La speranza cristiana, dono dello Spirito Santo
di Fratel Marco Bianchi
Marzo 1998

PERCHÉ SPERARE E IN COSA?
 La necessità di sperare si avverte con evidenza quando si vivono situazioni di schiavitù, di sofferenza, di disagio, di morte. E' facile allora capire quale possa essere l'oggetto della speranza: la salvezza, la giustizia, la risurrezione, la vita eterna. Ogni uomo aspira alla felicità; è un'esigenza impellente alla quale non può sottrarsi, è insita nel suo cuore. Per non soccombere, per non lasciarsi morire, l'uomo spera e spera in un futuro diverso, migliore. Tutti desideriamo essere pienamente felici, ma il modo per arrivare ad esserlo non è così spontaneo comprenderlo. Qual'è la vera felicità, in che modo si può saziare quest'insopprimibile anelito?

IN CHI SPERARE E PERCHE'?
 L'uomo è un essere comunionale; è fatto per vivere insieme perché è creato ad immagine e somiglianza di Dio che è Padre, Figlio, Spirito Santo: tre Persone in un'unica Sostanza. Questa realtà emerge, anche quando viviamo forti esperienze di dolore o di gioia. Nel caso dell'angoscia nasce spontaneo il bisogno di gridare a qualcuno quanto grande è la sofferenza che si sta vivendo; è una condivisione che mira ad alleggerire, a dividere il peso da portare. A volte il dolore è così profondo che ci si chiude in un silenzio ermetico ma, tuttavia, sempre aperto alla relazione: il bisogno di comprensione persiste, sebbene implicitamente. Anche nel caso dell'esperienza di gioia nasce l'esigenza della condivisione: "Vorrei gridare al mondo intero quanto ora sono felice!" verrebbe da esclamare. La gioia può essere così intensa che viene naturale tacere, ma permane ugualmente il desiderio del rapporto, magari sotto forma d'inconsapevole ringraziamento.
La pienezza dell'uomo è nella comunione! A questo punto, è bene precisare che l'oggetto ultimo della speranza è una persona. In chi sperare allora? Nell'Uomo Nuovo; in Colui che ha distrutto in sé la divisione, nell'unica Persona capace di realizzare la piena e perfetta comunione di vita con Dio: noi speriamo in Gesù!

IL FONDAMENTO DELLA SPERANZA
"La speranza non delude, (perché? Perché Dio è Amore e) perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato" (Rm 5,5). La speranza non delude perché Dio è fedele. "Il Signore Dio che passeggiava" (Gen 3,8) nel giardino di Eden evoca la familiarità tra Dio e l'uomo. Il serpente introduce il sospetto: "Dio non è amico dell'uomo"; l'uomo non si fida di Dio e cade. Compare la sofferenza, la grande sofferenza del peccato: il rifiuto della comunione di vita con Dio. Ma, in questa situazione di profonda tristezza, brilla il dono di Dio: la speranza. Risuona l'annuncio del Messia-redentore che farà trionfare la "stirpe della donna" sul serpente. "Dio che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti [..] in questi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio" (Eb 1,1s). Gesù è l'atteso, è la speranza dell'uomo, è il compimento delle promesse. Con la sua obbedienza al Padre fino alla morte ci ha rivelato che di Dio ci si può sempre fidare perché non lascia nella morte ma fa risorgere, dona la vita eterna; ecco perché possiamo sperare. Lo Spirito del Figlio che ci è stato dato in dono è la caparra della nostra salvezza. E' Lui che dona e fonda la speranza cristiana.

CRESCITA DELLA SPERANZA
"Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il Signore ci fece uscire [..] con mano potente [...]. Ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci" (Dt 6,21-23). Questa è la professione di fede degli ebrei: il ricordo della liberazione operata da Dio nella storia. Ecco come possiamo accrescere in noi il dono della speranza: ricordando, meditando, considerando con riconoscenza gli interventi salvifici di Dio e, fra tutti, l'evento che ha segnato definitivamente il corso della storia e la sorte dell'uomo: l'incarnazione del Figlio di Dio, la sua vita, morte, risurrezione. "Ricordo le gesta del Signore, ricordo le tue meraviglie di un tempo. Mi vado ripetendo le tue opere, considero tutte le tue gesta" (Sal 76,12s). La preghiera, dunque, come mezzo per accrescere la certezza di essere salvi nella speranza, poiché Gesù è venuto e viene per salvare il mondo, non per giudicarlo. Gesù come medico è venuto per i malati, per i peccatori; viene per guarirci dall'egoismo, dalla superbia, dall'orgoglio... tutti veleni mortali dolci al palato e amarissimi nel cuore. Lo Spirito Santo è l'anima della preghiera; è Lui che ci fa comprendere il senso della vita. Lo Spirito ci dona occhi nuovi capaci di vedere il disegno salvifico di Dio dispiegato nella nostra storia, nelle circostanze concrete e, vedendo ciò, nasce in noi la lode rivolta al Padre: «In quello stesso istante Gesù esultò nello Spirito Santo e disse: "Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così a te è piaciuto"» (Lc 10,21).
 La fonte e il culmine della preghiera è la celebrazione del sacrificio eucaristico. La fonte e il culmine della speranza, quindi, è la celebrazione della Messa. Qui lo Spirito Santo accresce in noi il desiderio della definitiva liberazione dai mali che ora ci rattristano e della totale e perfetta unione col Padre, Figlio, Spirito Santo. Il desiderio cresce perché ci è donata realmente la possibilità di pregustare, già ora, la liberazione dal male e la comunione con Dio (i frutti dell'Eucaristia dipendono dal grado della nostra partecipazione, dalle nostre disposizioni interiori). La Parola, che risuona nell'assemblea, libera e illumina; stimola l'intelligenza e il cuore di chi ascolta e dà la capacità di "sperare contro ogni speranza" (Rm 4,18). Lo Spirito Santo sussurra nell'intimo parole di vita eterna e come sorgente fa zampillare in noi il desiderio ardente dell'incontro definitivo con l'Amato: Gesù, che tra gli ardori dello Spirito Santo vive nel seno del Padre. «Lo Spirito e la sposa dicono: "vieni!". E chi ascolta ripeta: "Vieni!"» (Ap 22,17). La celebrazione liturgica è un'anticipazione mistica del regno di Dio, in quanto ciò che in essa avviene produce già qualcosa che sarà realtà permanente alla fine dei tempi. "Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli venga" (1Cor 1,26). Ecco allora il grido, carico di gioiosa speranza, dello Spirito e della Chiesa: Marana thà, vieni Signore Gesù!