Nello Spirito Santo, verso il Giubileo del Duemila
di P.Giuseppe Piva
Dicembre 1997

 Come tutti voi, cari lettori sapete, il 1998 rappresenta per la Chiesa il secondo grande passo in preparazione al Giubileo del Duemila.
 Tutta la Chiesa in questo anno cercherà di approfondire la riflessione e la preghiera rivolta alla Terza Persona della Santissima Trinità (lo Spirito Santo), e in modo tutto particolare a questo siamo invitati noi Discepoli e Apostoli dello Spirito Santo che desideriamo, secondo il "nuovo messaggio" di Gesù dato a Madre Carolina, glorificare lo Spirito Santo con tutta la nostra esistenza attraverso un culto più ardente, solenne e pratico (cfr. La Povera Anima, 10/11/1965).
 Il Santo Padre Giovanni Paolo II, nell'enciclica sullo Spirito Santo, "Dominum et Vivificantem" al n. 50, scriveva che «... il grande Giubileo, conclusivo del secondo Millennio (...) ha un profilo pneumatologico, poiché il mistero dell'Incarnazione si è compiuto "per opera dello Spirito Santo". L'ha "operato" quello Spirito che - consustanziale al Padre e al Figlio - è, nell'assoluto mistero di Dio uno e trino, la Persona-amore, il dono increato, che è fonte eterna di elargizione proveniente da Dio nell'ordine della creazione, il principio diretto e, in certo senso, il soggetto dell'autocomunicazione di Dio nell'ordine della grazia. Di queta elargizione, di questa divina autocomunicazione, il mistero dell'Incarnazione costituisce il culmine».
 E ancora, al n. 51, aggiungeva che "la Chiesa non può preparari ad esso (il Giubileo del duemila) in nessun altro modo, se non nello Spirito Santo". Non perdiamo di vista, infatti, che il Giubileo del Duemila, vuole celebrare, in particolare, l'Incarnazione redentrice del Figlio di Dio, appunto il più grande prodigio compiuto dallo Spirito Santo nel grembo della sempre Vergine Maria, il prodigio dei prodigi di Dio.
 Il nostro pensiero allora non può in quest'anno non riandare di sovente e con rinnovato slancio interiore a ciò che avvenne circa duemila anni fa in quella piccola e allora sconosciuta casa di Nazaret dove Maria, con il suo "fiat" accolse nel suo grembo il Verbo di Dio, divenendone la Madre, la Madre del Verbo di Dio, grazie alla prima grande "Pentecoste" operata dallo Spirito, che l'avvolse con la sua ombra.
 Proprio negli scritti di Madre Carolina, troviamo questo titolo dato alla Madonna, per espresso ed accorato desiderio di Gesù e questo per sottolineare l'importanza di tale evento, determinante per il prosieguo e il compimento dell'opera della salvezza.
 Si comprende allora, come Paolo VI, desiderava ritornare, se fosse stato possibile, alla "scuola di Nazaret" (cfr. Discorso tenuto a Nazaret il 5/1/1964), dove con Maria avrebbe imparato a vivere integralmente "la mai compiuta formazione al Vangelo" di Cristo Benedetto; in altre parole in questa "dimora" avrebbe appreso la pedagogia della manifestazione ordinaria e accessibile a tutti di Dio al mondo, che non si serve di grandi proclami o cose del genere, ma di un clima "intriso" dello Spirito Santo, di nascondimento, preghiera, umiltà, compimento fedele dei propri doveri... perché queste e tutte le altre virtù, dono dello Spirito Santo accolto nel cuore, altro non sono che un'espressione di ciò che è Lui, Dio, uno e trino, Santo e Benedetto nei secoli; sono esse luce per l'esistenza di ogni momento, infatti "ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce, nel quale non c'è variazione né ombra di cambiamento" (Gc 1,17). Sono luce, che aiutano a seguire Cristo "luce del mondo" il quale ha promesso a coloro che lo seguono che non cammineranno nelle tenebre, ma avranno la luce della vita (cfr Gv 8,12), quella vita che Cristo dà in abbondanza a chi crede in Lui, per il dono dello Spirito Santo effuso abbondantemente nei nostri cuori (cfr Rm 5,5). Nell'Incarnazione del Verbo lo Spirito raggiunge, come sopra ha ricordato il Santo Padre Giovanni Paolo II, il culmine dell'autocomunicazione di Dio agli uomini, tuttavia molteplici sono gli ambiti e gli aspetti derivanti da questo evento, della presenza e dell'azione dello Spirito da riscoprire, Lui che continuamente attualizza nei credenti l'unica Rivelazione portata da Cristo (cfr. T.M. n. 44).
 Nella "Tertio millennio adveniente", ai nn.44-48, Giovanni Paolo II ne evidenzia una serie, tra i quali vi troviamo:
* i sacramenti, in particolare la confermazione o cresima, conosciuta come la "Pentecoste" dei fedeli cristiani.
* I carismi, compiti, ministeri suscitati dallo Spirito Santo per il bene della Chiesa, con al primo posto la grazia degli Apostoli a cui tutti gli altri carismi sono sottoposti. Tutti questi vari doni, siano essi straordinari e particolari o siano essi quelli più comuni o semplici (non per questo di secondo piano o inutili) sono necessari "uno infatti è lo Spirito, che per la crescita e la formazione del Corpo di Cristo distribuisce i vari doni secondo il suo beneplacito (cfr.1 Cor 12;13;14;) affinché tutti arrivino "all'unità della fede e della conoscenza del figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo" (Ef ,13).
* La nuova evangelizzazione di cui lo Spirito Santo ne è l'agente principale. A questo proposito basta leggere gli Atti degli apostoli, chiamati da molti gli "Atti dello Spirito Santo", ove il Paraclito risulta esserne l'Artefice, il motore di tutta la vita della Chiesa Primitiva.
* La virtù teologale della Speranza, assai importante e collegata in special modo alla Terza Persona della Santissima Trinità. Frutto dell'ascolto del Vangelo (cfr. Col 1,5), porta a tener desta la meta finale, "una sola è la speranza alla quale siamo stati chiamati, quella della nostra vocazione in Cristo Gesù" (cfr. Ef 4,4), ed offre sprone e motivazioni per l'impegno e la trasformazione del mondo secono il progetto di Dio in Cristo Gesù. Ecco allora che i cristiani, in prearazione del Giubileo, sono chiamati a rinnovare la speranza nell'avvento definitivo del Regno di Dio, cercando di accoglierlo sin da ggi sia nei cuori dei singoli, sia nelle comunità cristiane all'interno dei diversificati contesti socio-culrali.
* I segni di speranza, dono dello Spirito, pur in mezzo a ombre presenti in questa fase storica, debbono essere evidenziati e valorizzati sia in campo civile: progresso delle scienze, maggior volontà di collaborazione e intesa per il bene comune...; sia in campo acclesiale: promozione del laicato, sforzi per l'unità di tutti i cristiani, di dialogo con le altre grandi religioni...
* L'unità all'interno della Chiesa, aspetto assai importante della dinamica dello Spirito Santo. La riscoperta di questa dimensione dovrà rendere più sensibile le coscienze di ciascuno di noi sul valore dell'obbedienza ecclesiale e della propria responsabilità di credenti. A questo proposito, la Lumen Gentium, importante documento del Concilio Vaticano II, dice che l'unità del Corpo di Cristo è fondata sull'azione dello Spirito, è garantita dal ministero apostolico ed è sostenuta dall'amore vicendevole (cfr. 1 Cor 13,1-8).
 L'invocazione e la preghiera rivolta allo Spirito Santo Amore sia nel cenacolo del nostro cuore sia nei vari cenacoli comunitari, diventi Allora più assidua e profonda e ci aiuti, in questo tempo favorevole che si sta aprendo, a crescere sempre più nella carità, dono per eccellenza dello Spirito Santo, virtù "regina" del cristiano e in particolare dei Discepoli e Apostoli dello Spirito Santo, per poter così conoscere (nel senso biblico di esperimentare) tutto ciò che Dio ci ha donato e ci dona (cfr. 1 Cor 2,12b), testimoniando, ciascuno secondo le sue possibilità e condizioni, la speranza salvifica di Dio-Amore in mezzo agli uomini.