Dagli scritti della Povera Anima:
Chiesa Madre e Maestra

 Il 13-9-1969 Gesù dice: «Io desidero che la Chiesa, madre e maestra di tutti i credenti, metta più in risalto l’azione dello Spirito Santo, Spirito di vita, di verità, di giustizia e d’amore».

Commento

Madre e maestra di tutte le genti, la Chiesa universale è stata istituita da Gesù Cristo perché tutti, lungo il corso dei secoli venendo al suo seno, trovassero pienezza di più alta vita e garanzia di salvezza. A questa Chiesa, colonna e fondamento di verità, il suo santissimo Fondatore ha affidato un duplice compito: di generare figli, di educarli e reggerli, guidando con materna provvidenza la vita dei singoli come dei popoli (cfr. Giovanni XXIII, Mater et Magistra). La Chiesa, popolo adunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (LG, 4) è nata e vive grazie a due missioni: quella di Cristo e quella dello Spirito Santo.
 «Ma a causa della dimenticanza o dell’ignoranza circa la Persona dello Spirito Santo, la fede, la preghiera e la vita di molti cristiani continuano ad essere più monoteistiche che trinitarie. In molti casi, questo porta ad avere una fede astratta, fredda, teistica; ad una preghiera individualistica, slegata dalla comunione ecclesiale, espressione viva dell’unione trinitaria; ad un evidente divorzio tra vita e fede, poiché solo lo Spirito vivifica, interiorizza e rende attuale nella vita la fede celebrata» (Emiliano J. Hernandez, Spirito Santo datore di vita). Infatti, come disse il Metropolita ortodosso Ignazio Hazim de Lattaquiè durante il Consiglio Ecumenico delle Chiese, tenutosi a Uppsala nel 1968: «Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano; il Cristo resta nel passato; il Vangelo è lettera morta; la Chiesa una semplice organizzazione; l’autorità una dominazione; la missione una propaganda; il culto una evocazione; l’agire cristiano una morale da schiavi. In Lui, al contrario, il cosmo è sollevato, l’uomo lotta contro la carne; il Cristo è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa è segno di comunione trinitaria, l’autorità è un servizio liberatore, la missione una Pentecoste, la liturgia memoriale e anticipazione, l’agire umano è deificato». È necessario quindi che la Chiesa, Madre e Maestra di tutti i credenti, metta più in risalto l’azione dello Spirito Santo, Spirito di vita, di verità, di giustizia e d’amore.
 Lo Spirito Santo nella vita della Trinità è la Persona Amore-Dono; la Parola di Dio ci rivela anche che lo Spirito Santo è il principio della comunicazione di Dio al di fuori di sé. Dal nulla Dio ha creato tutte le cose le quali portano in sé le orme (“vestigia” dice Sant’Agostino) della Trinità, del suo essere eterno, della sua sapienza, del suo amore.
 Il mondo fu creato da Dio Padre, “Signore del cielo e della terra”, per mezzo del Figlio e nella potenza dello Spirito Santo che sono, secondo sant’Ireneo, le due mani di Dio. La Bibbia parlando dello Spirito ci dice che: «lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque» (Gn 1,1); «lo Spirito del Signore riempie l’universo» (Sal 1,7); è alito di vita (Gn 6,3); è in ogni vivente (Sal 104); è uno Spirito creatore (Sal 37,6). La mentalità contemporanea, che si ritiene padrona della vita, rifiuta ogni riferimento al Donatore, manifestando la sua autosufficienza e indipendenza nei confronti della sorgente della vita. L’uomo creato dalle mani di Dio a sua immagine e somiglianza, con il peccato mantiene l’immagine, ma la somiglianza viene oscurata. Per restaurare il volto sfigurato dell’uomo, il Padre ha mandato il Figlio che con il suo sacrificio sulla croce ci ha meritato il dono dello Spirito che libera dalla morte e dona la vita nuova. L’azione dello Spirito Santo in noi è quella di renderci partecipi della stessa vita eterna di Dio, che è vita di comunione e di amore. San Paolo dice che: «La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8,19-23). Il compito affidato da Dio all'uomo è quello di portare a compimento il creato e non di distruggerlo o manometterlo. Una vita secondo lo Spirito richiede anche un impegno per la salvaguardia del creato e della vita in generale, perché per definizione lo Spirito è: “Colui che dà la vita”; quindi la violazione della vita, o la sua ingiustificata manipolazione costituiscono un’offesa allo Spirito Santo. Nel Vangelo di Giovanni lo Spirito è chiamato anche “Spirito di Verità” in riferimento al fatto che Dio uno e trino è Verità assoluta; infatti Gesù dice: «Lo Spirito della Verità vi guiderà alla verità tutta intera» che è in riferimento a quanto Gesù è: «Io sono la Verità» (Gv 14,6) e a quanto è venuto a rivelare a sua volta in riferimento al Padre: «Vi ho detto la Verità udita da Dio» (Gv 8,40). L’essenza di questa Verità è che Dio è amore: il Padre ama gli uomini come il suo Unigenito, il Figlio ama l’umanità al punto di annientare se stesso sulla croce, lo Spirito Santo ama il cuore degli uomini al tal punto da voler abitare in essi.
 Ci sono due tempi nella storia rivelativa della salvezza. Il primo è quello di Gesù; il secondo, dopo il ritorno di Gesù al Padre, è affidato allo Spirito Santo che, senza accrescere il contenuto di Verità rivelata, consente al cuore dei credenti di vedere e conoscere quel che Gesù ha rivelato: l’amore del Padre per tutti e per ciascuno. Bisogna tornare spesso al nostro cuore (“Rediamus ad cor” dice S. Agostino); prendere contatto, in un costante movimento di fede vissuta con lo Spirito presente che, interiormente, mi rivela la Verità dell’amore del Padre e di Gesù. «Compare così l’idea che la Verità va faticosamente ricercata e conquistata e coraggiosamente difesa e diffusa di fronte ai tanti rischi o tentativi che venga nascosta, strumentalizzata, contrabbandata, falsificata; senza dire del rischio e del tentativo di problematicizzare e persino negare la possibilità dell’uomo di raggiungere la verità oggettiva e universale. È in questa prospettiva di fatica e di lotta che prende risalto il dono del Paraclito, dello Spirito di verità che convince e rasserena la coscienza circa la possibilità data all’uomo di trovare e di possedere la verità, come bene fondamentale e necessario per i suoi giudizi e le sue scelte di vita. E così in un contesto culturale, segnato non poco dalla linea del dubbio sistematico o della certezza di non poter raggiungere la verità – linea che finisce per minare nella fiducia i rapporti interpersonali e per sgretolare il tessuto sociale, aprendo inesorabilmente la strada non già alla “forza della ragione” ma alla “ragione della forza” – possiamo comprendere la serietà e la gravità dell’impegno che ci attende nel campo della ragione e del suo esercizio.
 Un impegno, questo, ancora più urgente per il credente, che riconosce e stima la Verità come dono preziosissimo di Dio per il bene, la felicità, la salvezza della persona» (Omelia del Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano 5-11-2003). Lo Spirito Santo è anche Spirito di giustizia perché «La grazia dello Spirito Santo ha il potere di giustificarci, cioè di mondarci dai nostri peccati e di comunicarci la giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesù Cristo e mediante il Battesimo» (CCC, 1987). I Padri della Chiesa nei loro scritti, ispirandosi alla teologia di S. Paolo, mostrano il profondo legame che esiste tra giustizia e giustificazione. Allorché condannano le ingiustizie e le sopraffazioni perpetuate dai potenti, esortano a percorrere le vie della giustizia, impegnandosi ad amare il prossimo come se stessi. La riflessione dei padri trova un eco nei documenti del Concilio Vaticano II: in essi i padri conciliari ricordano alle autorità politiche che debbono ispirarsi ai principi della giustizia distributiva, affinché i beni creati siano partecipati a tutti gli uomini secondo giustizia e carità, perché essi hanno una destinazione universale (cfr. GS, 69). La giustizia da sola non basta per realizzare la “civiltà dell’amore”, ma è necessaria anche la carità. Lo Spirito Santo, Persona Amore, amore reciproco del Padre e del Figlio, Spirito d’amore, infonde nel cuore del cristiano la carità divina. Un mondo da cui si eliminasse l’amore sarebbe soltanto un mondo di giustizia fredda e irrispettosa, nel nome della quale ognuno rivendicherebbe i propri diritti nei confronti dell’altro. In altre parole, tra queste due realtà c’è una relazione biunivoca: per un verso, non ci può essere carità senza giustizia, poiché in tal caso si tratterebbe di semplice assistenzialismo; per altro verso, non può darsi giustizia senza carità, poiché – se così fosse – si finirebbe nella secca di un arido legalismo. Quindi, l’annuncio della verità dell’amore di Cristo nella società ha lo scopo di purificare la giustizia dalla tentazione di ritenersi autosufficiente; infatti anche se la giustizia è la prima via della carità o, come ebbe a dire Paolo VI, la “misura minima” di essa (Paolo VI, Discorso per la giornata dello sviluppo, 23 agosto 1968), poi è necessaria la carità che apre la nostra vita al dono mediante ogni tipo di impegno e di responsabilità.