Dagli scritti della Povera Anima: Madre del Verbo di Dio
Il 13-9-1969 Gesù dice: «La mia Santissima Madre, in quella prediletta Dimora, io desidero che sia onorata con il glorioso titolo di “Madre del Divin Verbo”».
Commento
Nel Prologo del Vangelo di Giovanni è scritto: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste» (Gv 1,1-3).
Prima della creazione del mondo, in un principio senza tempo, il Verbo esisteva in Dio perché generato dal Padre, ed era Dio. La generazione del Verbo non portò ad un impoverimento o ad una scissione dal Padre, infatti come il sole rimanendo se stesso non è diminuito dai raggi che si effondono da lui, così neppure la sostanza del Padre ha subito alcun cambiamento avendo il Figlio come propria Immagine. Questa verità fa parte della professione di fede che recitiamo nel Credo la domenica: «Generato, non creato, della stessa sostanza del Padre. Dio da Dio, Luce da Luce». L’evangelista Giovanni ci dice pure che «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14). L’Incarnazione è il dono che il Padre ci ha fatto mediante l’azione dello Spirito Santo.
Gesù è collegato con lo Spirito Santo fin dal primo istante della sua esistenza nel tempo: «Lo Spirito Santo – annuncia l’angelo Gabriele a Maria – scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35). E a Giuseppe viene detto: «quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (Mt 1,20). Grazie all’intervento diretto dello Spirito Santo, si attua l’Incarnazione, cioè “l’unione” della natura umana con la persona del Verbo.
I discepoli, conoscendo Gesù, stando con lui, ascoltando la sua predicazione e vedendo i segni che egli compiva, hanno riconosciuto che in lui si realizzavano tutte le Scritture.
Da tutta questa esperienza, meditata nel suo cuore, l’apostolo S. Giovanni trasse un’intima certezza: Gesù è la Sapienza di Dio incarnata, è la sua Parola eterna fattasi uomo mortale.
La prima ad aprire il cuore e a contemplare “il Verbo che si è fatto carne” è stata Maria, la Madre di Gesù: un’umile ragazza di Galilea è diventata così la “Sede della Sapienza”! (cfr. Benedetto XVI, Angelus del 4-1-2009). Quindi ogni onore e lode vanno attribuiti a Maria Santissima, quale Madre del Verbo di Dio.
«Questo culto, quale sempre è esistito nella Chiesa sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione reso al Verbo incarnato così come al Padre e allo Spirito Santo, ed è eminentemente adatto a promuoverlo. Infatti le varie forme di devozione verso la Madre di Dio, che la Chiesa ha approvato, mantenendole entro i limiti di una dottrina sana e ortodossa e rispettando le circostanze di tempo e di luogo, il temperamento e il genio proprio dei fedeli, fanno sì che, mentre è onorata la Madre, il Figlio, al quale sono volte tutte le cose (cfr. Col 1,15-16) e nel quale “piacque all’eterno Padre di far risiedere tutta la pienezza” (Col 1,19), sia debitamente conosciuto, amato, glorificato, e siano osservati i suoi comandamenti» (LG 66).
Dopo la morte e risurrezione Gesù ascese al cielo ritornando nel seno del Padre. «Questo ciclo divino è destinato a riprodursi in ogni anima; ecco perché nel giorno di Pentecoste lo Spirito Santo discende nuovamente, non nel seno della Vergine purissima, ma nella Chiesa per rinnovare misticamente l’Incarnazione del Verbo nelle anime. Quelle anime che resisteranno fino alla fine all’azione dello Spirito, piangeranno la loro eterna sterilità nella desolazione e nell’irrimediabile lontananza dall’Amore. Altre, poco docili all’Amore e poco generose nel corrispondervi, lasciando questo mondo, saranno appena un abbozzo di Gesù che si perfezionerà nel Purgatorio. Solo le anime dei Santi, lasciandosi possedere “secondo la misura voluta dal beneplacito di Cristo” (Ef 4,7), realizzeranno i disegni di Dio e in esse apparirà splendida l’opera dello Spirito Santo» (Luis Martìnez, Lo Spirito Santo).
Per trasformarci in Gesù è assolutamente necessario amare, e l’uomo riesce ad amare solo con la carità che lo Spirito Santo effonde nei cuori donandosi a noi, quella carità che ci conduce a vivere con sapienza ad immagine di Gesù Sapienza di Dio. La vita cristiana, sull’esempio di Gesù, è segno di contraddizione, basti pensare alle beatitudini evangeliche che capovolgono la logica del mondo definendo beati quelli che piangono, quelli che soffrono, ecc. Inoltre per essere sale della terra occorre vivere la sapienza della croce che è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, ma per i chiamati, Cristo crocifisso è potenza e sapienza di Dio (cfr. 1Cor 1,23-24).
La croce è salvezza e dunque vera sapienza... Questo è il paradosso che la sapienza di questo mondo non può accettare. Grazie al dono della sapienza, i cristiani possono diventare conformi all’immagine del Verbo incarnato e guardare le cose con gli occhi di Gesù, accettando le prove e le croci della vita con quello spirito filiale che fu di Gesù il quale, per amore del Padre e degli uomini, non disdegnò di farsi servo fino a morire in croce.
Lo Spirito Santo, quindi, ci trasforma in Gesù infondendo nei cuori la carità e sviluppando in noi il dono della sapienza che ci fa penetrare i tesori della croce come ha fatto con tutti i santi. Sant’Ignazio di Antiochia scriveva: «Sono frumento di Cristo ed è necessario che io sia macinato dai denti delle fiere per diventare pane immacolato»; Santa Teresa di Gesù affermava: «O patire o morire»; San Francesco d’Assisi ripeteva: «È tanto il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto». Questa vita di Gesù nelle anime è come un prolungamento mistico della sua vita spesa tutta per la glorificazione del Padre e per l’amore del prossimo; speriamo che alla fine dei nostri giorni anche noi potremo dire come Gesù: «Padre io ti ho glorificato; ora tu glorifica me» (cfr. Gv 17,4-5).
|