza della Santità» (RdM, 6).
Gli aggettivi che richiamano lo Spirito, nell'introduzione della Regola canossiana, sono ancora: «l'ardentissimo amore [...] consumò il gran Sacrifizio [... per] accendere la Santa Carità verso Dio». Insieme alla voce, che ci richiama l'aria ed il vento, modulati dall'affetto, in queste ultime espressioni percepiamo il calore del fuoco che rimane acceso, tanto da consumare, e che si diffonde ad altri nella carità. Altrove, S. Maddalena dice che «la carità, a guisa di fuoco, sempre cerca di dilatarsi» (Rss, I, 233), allo stesso modo, nel suo proporre gli Esercizi spirituali sempre chiede di darli a chi ha "desideri accesi", a chi "brama" la divina gloria. Solo l'accoglienza dello Spirito, infatti, aiuta ad impedire i peccati moltiplicando le iniziative di carità (cfr. RdM, 8). Questa la carità spirituale massima, vissuta da Maddalena di Canossa quando, ripetutamente, si offriva di stare sulle porte dell'inferno fino al giorno del giudizio purché nessuno vi entrasse e tutti fossero salvi.
L'11 novembre 1965 la Voce chiede a M. Carolina: «Dammi questa prova d'amore... renditi interprete dei miei disegni. Io desidero che la Chiesa, madre e maestra di tutti i credenti, metta più in risalto l'azione dello Spirito Santo, Spirito di vita, di verità, di giustizia e d'amore. Egli è la forza, il calore, l'ardore che tutto governa nella misericordiosa potenza e sostanziale convivenza con le Tre divine Persone, in un solo, unico, ineffabile amore...». Dio solo è l'amore, commenterebbe a caldo una canossiana. Ma, in quello stesso giorno, M. Carolina registra un altro anelito dello Spirito: «è desiderio del Padre e del mio Cuore, che lo Spirito Santo venga maggiormente conosciuto e amato nella Chiesa, mia Sposa, e ti assicuro che si aprirà un'era di maggior santità nelle anime e di fratellanza fra i popoli». Ecco, così, che il «far conoscere Gesù per farlo amare» viene espresso, da M. Carolina, nei confronti dello Spirito Santo.
S. Maddalena raccomanda alla formatrice delle sorelle di «impiantare bene il crocifisso nel cuore delle novizie», ed in Lui vede solo amore. M. Carolina si sente chiedere di unire l'amore al Cuore di Gesù con quello dello Spirito Santo. Come non cogliervi un'assonanza, un approfondirsi del mistero di Dio che dona intuizioni sempre nuove del mistero d'amore divino!
Ciò che colpisce in M. Carolina sono l'interiorità ed il nascondimento che caratterizzarono la sua esperienza, quasi quell'attingere continuo alla sorgente del cuore, dello Spirito che rende la figlia della Carità "anacoreta ed apostola" donandole un'operosità apostolica che scaturisce dall'assidua presenza a Dio.
Nel caso specifico di M. Carolina, si avverte l'assoluta iniziativa divina, nell'esplodere con tonalità carismatiche inedite e, pur tuttavia, da consorella canossiana, la percepisco fedele a tutto ciò che costituisce l'itinerario quotidiano di incontri con il Signore, in momenti di preghiera comunitaria, liturgica e nella ministerialità caritativa.
S. Maddalena di Canossa, avendo sofferto per essere stata costretta a rigide prescrizioni di metodo, circa la vita di preghiera, avendo poi lei stessa verificato come ad alcune sue figlie il Signore elargisse grazie unitive e doni mistici del tutto particolari, si era assicurata di garantire, nella Regola, la libertà, per ciascuna, di discostarsi dal metodo di preghiera a cui erano state iniziate, pur senza farlo notare. Interessante, a questo proposito, sono le note del primo direttore dell'Istituto, Luigi Pacetti, che chiedeva a Maddalena di chiarire esattamente questi aspetti.(2) Questa particolare attenzione di S. Maddalena, nel voler custodire con cura "i segreti del re", fa percepire in M. Carolina un'autentica canossiana, attenta allo Spirito e fedele custode dei suoi segreti.
Ecco alcune prime impressioni che potrebbero certamente essere ampliate, per esplicitare, pur nella configurazione della vita spirituale di M. Carolina con quella dell'Istituto canossiano, la novità dello Spirito che ci invita a scendere in profondità, a non fermarci all'apparenza, a rinnovare la società con il potere d'amore divino, a contemplare Maria come sposa dello Spirito Santo.
Quanta armonia tra chi prega, quale stupenda continuità ed attualità delle opere della fede, quale grande speranza il poter donare alla Chiesa ed al mondo un segno visibile dell'immenso amore divino, soprattutto a chi si trova sradicato da ogni nucleo di appartenenza umana. Ai figli nati da relazioni superficiali, a coloro le cui famiglie si sono divise per poco amore, a chi non ha vicini i suoi cari e si sente straniero, il Signore chiede di riconoscersi tempio del suo Spirito, desidera per loro un tempio che diffonda la potenza divina d'amore affinché, tra le sue mura, si sentano a casa. Ed offre la visione di Maria, madre e sposa, sorella ed amica, donna eccelsa in bellezza e trasparenza di ogni virtù, ovvero, di ogni forza spirituale.
Ecco, come canossiana, avverto in tutto questo il dispiegarsi, nel tempo, del sogno di Maddalena che comprendeva come la carità dovesse far giungere al cuore, e dal cuore ripartire...
Grazie M. Carolina per il dolore da te vissuto per camminare la via mistica dell'amore a cui il Signore ti ha chiamata. So che hai perdonato chi non capiva, non poteva capire, poiché tu stessa non potevi spiegare l'indicibile dono di grazia...
Grazie per essermi sorella, restami vicina sempre insieme a S. Maddalena, alla nostra sorella universale Giuseppina Bakhita ed a tutte le sorelle canossiane che, con te, sono vive nell'Amore.
Note:
1) Regole dell'Istituto delle Figlie della Carità - Testo Diffuso milanese, Milano 1978.
2) Cfr. Frison Maria Carla, Il volto di Dio nello spirito, L'esperienza mistica di S. Maddalena di Canossa vissuta negli Esercizi spirituali come pienezza di carità, Figlie della Carità Canossiane ed., Roma 2008.
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