Madre Carolina Venturella:
povera tra i poveri di spirito, figlia del Vangelo

di Sr. Maria Carla Frison F.d.C.C.

 L'incontro con M. Carolina si approfondisce nella preghiera, nell'ascolto della Parola «Beati i poveri di Spirito, perché di essi è il Regno dei cieli» (Mt 5,1ss), questo il Vangelo di lunedì, primo giorno dopo la festa della SS. Trinità.
 "I poveri di spirito" ecco la Parola che in me evocava "la povera anima" e, dopo aver riascoltato M. Carolina in una registrazione, che diceva: «noi siamo povere creature umane, noi religiosi, i superiori, [...] noi figli del Vangelo» (incontro con P. Davide, 5-1-1976), ho avvertito che non c'è modo più bello e vero di definire se stessi per chi ha a che fare quotidianamente con lo Spirito Santo. «Noi siamo povere creature, io una povera donna, malata», così ribadisce M. Carolina, continuando quanto accennato poco sopra. Lei chiamata ad accogliere lo Spirito, come avrebbe potuto identificarsi diversamente?
 Lo Spirito abita nel nostro spirito, suo raggio proveniente dall'unico sole divino, accolto nella nostra anima. La luce, quando aumenta, occupa lo stesso spazio della precedente, determinando il semplice effetto di una maggiore intensità, ed i poveri di spirito, coloro che hanno l'anima cristallina, conoscono un solo Spirito, la sola beatitudine che può introdurre tra i santi, perché ingloba ogni altra perfezione, o virtù, o affetto, o amore, o cura, o desiderio... Questi sono termini che tutti si equivalgono e ce ne dà nuovamente conferma la Parola di questi giorni: «noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi» (2Cor 4,7ss). "Potenza Divina d'Amore" ci ha detto M. Carolina, sì questa è l'unica presenza, l'unica forza che, accolta nel nostro cuore, può trasformare la storia. I vasi di creta, ecco le povere anime, o povere creature, è questa la situazione dei "figli del Vangelo"!
 Gli studiosi della spiritualità cristiana, riflettendo sulle virtù che oggi qualificano maggiormente i santi, o sulle quali convergono sia le virtù teologali che cardinali (tutte oggetto di un attento esame nell'iter della canonizzazione) asseriscono che la "povertà di spirito", vissuta eminentemente da Maria, possa essere considerata quale somma di ogni altra beatitudine, e se le beatitudini sono la legge evangelica per eccellenza, i poveri di spirito sono coloro che «brillano come stelle nel cielo perché istruiscono molti» (cfr. Dn 12,3) nelle vie del Vangelo. A M. Carolina questa Parola era familiare poiché associata dalla stessa sua fondatrice, S. Maddalena di Canossa, agli educatori, e lei era una di questi. Non solo, il carisma canossiano, con la sua duplice valenza di carità ed umiltà, coniuga perfettamente manifestazione e nascondimento, operosità ed orazione; trova la forza del suo operare ad extra nella vita ad intra, ovvero nel radicarsi in Dio solo, cercando nel volto dell'amore crocifisso ogni altro fratello, per essere poi abilitate a riconoscere il volto del Figlio di Dio in quello di ogni creatura. In una vita così orientata, M. Carolina, chiamata in modo particolarissimo ad accogliere la Voce di Dio ed a farsi sua voce, viveva il dolore della "presa di possesso divina", seguita da una resa fattasi ascolto vitale, attento. Come altro avrebbe potuto percepirsi e firmarsi se non una povera anima, inadatta, troppo piccola e sprovveduta, incapace di accogliere una presenza che tocca le fibre più intime dell'essere? Questa sua esperienza, forse, è paragonabile a quella di una mamma gravida, che sente dilatarsi il suo grembo perché cresce la vita che ha accolta, ed è così che impara ad ascoltare il suo bimbo fin prima di conoscerne il volto.
 Nell'ufficio delle letture del sabato di questa stessa settimana, ottava che conduce dalla festa della SS. Trinità a quella del Corpus Domini, S. Ambrogio dice che il salmo «a modo di cetra, da voci molteplici e differenti ricava un'unica melodia [...]. Che cos'è dunque il salmo se non lo strumento musicale delle virtù, suonando il quale, con il plettro dello Spirito Santo, il venerando profeta fa echeggiare in terra la dolcezza del suono celeste? Modulava gli accordi di voci diverse sulle corde della lira e dell'arpa, che sono resti di animali morti, così innalzava al cielo il canto della divina lode. In tal modo ci insegnava che prima si deve morire al peccato e solamente dopo si può stabilire in questo corpo la varietà delle diverse opere di virtù con le quali rendere al Signore l'omaggio della nostra devozione» ("Commento sui salmi" in Liturgia delle Ore, 10ª settimana T.O.).
 Quale stupore in quest'ascolto del "plettro dello Spirito" vissuto da M. Carolina, ed ancora, la Parola della festa del Corpo di Cristo, ottava di quella della SS. Trinità, ci inoltra maggiormente nel mistero quando dice che «Cristo è venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso una tenda più grande e più perfetta, non costruita da mano d'uomo, cioè non appartenente a questa creazione. Egli entrò una volta per sempre nel santuario [...] il sangue di Cristo - il quale mosso dallo Spirito eterno, offrì se stesso senza macchia a Dio - [per purificare] la nostra coscienza dalle opere morte, [affinché] serviamo al Dio vivente» (Eb 9,11-12.14).
 Questa "tenda più grande e più perfetta" sia l'immagine del nostro stesso cuore che, come povera anima, vorremmo accogliere, come sue spose, come Maria, per rinnovare l'alleanza d'amore che lo Spirito eterno, ardentemente, insieme a M. Carolina, ci fa desiderare come poveri di spirito, veri figli del Vangelo.