Avete ricevuto lo Spirito Santo
di Padre Ubaldo Terrinoni, OFM Capp., biblista

 Paolo incontra alcuni discepoli a Efeso. Dopo il suo terzo viaggio, Paolo fa una lunga sosta di circa tre anni nella città di Efeso, dove può appoggiarsi ad una fiorente comunità cristiana. Efeso in quel momento storico era uno dei più noti centri commerciali, religiosi e culturali del mondo greco-romano. Il suo contesto sociale era in gran parte pagano. Celeberrimo era il tempio grande e maestoso che si ergeva nel centro della città, in onore della dèa Artemide (la dèa Diana dei romani). Per la sua sontuosa magnificenza, il tempio venne annoverato fra le sette meraviglie del mondo.
 Ebbene, in questa città l'Apostolo incontra un piccolo gruppo di discepoli di Giovanni Battista, una dozzina in tutto (At 19,7), i quali dichiarano di essere cristiani. Paolo vuole accertarsi e rivolge loro alcune domande:
- «Avete ricevuto lo Spirito Santo, quando avete abbracciato la fede?
 - Non abbiamo neppure sentito dire che vi sia uno Spirito Santo.
 - Con che battesimo siete stati battezzati?
 - Col battesimo di Giovanni.
 - Giovanni battezzò con un battesimo di penitenza, di­cendo al popolo che occorreva credere a colui che sarebbe venuto dopo di lui».

 I biblisti oggi concordano nel ritenere che qui ci si trova alle prese con una delle pagine più difficili del libro degli Atti. Si chiedono infatti come sia possibile che qualcuno si professi cristiano pur avendo ricevuto soltanto il battesimo del Precursore. Lasciando agli studiosi lo spazio e il tempo, nonché l'acribia di individuare le linee maestre per un'adeguata soluzione dello spinoso problema, noi ci limitiamo a rilevare che il "movimento battista" si era ampiamente propagato nella diaspora giudaica, almeno fino all'Asia Minore (At 19,1-3).
 «Non abbiamo neppure sentito dire che vi sia uno Spirito Santo»: si potrebbe cogliere anche oggi dalla bocca di non pochi cristiani la stessa dichiarazione. Per molti discepoli di Cristo, lo Spirito Santo è uno "sconosciuto", anche se più volte al giorno viene chiamato in causa nel semplice gesto del segno di croce. Questo è il caso serio! Questo è il problema di non poco conto, che chiama in causa personalmente ognuno di noi battezzati. Non può e non deve essere ignorato lo Spirito Santo! «Nel cristianesimo infatti tutto è opera dello Spirito Santo: la fede, la carità, la grazia sono opera dello Spirito, anzi tutta la vita cristiana è una vita nello Spirito; la Chiesa è animata e diretta dallo Spirito Santo; i carismi, che sono all'origine di tutto ciò che di buono e di santo operano i cristiani, nonostante le loro miserie, sono doni dello Spirito» (Civiltà Cattolica, (1998) I, 425).
 Lo Spirito (spiritus in latino, pneuma in greco, ruah in ebraico) è il soffio, lo spirare del vento, il respiro, l'alito. Nel messaggio biblico è la forza operante di Dio (Ez 1,12), è la forza creatrice (Gen 1,2), è la forza divina che produce le capacità spirituali e dona all'uomo la sapienza, l'intelligenza, il senso artistico, il gusto di compiere i doveri quotidiani, la fedeltà agli impegni presi... Lo Spirito inoltre è la forza che rinnova ciò che è vecchio e ciò che è stato rovinato dal peccato; è proprio questa l'implorazione del peccatore: «Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo» (Sal 50,12).
 Lo Spirito è costantemente presente alla vita e alla missione del Cristo. Nel battesimo al Giordano riceve l'investitura missionaria dal Padre, il quale non costituisce, ma proclama Gesù il suo prediletto Figlio (Lc 3,21-22). Ed è per questo che tutta l'attività pubblica di Gesù è sotto il segno dello Spirito, per cui l'evangelista Luca può scrivere che Gesù è «pieno di Spirito Santo» (plèrès pnèumatos hagìou, Lc 4,1).
 Ambedue agiscono in un unico dinamismo, e non vi è differenza tra l'azione dello Spirito e l'azione del Cristo. Mai lo Spirito agisce prescindendo da Gesù e mai Gesù agisce prescindendo dallo Spirito. Lo Spirito inoltre non apporta cose nuove rispetto al Cristo, perché è questo che risulta nella storia della salvezza la novità definitiva. Allo Spirito compete la missione di far sì che ciò che è accaduto al Cristo, accada anche a noi. Egli interiorizza il grande evento della salvezza, grazie al quale ogni credente diventa "uomo nuovo".
 Ognuno di noi, pertanto, è coinvolto nella meravigliosa avventura dello Spirito e di Cristo mediante la "Pentecoste" del battesimo. «A questa effusione - scrive Giovanni Paolo II - noi sappiamo di essere debitori di una esperienza sempre più profonda della presenza di Cristo, grazie alla quale possiamo ogni giorno crescere nella conoscenza amorosa del Padre».
 Sì, lo Spirito nei nostri confronti ha la specifica missione di trasferire dal Cielo direttamente nel cuore del battezzato l'amore trinitario come afferma Paolo: «L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Egli è la sorgente dell'amore, e l'amore non si vede ma si sente. Lo Spirito è amore e lo si sperimenta nel più profondo di sé, nell'esperienza di essere lentamente trasformati da lui in amore. È appunto per questo che ogni battezzato è tempio dello Spirito Santo e vive abbandonato e perso in lui.
 Ed egli è presente e operante in ognuno per abbellire sempre più il "tempio": spinge al bene, distrugge il peccato, incoraggia all'eroismo, accende l'entusiasmo, crea sorprese, apre alla conoscenza della verità tutta intera... Non c'è che da lasciarlo fare e da assumere un permanente atteggiamento di docilità alle sue mozioni. Ha ragione Paolo di scrivere che il cristiano è essenzialmente uno "mosso dallo Spirito".