Dagli scritti della Povera Anima:
Ospite dolce dell'anima

 Il 2-4-1966 Gesù dice: «Quello che io domando è che la mia Chiesa dia molto risalto alla sua azione santificatrice nelle anime... ne parli di più... lo si faccia conoscere... Si faccia comprendere alle anime che senza questo divino Spirito nulla si può compiere che possa piacere alla Santità del Dio tre volte Santo. Che si inculchi nelle anime un amore ardente, fiducioso... Che lo si invochi... che lo si renda familiare amico d’ogni istante, perché Egli solo è l’ispiratore d’ogni bene. Egli solo nel calore del mio ardentissimo amore trasforma le anime... santifica i cuori».

Commento

 Giovanni Paolo II, parlando del Giubileo del 2000, afferma esplicitamente che «la Chiesa non può prepararsi alla scadenza bimillenaria in nessun altro modo, se non nello Spirito Santo. Ciò che “nella pienezza del tempo” si è compiuto per opera dello Spirito Santo, solo per opera sua può ora emergere dalla memoria della Chiesa» (Tertio millennio adveniente, 44). Lo Spirito, infatti, attualizza nella Chiesa di tutti i tempi e di tutti i luoghi l’unica Rivelazione portata da Cristo agli uomini, rendendola viva ed efficace nell’animo di ciascuno: «Il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). «Lo Spirito Santo è stato Luce e Maestro interiore per gli Apostoli che dovevano conoscere Cristo in profondità per poter assolvere il compito di suoi evangelizzatori. Lo è stato e lo è per la Chiesa, e nella Chiesa, per i credenti di tutte le generazioni e in modo particolare per i teologi e i maestri di spirito, per i catechisti e i responsabili di comunità cristiane» (Giovanni Paolo II, Udienza generale del 24-4-1991). Il Pastore della Chiesa universale mette in evidenza la necessità di dare molto risalto all’azione santificatrice dello Spirito Santo nelle anime, di riscoprire il suo ruolo nella Chiesa per non essere più “Il Dio sconosciuto” (o piuttosto si dovrebbe dire, come afferma Padre Renè Laurentin: “Il Dio misconosciuto”), perché Egli è stato chiaramente rivelato e la sua presenza è percettibile nella creazione, nella storia della Chiesa e nell’esperienza quotidiana di ogni cristiano. Per molti cristiani del nostro tempo, però, lo Spirito Santo rimane ancora il “Dio ignoto”; è necessario quindi che se ne parli di più, che lo si faccia conoscere mediante le catechesi, la direzione spirituale, le omelie, la celebrazione della Messa votiva allo Spirito Santo, i cenacoli di preghiera, i bollettini parrocchiali, riviste specializzate, ecc., perché Egli è l’ispiratore di ogni bene e senza il suo aiuto l’uomo non può compiere niente che possa piacere al Dio tre volte Santo.
 Ci chiediamo allora: chi è lo Spirito Santo? Lo Spirito Santo è l’Amore in Dio che è Amore. È il legame del Padre e del Figlio, il loro mutuo Dono. È l’amoroso dono reciproco che abbraccia il Padre e il Figlio. Alla Creazione egli imprime il carattere della santità, così che tutte le creature ricevono l’essere per volere del Padre mediante il Figlio e dallo Spirito ricevono la santità. Con il battesimo noi riceviamo da Dio il dono dello Spirito il quale, come dolcissimo Ospite dell’anima, vive al centro di essa. Egli pone la sua tenda nel deserto del nostro cuore facendoci diventare suo tempio: «Non sapete – dice San Paolo – che voi siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abita in voi?» (1Cor 3,16). Questo “Ospite dolcissimo” non viene a noi con le mani vuote, ma porta con sé la grazia di Cristo (cioè la partecipazione per similitudine alla natura divina) e il corteo dei suoi sette doni e delle virtù, che sono gli strumenti con i quali lavora l’anima nostra.
 Con la sua azione intima e costante «riversa nei nostri cuori l’Amore di Dio» (Rm 5,5) perché la sua aspirazione è quella di condurre e stabilire l’anima nella comunione trinitaria, e il mistero di questa comunione si realizza mediante le virtù teologali infuse nell’anima. Le virtù teologali per realizzare le operazioni più alte e mirabili della vita spirituale hanno bisogno del prezioso aiuto dei doni. L’essenza dell’intimità dell’anima con Dio risiede specialmente nell’esercizio della virtù della carità, amore creato fatto ad immagine e somiglianza dell’Amore increato, vincolo che unisce l’anima allo Spirito Santo, essenza della perfezione e forma di tutte le virtù (cfr. Luis Martinez, Lo Spirito Santo, Ed. Paoline 1963). Lo Spirito perfeziona la fede illuminando la nostra intelligenza con i doni della sapienza, dell’intelletto, del consiglio e della scienza; perfeziona la speranza e la carità rafforzando la volontà con i doni della fortezza, della pietà e del timor di Dio. In tal modo egli si costituisce direttore della nostra vita soprannaturale, diventando Anima dell’anima nostra e senza questa direzione la santità è impossibile. La direzione dello Spirito Santo non è soltanto luce che insegna, ma azione, perché mette in moto tutte le nostre facoltà e questa azione si chiama “mozione“, dolce e forte allo stesso tempo. Con la premura di una madre lo Spirito guida la nostra libertà a scegliere il bene e lo fa con tanta discrezione che il più delle volte noi neanche ce ne accorgiamo.
 Dice San Paolo che «tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio» (Rm 8,14). Sotto la guida dello Spirito Santo il battezzato inizia l’opera di bonifica nella propria anima, strappando le radici cattive, scacciando dal tempio tutti gli idoli, rinunciando a tutti i desideri mondani e liberandosi dalle passioni e dalle iniquità, in poche parole, facendo morire l’uomo vecchio, l’uomo carnale per far vivere in lui il nuovo Adamo, cioè Gesù. Lo Spirito Santo pianta la sua tenda sulla sabbia delle nostre miserie e comincia la sua opera di amore e di santificazione. Egli lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina, piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato. Questo amico di ogni istante dell’anima nostra, con le sue continue ispirazioni ci indica la strada da percorrere, le scelte da compiere, le azioni da svolgere in modo tale che il nostro vivere diventa una glorificazione di Dio. Per questo San Paolo raccomanda che anche le azioni più comuni del cristiano siano fatte per glorificare Dio: «Sia che mangiate, sia che beviate o facciate qualunque altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio» (1Cor 10,31). La missione dello Spirito Santo è quella di trasformare le nostre anime e di santificare i nostri cuori. San Basilio Magno, per spiegare come avviene questa trasformazione, paragona l’anima al ferro e lo Spirito Santo al fuoco: quando il ferro è messo sul fuoco diventa incandescente e, pur conservano la sua natura, somiglia al fuoco. Se allontaniamo il fuoco dal ferro, questo si raffredda e ritorna allo stato iniziale; la stessa cosa succede ai nostri cuori che, se non sono riscaldati dall’amore dello Spirito restano freddi, e con il cuore di ghiaccio o di pietra non possiamo amare Dio e i fratelli.