Maria di Nazareth
sposa fedelissima dello Spirito Santo

di Don Arnaldo Pedrini S.D.B.
Maggio 1998

 Uno dei ricordi più belli - e facilmente ricorrente alla memoria - è quello del paesaggio di Nazareth, contemplato dall'alto in un sereno tramonto d'estate. La conca, in cui si adagia la cittadina, quella sera offriva uno spettacolo inusitato, quasi volesse maggiormente richiamare il mistero, ivi verificatosi, del Verbo fatto carne. "Una luce è apparsa nelle tenebre" (cfr. Is 9,2). Infatti metà del paesaggio era immerso nel fulgore del tramonto, l'altra parte quasi velata da penombra, la quale più che di contrasto assurgeva a stupendo complemento: "un'éra al tramonto, un'alba nuova all'orizzonte!". Sono stati attimi di contemplazione così suggestivi. Eppure "Oh! che cosa di buono può venire da Nazareth?!" (cfr. Gv 1,46)... Di lì invece sarebbe uscito il frutto del Mistero dell'incarnazione. La Vergine, cittadina di quello scuro borgo, avrebbe donato all'universo lo stesso Creatore della luce.
 Dio si serviva di Lei per rischiarare le tenebre del mondo, per cui - mediante una presenza materna - a buon diritto la Theotókos (Genitrice di Dio) diveniva, secondo un'ardita definizione patristica, il "Complementum Trinitatis": complemento della SS.Trinità. A realizzare il piano di salvezza universale Ella veniva espressamente chiamata a dare il proprio contributo, indispensabile. Da quel momento per la storia del mondo Nazareth non sarebbe stato più l'oscuro paese della Galilea, ma da esso usciva una Donna che, per antonomasia, sarebbe detta Maria di Nazareth.
 Il punto più chiaro della località nazaretana agli occhi dell'osservatore era quella casetta ricavata dalla roccia in cui la Vergine direttamente interessata aveva pronunciato il Fiat di una novella creazione. Divenne Madre di Dio in modo mirabile e l'avrebbe capito - in seguito maggiormente assunto nella fede - dalle parole dell'Angelo. Ancor oggi, entrando in quell'umile ambiente, sembra di percepire la presenza vivificante dello Spirito, che in Lei era penetrato, adombrandola, per compiervi il più sublime atto della storia umano-divina. La casetta di Nazareth veniva ad essere nella sua prerogativa un Cenacolo anticipato, offrendone l'abitazione meravigliosa della sposa con lo Sposo divino. Luce e fuoco in abbondanza, anticipazione pentecostale. Il silenzio solenne, che ancor oggi la fascia, permette di approfondire il mistero del Verbo Incarnato. L'Invisibile è reso presente dal visibile: lo Spirito, che opera nel nascosto, si manifesta nella Vergine che rimane in ascolto, più che mai "contemplativa in azione". Divenuta l'oggetto della compiacenza delle Tre Persone della SS.Trinità, Maria è costituita "dono di Dio": Figlia del Padre, Madre del Figlio, Donna amatissima dallo Spirito Santo. E ciò a piena realizzazione del suo nome: Maria, "amata dal Signore": amata da essenziale e profondo Amore, che per essenza è dono di Dio, all'interno stesso del mistero trinitario. Per mezzo dello Spirito divino in maniera incessante Maria entra a far parte della Trinità, a ineffabile complemento. E' stata la prima creatura - per privilegio sublime in cui si è diffuso l'amore di Dio per mezzo del Consolatore (cfr. Rm 5,5). Quale umile Ancella venne penetrata intimamente dall'Amore in modo che tutte le creature, redente dal Figlio, potessero essere - a sua somiglianza - veri ricettacoli dello Spirito. L'ambiente come Cenacolo, la Vergine come "sacrario dello Spirito", poiché Dio - per sua determinazione imperscrutabile "si è scelta la sua abitazione" (cfr. Prov 24,3). L'estendersi dell'Ombra dell'Altissimo, nell'efficienza della virtù divina, la rese feconda. Piena di grazia, ripiena di Spirito Santo, mediante favore ottenuto gratuitamente.
 Dovremmo ritornare di frequente, particolarmente in quest'anno dedicato allo Spirito Santo, con il nostro pensiero alla casetta di Nazareth, dove Maria, Sposa dello Spirito, si dispone ad offrire ai suoi figli, attratti dal suo candore, la grazia di essere come Lei docili alla sua mirabile azione. Non si andrà allo Spirito se non per mezzo di Maria. Infatti "era giusto che la santità e la grandezza andassero in Lei crescendo quaggiù, passando di virtù in virtù, di splendore in splendore, per opera dello Spirito del Signore, sino a raggiungere il termine massimo al momento della sua entrata nei cieli nell'eterna dimora" (Amedeo di Losanna, omilia 7a).