Dio nel suo Amore di Padre
L'Amore di Dio nel Figlio suo incarnato e nello Spirito Santo
di Don Renzo Lavatori
Ottobre 1999

 Dio ha riservato e ha rivelato la pienezza del suo amore negli ultimi tempi, quando ha mandato sulla terra il suo stesso Figlio, l’Unigenito, affinché manifestasse all’uomo il volto amabilissimo di Dio Padre.
 Spinto da un amore più forte che mai, Dio ha donato ciò che di più prezioso possedeva, il Figlio suo amatissimo, generato dall’eternità, la Persona in cui ha posto la sua compiacenza da sempre, l’immagine perfetta di sé, l’essere perfettamente uguale a se stesso (consustanziale). Egli non ha risparmiato il proprio Figlio e lo ha consegnato a noi (cfr. Rm 8,32), perché diventasse in tutto simile a noi, eccetto nel peccato, e così potesse farci conoscere concretamente l’amore del Padre, a quale misura di adattamento e di annientamento esso giunge, fino a condividere la nostra vita, il nostro dolore, la morte. L’uomo così, conoscendo l’amore di Dio, trova la salvezza vera e viene totalmente rigenerato in creatura nuova.
 Con Gesù l’amore di Dio oltrepassa ogni limite, nel senso che va al di là di ogni progettazione umana; esso ha raggiunto l’irraggiungibile, l’immenso, la follia dell’amore: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). Gesù, infatti, in quanto Figlio di Dio, è la rivelazione piena del Padre; in quanto uomo, è l’espressione visibile e sensibile di Dio, adatta alla realtà storica e terrena dell’uomo. Gesù non fa altro che manifestare il Padre e parlare del Padre, poiché è venuto nel mondo precisamente con lo scopo che l’uomo conoscesse Dio come Padre e fosse così sanato.
 Fin dai primi anni della sua esistenza (Lc 2,49), ma poi soprattutto nella sua predicazione, Gesù ha annunciato il Padre, ha detto quanto è buono, ha raccontato delle parabole stupende sulla misericordia divina (Lc 15) e ha fatto capire che solo il Padre è la fonte della vita e della santità, solo Lui ci ama immensamente, perché vuole riversare su di noi l’abbondanza della sua grazia. Anche attraverso i gesti Gesù ha rivelato il cuore del Padre, ha comunicato il suo perdono, come nessun’altra persona sulla terra avrebbe potuto fare. Quando ha detto alla peccatrice: “Ti sono perdonati i tuoi peccati” (Lc 7,48) e al paralitico: “Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati” (Mc 2,7), effettivamente Egli ha trasmesso il perdono di Dio, perché solo Dio può rimettere i peccati (Mc 2,7). Gesù in tutta la sua missione e con la sua Persona è la manifestazione fedelissima e totale dell’amore di Dio.
 Quando suo Figlio è venuto sulla terra ed ha assunto in sé la nostra natura umana, Dio ci ha resi partecipi della sua figliolanza rendendoci suoi figli nel Figlio. In tal modo la medesima comunione che Dio possedeva con suo Figlio nell’infinità del suo essere l’ha trasmessa a noi; le stesse parole che il Padre pronuncia dall’eternità al Figlio Unigenito, ora le rivolge all’uomo, che pur è stato ingrato e infedele: “Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato” (Eb 5,5). Nell’uomo redento il Padre vede la sua immagine luminosa, la sua impronta, come risplende nell’Unigenito. Veramente si rimane sorpresi di fronte alla profondità e immensità di tale amore, che arriva fino a riversare su di noi la pienezza della sua vita in modo tale che in noi Dio possa riconoscere e contemplare le sembianze del Figlio eterno; in noi, che eravamo abbruttiti dal peccato, ha fatto rinfrangere la bellezza del volto divinamente luminoso di suo Figlio.
 Non solo, ma ha permesso che il Figlio, uomo come noi, fosse immolato sulla croce, quale strumento di espiazione e di riscatto del nostro peccato (Rm 3,25), affinché nel sacrificio del Figlio diletto, noi potessimo maggiormente conoscere l’amore infinito del Padre. Se infatti è grande l’amore di Gesù, che ha dato la vita per noi, e non c’è amore più grande di questo (Gv 15,13), non è certamente minore l’amore che ha manifestato il Padre sacrificando l’Unigenito, la Persona amata eternamente. Egli lo ha voluto perché l’uomo ritrovasse il Padre vero, potesse capire l’intensità della sua misericordia e così, liberato dal peccato e sottratto al potere della morte, potesse vivere nella libertà e nella gioia della casa del Padre, potesse sentirsi riabbracciato da Lui, come se nulla fosse stato, come se il suo misero passato fosse cancellato per sempre (Lc 15,22-24).
 Tale pensiero viene espresso con precisione e con forza dalla Scrittura: “Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è Amore. In questo si è rivelato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo Unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1Gv 4,8-10). Ci può essere un amore più grande di questo?
 Come possiamo ancora dire o pensare o soltanto mettere in dubbio nel nostro cuore che Dio il Padre non ci ama? Se ha fatto tutto questo per noi, come non farà altre cose e non ci concederà tutto il resto, che è molto meno del gesto che lo ha portato a consegnare il proprio Figlio sulla croce? Se il suo amore è arrivato fino a questo estremo segno di donazione, che cosa ci può separare da esso? Niente, neanche la morte. Lo dice chiaramente S.Paolo: “Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza ne profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8,38-39).
 Questo è l’amore di Dio il Padre, questa è la sua definitiva e massima rivelazione, che deve riempire il nostro cuore di profonda gioia e di grande serenità, come sono i sentimenti di un figlio che ha sperimentato l’affetto sconfinato di un Padre tenerissimo e amorosissimo quale si è mostrato Dio nostro Signore Creatore e Salvatore. Mai possiamo dire che Dio non ci ama, sarebbe una gravissima offesa verso Colui che è l’Amore e che ha voluto riversare sugli uomini tutta la dolcezza e la forza di questo Amore per abbracciarli come figli suoi amatissimi.
 Un’ultima riflessione scaturisce dal fatto che Dio non solo ci ha amati nel modo che abbiamo detto, ma ci ha donato il suo Spirito di amore, affinché noi creature umane, limitate e piccole, potessimo amare nella misura dell’amore infinito di Dio, potessimo entrare in una comunione di amore con la stessa dimensione infinita dell’amore di Dio. Infatti il Padre ha riversato in noi il suo Santo Spirito, perché il nostro cuore fosse dilatato fino a poter accogliere tutto l’amore divino, che è molto più grande di noi, e noi potessimo amare Dio come Dio ama se stesso, come il Figlio dall’eternità ama suo Padre, in quella pienezza d’amore che è lo Spirito Santo (Rm 8,15). Noi possiamo così gridare a Dio tutto il suo amore, che è diventato anche il nostro amore: Padre mio, mia vita, mia gioia, mia salvezza, mia speranza, mio tutto!