Veraldo Carbonari «Un interlocutore d’eccezione»
Così lo aveva definito l’autrice del libro biografico su Madre Carolina Venturella, Canossiana. Infatti Veraldo Carbonari aveva conosciuto molto bene la “Povera Anima”, avendo avuto modo di accompagnarla in alcuni spostamenti e riceverne anche tante confidenze.
Il giorno 16 novembre 2009, anche questo testimone di prim’ordine ci ha lasciati: da tempo Veraldo combatteva contro la sua malattia e recentemente eravamo stati a trovarlo a casa sua di ritorno dall’incontro di preghiera a Imola. Amava tanto l‘Opera dello Spirito Santo, (era Delegato dell’Associazione Potenza Divina d’Amore per la regione Marche) e le difficoltà del momento presente, la lentezza con cui procedono i lavori per la costruzione del Tempio, le tante avversità che incontriamo ogni momento non lo hanno mai scoraggiato: certo, come tutti noi ci soffriva e avrebbe voluto che gli eventi procedessero in altro modo, ma era sempre intimamente convinto che, essendo opera di Dio, sarebbe sicuramente giunta in porto.
Il giorno del suo funerale eravamo presenti a Colle Marino di Ancona per partecipare alla celebrazione e siamo rimasti ammirati ascoltando le parole del Parroco che lodava il suo impegno e la sua dedizione nella Chiesa e richiamava anche il suo “sogno di Palestrina”, riferendosi all’Opera dello Spirito Santo. Nonostante la malattia lo avesse costretto a rinunciare alle ultime sessioni del Consiglio Direttivo dell’Associazione Laicale – era stato infatti anche Consigliere – il suo cuore era sempre qui a condividere con noi le gioie e le speranze insieme alle difficoltà e tribolazioni.
Tante volte lo abbiamo invitato a raccontarci la sua esperienza con Madre Carolina, e lui lo faceva sempre volentieri, con grande gioia ed ammirazione per gli insegnamenti spirituali e gli esempi di virtù ricevuti dalla Madre, realtà che desiderava sempre condividere.
Riportiamo qui parte della sua testimonianza, già pubblicata nel libro biografico di Madre Carolina, per farvi assaporare tutto il suo entusiasmo. «Lavoravo nell’ufficio spedizioni di una raffineria di Falconara. Con me c’era un collega molto pio che a Loreto frequentava i convegni di Padre David. Mentre si parlava di quel libretto uscito da poco, Potenza Divina d’Amore, dove c’era scritto della “Povera Anima”, egli mi disse che riteneva si trattasse di una suora di Colle Ameno: “Ma ce ne sono una trentina, va’ a sapere chi è”. Per il momento la storia finì lì; io non ci pensavo più».
Ma in seguito ad un episodio che colpì molto Veraldo nei riguardi di M. Carolina, «[...] poco a poco entrammo in amicizia; lei mi telefonava e io le telefonavo: mi chiedeva se potevo portarla a Loreto. Un giorno che io ero da lei, venne suo fratello Oreste e in un momento che lei era andata di sopra, mi disse: “La Madre ha molta stima e molta fiducia in lei, le vuole bene come se fosse suo nipote; noi siamo lontani, a Merano, e possiamo venire raramente. Lei eventualmente può starle vicino?”. Io risposi: “Senz’altro, lei non si preoccupi”». «Qual’è il mio concetto di Madre Carolina? Innanzi tutto era di un’umiltà fuori del comune, in eccesso, forse perché lei spiritualmente aveva camminato molto [...]. Era persona di preghiera: molto, molto lei pregava, giorno e notte. Era persona di silenzio, di raccoglimento, di una prudenza eccezionale, caritatevole. Per gli altri avrebbe dato anche la vita. Non si è mai lamentata, non ha mai detto che la croce era pesante sulle sue spalle. Ha detto solo che quest’Opera le è costata sangue».
Siamo vicini con la preghiera ai suoi familiari in questo momento di prova, convinti che anche il caro Veraldo è andato a ricevere il premio celeste insieme a M. Carolina, P. David e ai tanti altri che ci hanno preceduti nel darsi interamente per la realizzazione dell’Opera dello Spirito Santo voluta dal Cuore di Gesù.
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