Uomo della speranza
di S.E. Mons. Vittorio Tomassetti
Gennaio 1997

 Mi sono sorpreso più volte ad accostare la figura di P.David, così come ho avuto il dono di conoscerlo, a quel personaggio che nella parabola evangelica non la finisce più d'insistere con l'Amico (Lc 11,5-12).
 Ora che il focoso cappuccino è vicino al Signore, credo non abbia smesso; anzi, si può essere certi che addirittura approfitti largamente della sua nuova, favorevole posizione di prossimità all'Amico per ottenere, finalmente.
 Il suo proposito così fermo di fondare e tirare avanti, malgrado tutto, l'Opera "Potenza Divina d'Amore" non era caparbietà: era zelo ardente per la glorificazione dello Spirito Santo.
 Alla base della sua scelta di dedicarvisi - successiva a quella vocazione francescana e apparsa, a un certo punto, piuttosto singolare - c'era stata un'esperienza spirituale, la cui dilatata ampiezza aveva finito con l'occupare tutto il suo spazio interiore determinando risonanze profonde.
 È verità di fede ben nota che, dopo il ritorno di Gesù al Padre l'opera salvifica viene continuata nella storia dallo Spirito Santo presente nella Chiesa e diffuso nei nostri cuori. Ma in P.David questa dottrina aveva assunto i caratteri di una scoperta straordinaria: se n'era talmente entusiasmato e così vitalmente compenetrato da percepirla ormai come sintesi di tutta la spiritualità cristiana.
 Farsene apostolo era diventato il suo ideale di vita. Decisivo in tal senso era stato il frequente incontro con la suora canossiana M.Carolina Venturella, i cui scritti ispirati gli sono serviti da guida.
 Non conoscevo P.David fino ad anni recenti, se non per sentito dire. Ma venne lui ben presto a trovarmi presso il Seminario Regionale di Fano, non appena fu pubblicata la mia nomina a Vescovo di Palestrina, per illustrarmi di prima mano il senso della sua iniziativa, peraltro già accolta in Diocesi da alcuni anni. Il suo discorso non era pragmatico; muoveva invece da quella lucida convinzione di fede sulla centralità dello Spirito Santo nella vita della Chiesa, così com'egli l'aveva ricevuta quale dono interiore e agli altri generosamente comunicava.
 Il moltiplicarsi delle esigenze dell'Opera e l'avanzata età del Fondatore, avevano già reso necesario che altri a lui subentrasse nella gestione pratica di molti aspetti della complessa realtà in sviluppo. Ma non per questo egli si considerò a riposo: continuò a seguire i convegni e a partecipare agli incontri ravvivandoli con la sua infuocata parola, che come nessun'altra manteneva ed emanava il sapore e il profumo delle origini.
 A P.David non è stato concesso sulla terra di veder coronato il suo sogno e realizzate le sue speranze. Glielo conceda il Signore in cielo "almeno per la sua insistenza" - come leggiamo nella citata parabola - perché ha fermamente creduto nella di Lui parola: «Chiedete e vi sarà dato».