Lo Spirito Santo e la Chiesa dicono:
Deh! Signore Gesù vieni!

di Don Arnaldo Pedrini, S.D.B.
Gennaio 2000

 Per uno straordinario avvenimento - quello del nuovo Millennio - il mondo è rimasto fortemente con l’animo sospeso, in grande attesa. Veramente lo fummo un po’ tutti coinvolti, a qualsiasi livello. Persino i mass media (con altre vedute e forse con diversi intenti) puntavano su quella data, facendo il conto alla rovescia per quanto, o meglio per quel poco che rimaneva, quasi di scarto allo storico tramonto della nostra era. Per alcuni poi - affetti da millenarismo - erano in agitazione trepidando in maniera esagerata: presi da panico o da frenesia malsana - per compensazione - ricorsero a supporti esoterici ovvero a forme catartiche attraverso scongiuri o riti devianti. Naturalmente tutti gesti incompatibili con lo spirito cristiano, autentiche aberrazioni del senso delle Beatitudini evangeliche.
 Ma per chi aveva fede e intendeva rifarsi alle parole di verità espresse soprattutto dal magistero ecclesiale, amarono guardare alla situazione con occhi disincantati ben sapendo che l’avvenimento si sarebbe presentato come una vera teofania, una presenza del Dio provvidente. Quindi più coerentemente, come ricaviamo da un commento al testo sacro: “Noi come cristiani avvertiamo che tutto attorno a noi è pieno di mistero!” (ORIGENE, Commento al Levitico, III, 8). L’anelito fiducioso viene a situarsi per altro nella “Tertio Millennio Adveniente”, alla stregua pure del suggerimento dell’Apostolo Pietro: “[...] secondo la promessa del Signore, noi (cristiani) aspettiamo cieli nuovi e terre nuove, nei quali avrà stabile dimora la giustizia... Perciò nell’attesa di questa venuta cercate, fratelli, d’essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace. La magnanimità del Signore nostro giudicatela come vostra salvezza” (2Pt 3,13-14).

NELL’ATTESA DELLA SUA VENUTA
 E tutto ciò a livello eucaristico, cioè di redenzione e di grazia, per la misericordia di un Dio che ama e ci vuole salvi. Come abbiamo spesso ripetuto in forma di acclamazione, nell’attesa della sua venuta: “Marana thà!” (cfr. 1Cor 16,22), o, a compimento di mistero in forma anticipata: “Ecco il Signore è qui veramente, è qui con noi!”. Lo sottolinea anche San Bernardo, Dottore della Chiesa: “Duplice la venuta del Cristo: la prima - come sappiamo - nella sua incarnazione, la seconda nella futura Parusia!”. È a questo ultimo avvenimento che i fedeli guardano di volta in volta con serena fiducia. Per ciascun credente: beninteso, sempre nel coinvolgimento ecclesiale, come ci esprimiamo di frequente con il rendimento di grazie: “nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il Salvatore nostro Gesù Cristo” (dai riti di Comunione).

LO SPIRITO E LA CHIESA DICONO: «DEH! SIGNORE VIENI!»
 Ormai è di dominio pubblico - almeno a livello di pratica consueta - di considerare attuale l’espressione dell’assemblea “da Dio convocata” nel Giorno del Signore. Non dunque un fatto singolo, che riguardi la persona o l’individuo unicamente, ma evento comunitario: perciò esso fortunatamente ci pone nella condizione migliore per essere esauditi (cfr. Mt 18,20). Ci viene incontro lo Spirito di Consolazione, di sicura e perenne assistenza, il Quale, perché invocato e quasi coinvolto, si immedesima con tutta la Chiesa orante: infatti Egli è il nostro Noi, e così “tutta la chiesa è in ognuno di noi” come rileva San Pier Damiani. Si eleva in tal modo la vera supplica, a somiglianza di quella celebrazione sublime, che nella Gerusalemme celeste si perpetua dinanzi all’altare dell’Agnello. Non per nulla il finale della parola di Rivelazione di Gesù (l’Apocalisse di Giovanni) in visione estatica asserisce: “Lo Spirito e la Chiesa insieme dicono: «Deh Signore vieni!»”. Ora questa è la risposta immediata da parte del Risorto: “Sì, ecco, vengo presto. Sono qui!” (Ap 22,20). Attraverso quella porta aperta nei cieli - secondo la descrizione giovannea (cfr. Ap 4,1) - si scorge, si può contemplare la felice Assemblea colà convocata. Il “già di adesso”, nostro, ha peraltro il suo riflesso in quel “non ancora” di domani, ma nell’attesa più sicura e confortante: Oracolo di Dio, parola di Cristo Gesù! Sarà pertanto portata a termine l’opera redentiva del Cristo nel seno della Chiesa, nella potenza dello Spirito!
 Questo nostro Millennio, nel quale siamo entrati, destinati coerentemente alla conoscenza più profonda del Cristo (cfr. Ef 1,17), Signore della Gloria, lo stiamo celebrando in modo solenne e coinvolgente: ci invita a realizzare quel progetto mirabile di Dio attraverso la pratica continua della conversione: tempo dunque carico di salvezza (Kairós), per la misericordia del Padre, nella carità del Figlio, “per Spiritum æternum” “per mezzo dello Spirito in eterno” (cfr. Eb 9,14). Amen.