L'Eucaristia e lo Spirito Santo
di Giuseppe Maria Conte
Settembre 1997

 Il XXIII Congresso Eucaristico Nazionale di Bologna (20-28 Settembre) lo viviamo ora come un’occasione per entrare in quell’esperienza vitale e trasformante che unisce la presenza reale di Gesù nel sacramento dell’Eucaristia all’azione salvifica propria della Potenza Divina d’Amore che è lo Spirito Santo. In altre parole, intendiamo cogliere questo avvenimento ecclesiale di fede, di preghiera, di approfondimento e studio, quale anello di congiunzione che unisce, “spiega” e prepara il passaggio dall’attuale primo anno di preparazione al grande Giubileo del Duemila, l’anno di Gesù Cristo unico Salvatore e Signore (“anno cristologico”) all’imminente anno dedicato allo Spirito Santo (“anno pneumatologico”).
 È nella natura del sacramento dell’Eucaristia evidenziare e dare senso e profondità a questo inscindibile e misterioso legame. Così, infatti si esprime il Concilio Vaticano II, nel decreto “Presbyterorum Ordinis”, al numero 5: «tutti i Sacramenti, [...] come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla Sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati. Infatti, nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà vita agli uomini i quali sono in tal modo invitati e indotti a offrire assieme a Lui se stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create. Per questo [...] i fedeli, già segnati dal sacro battesimo e dalla confermazione, sono pienamente inseriti nel Corpo di Cristo per mezzo dell’eucaristia».
 S.Ireneo di Lione, vescovo e martire del II secolo, ammette e difende decisamente la presenza reale del corpo e del sangue di Gesù Cristo nell’eucaristia e fa dipendere la stessa finale risurrezione del nostro corpo dal fatto che questo si è nutrito di Essa. È sempre nel pensiero di S.Ireneo e successivamente di S.Cirillo di Gerusalemme, che il pane e vino offerti nella S.Messa, sono consacrati con una “epìclesi” (invocazione dello Spirito Santo). «[...] noi, imploriamo Dio misericordioso di inviare lo Spirito Santo sulle offerte deposte (sull’altare), perché faccia del pane il corpo di Cristo e del vino il sangue di Cristo. Ciò che lo Spirito Santo tocca è completamente santificato e trasformato» (S.Cirillo di Gerusalemme).
 Giunti al momento culminante della Preghiera Eucaristica, il celebrante, stendendo le mani sopra le offerte, invoca lo Spirito Santo (“epìclesi”), con queste parole: «[...] santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito, perché diventino per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo nostro Signore» (Preghiera eucaristica II). Avviene, per l’azione dello Spirito Santo, ciò che poi la teologia chiamò col difficile termine di “transustanziazione”; e sempre S.Cirillo lo precisa chiaramente quando dice che «Il pane eucaristico dopo l’invocazione dello Spirito Santo non è più un semplice pane, ma corpo di Cristo».
 Anche dei testi biblici ci parlano in modo diretto ed esplicito dell’azione salvifica dello Spirito Santo; anzi alcuni di essi sono altamente significativi. Nel vangelo di Giovanni, la parte finale del cap. 6 riguarda il discorso sul “pane di vita” (cfr. Gv 6,26-59), e lo “scandalo dei discepoli” (cfr. Gv 6,60-65). All’inizio di questo capitolo l’evangelista Giovanni narra il miracolo della moltiplicazione dei pani (6,1-15), ed anche i successivi episodi: Gesù cammina sulle acque (Gv 6,16-21) e il discorso nella sinagoga di Cafarnao (Gv 6,22-25) presentano ottimamente il tema della rivelazione che Cristo stesso fa di sé: «Io sono il pane della vita» (Gv 6,48), disceso dal cielo per la salvezza del mondo.
 I versetti dal 60 al 71 dello stesso capitolo 6, ci sottolineano l’aspetto “pneumatologico” del sacramento dell’Eucaristia. In particolare i vv. 61-63: «Gesù, conoscendo dentro di sé che i suoi discepoli proprio di questo mormoravano, disse loro: “Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho dette sono spirito e vita”».
 Lo Spirito Santo, che è Spirito di vita, dà al pane eucaristico l’energia vitale, trasfondendo in esso l’energia vivificante e santificante per cui questo diviene cibo e alimento indispensabile. Nel Corpo e Sangue di Gesù, esso diventa segno e veicolo di comunione con tutti i credenti che vi si cibano con fede ed amore. Chi ci fa capire, entrare dentro questa realtà aprendoci gli occhi e svelandoci il mistero di Gesù “pane di Vita” è lo Spirito Santo, in quanto “è lo Spirito che dà la vita”.
 Sempre S.Cirillo di Gerusalemme ci precisa che noi, resi partecipi del Corpo e del Sangue di Cristo nella comunione eucaristica, diveniamo pure “concorporei e consanguinei” con Lui. Lo stesso S.Paolo, nella prima lettera ai Corinzi, sostiene che «chi si unisce al Signore forma con lui un solo spirito» (1Cor 6,17).
 P.Raniero Cantalamessa così si esprime a proposito dell’unione spirituale con lo Spirito del Signore che avviene in chi si ciba dell’eucaristia: «La forza della comunione eucaristica risiede proprio qui; in essa noi diventiamo un solo spirito con Gesù e questo “solo spirito” è lo Spirito Santo».
 Lo Spirito Santo, servendosi di Maria, ha portato Cristo nel mondo (Maria, infatti concepì per opera dello Spirito Santo). Morendo sulla croce, Gesù, quando spirò (= emise lo Spirito: cfr. Gv 19,30), donò al mondo lo Spirito Santo. Così, anche nell’eucaristia, al momento della consacrazione, avviene che è lo Spirito Santo a donarci Gesù portandolo sull’altare; poi, al momento della comunione, è Cristo Gesù a donarci lo Spirito Santo. Ed “è lo Spirito Santo - dice S.Ireneo - la nostra stessa comunione con Cristo”. Pertanto, l’accogliere nella fede Gesù vero “pane di vita” è possibile a noi quando interiormente purificati, ci apriamo all’azione dello Spirito, quando i nostri occhi vanno oltre l’umano. Infatti “la carne non giova a nulla” e non essendo in grado di vivificare, non ci permette di cogliere appieno la persona trascendente del Cristo nella sua integralità (Figlio dell’uomo glorificato) che si offre da “mangiare” (accogliere, fare propria) mediante l’adesione di fede (cfr. Gv 6,26-50) e mediante la manducazione eucaristica (cfr. Gv 6,51-58). Lo Spirito Santo, in quanto Potenza Divina d’Amore interviene salvificante nell’Eucaristia, perché è grazie allo Spirito Santo che Gesù entra nella gloria del Padre mediante la risurrezione dai morti (cfr. Rm 8,11) e, con questa nuova condizione (di risorto) si dona a noi nell’Eucaristia. In essa abbiamo appunto la presenza reale del Cristo glorificato mediante lo Spirito.