Gesù ci rivela il volto del Padre
e il suo Amore misericordioso

di Padre Reginaldo Maranesi, O.F.M. Cappuccino
Gennaio 1999

 L’autore della lettera agli Ebrei, inizia la sua esposizione affermando: “Dio che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1,1-2a).
 Di che cosa Dio ha parlato nei tempi antichi per mezzo dei profeti? Del suo Amore! Ma, giunta la pienezza dei tempi, Dio parla a noi per mezzo del suo Figlio, nel quale tutte le sue promesse son diventate realtà (Cfr. 2Cor 1,20).
 Tra l’Antico ed il Nuovo Testamento c’è una differenza enorme, perché mentre i profeti ci parlano dell’amore di Dio, Gesù è l’Amore di Dio fatto carne; Gesù è l’Amore di Dio resosi visibile e sensibile. Gesù è venuto a dirci che Dio è Padre, a svelarci il suo volto di Padre e a darci le prove più convincenti della tenerezza del Padre.
“Cristo Gesù l’unigenito del Padre, immagine del Dio invisibile, irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza” (Cfr Eb 1,3), è la manifestazione più grande che “Dio è Amore” (1Gv 4,16). “In questo infatti si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio perché noi avessimo la vita per lui” (1Gv 4,9). Gesù, venuto sulla terra, ci ha fato il grande dono di rivelarci il Padre. “Dio nessuno l’ha mai visto; il Figlio unigenito che è nel seno del Padre, lui ce l’ha rivelato” (Gv 1,18). Gesù, è la via che conduce al Padre; Gesù è la verità che ci parla del Padre; Gesù è la vita che ci dona il Padre. Vedendo Gesù, vediamo il Padre; ascoltando le sue parole, ascoltiamo il Padre (Cfr Gv 14,9-11). Con il suo mistero Pasquale, Cristo Gesù ci rende figli del Padre suo che diventa Padre nostro. Figli di Dio nel Figlio prediletto, mediante lo Spirito Santo riversato nei nostri cuori, possiamo dire: “Abbà, Padre”. “E che voi siete figli, ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del Figlio suo che grida: Abbà, Padre! (Gal 4,4-7). “Quale grande amore ci ha dato il Padre, per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!” (1Gv 3,1).
 Del Padre celeste, che è Onnipotente, il Creatore, la bellezza e la santità infinita, Gesù mette in evidenza sopratutto, con la parola e con le opere, l’amore misericordioso, la bontà infinita, colui che largamente perdona. “Dio ricco di misericordia” (Ef 2,4) che “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni” (Mt 5,45) e “nutre gli uccelli dell’aria e riveste i gigli del campo” (Mt 6,26-30), è Padre amantissimo sempre pronto a perdonare. Con le parabole della misericordia, sopratutto con la parabola del figlio prodigo - che dovrebbe avere come titolo l’Amore straordinario e tenerissimo del Padre - Gesù ci mostra non solo la bontà infinita del Padre che attende con impazienza il ritorno del figlio, ma la gioia di poter perdonare ed abbracciare il peccatore pentito: “C’è gioia in cielo per un peccatore convertito” (Lc 15,7). Quale mistero! Il Padre non è felice pienamente finché c’è un figlio fuori della porta che si rifiuta d’entrare, sia esso il figliol prodigo o il maggiore (P.R. Cantalamessa).
 Quale sarà il nostro atteggiamento di fronte a tanto amore? Dobbiamo rispondere con una fiducia incrollabile, invincibile ed illimitata perché il Padre celeste conosce tutto quello di cui abbiamo bisogno e tutto quello che ci è più utile per la nostra santificazione (cfr. Mt 6,26-32).
 Una fiducia che diviene piena disponibilità alla volontà del Padre e amore attento e delicato verso tutti coloro che incontriamo, figli dello stesso Padre e nostri fratelli. Per avere questi sentimenti e fare l’esperienza della tenerezza del Padre, è necessario farsi piccoli ed umili: “Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Si, Padre, perché così è piaciuto a te” (Lc 10,21).
 S.Teresa di Gesù Bambino, proclamata dottore della Chiesa, fu vista un giorno da una consorella con le lacrime agli occhi, mentre cuciva... Interrogata sul motivo del pianto, rispose: “Sto meditando sulle due prime parole del Padre nostro... Quanto è commovente chiamare Dio col dolce nome di Padre, e sapere che ci ama con la forza e la tenerezza di un Padre!”.
 “O Padre, io non ti conosco perché non ti ho mai veduto; ma accolgo tutto ciò che il tuo divin Figlio, il tuo Verbo, mi rivela di te. O Gesù, per mezzo dei tuoi misteri, svelaci il Padre tuo, le sue perfezioni, le sue grandezze, i suoi diritti, i suoi voleri. Mostraci quello che Egli è per te, quello che Egli è per noi, affinché noi l’amiamo ed egli ci ami, e non domanderemo più nulla. Mostraci il Padre e questo ci basta!”
(C.Marmion).