La Vergine di Nazareth, pellegrina nella Fede
di Padre Reginaldo Maranesi, O.F.M. Capp.
Agosto 2000

 Nell’Enciclica sulla Madonna “Redemptoris Mater”, Giovanni Paolo II scrive: “Confortata dalla presenza di Cristo, la Chiesa cammina nel tempo verso la consumazione dei secoli e muove incontro al Signore che viene; ma in questo cammino procede ricalcando l’itinerario compiuto dalla Vergine Maria la quale avanzò nella peregrinazione della Fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio fino alla croce” (R.M. 2). “Maria è divenuta realmente presente nel mistero di Cristo proprio perché ha creduto” (R.M. 12). Nella lettera apostolica “Tertio millennio adveniente”, il Papa ha ripetuto: “Maria addita perennemente il suo Figlio e si propone a tutti i credenti come modello di Fede vissuta” (n. 4). Infine nella bolla di indizione del grande Giubileo che stiamo vivendo, il Papa afferma ancora: “La gioia giubilare non sarebbe completa se lo sguardo non si portasse a Colei che nell’obbedienza piena al Padre, ha generato per noi nella carne il Figlio di Dio... Donna del silenzio e dell’ascolto, docile nelle mani del Padre, la Vergine Maria è invocata da tutte le generazioni come “beata” perché ha saputo riconoscere le meraviglie compiute in lei dallo Spirito Santo” (I.M. 14). Da tutte queste espressioni appare chiaramente che la Madonna è grande perché scelta ad essere la mamma del Verbo incarnato, ma più grande perché ha creduto alla Parola di Dio nel buio della Fede. Infatti la prima beatitudine che registra il Vangelo è quella della Fede di Maria. Elisabetta, ripiena di Spirito Santo, esclama: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1,45). La maternità divina della Madonna è una conseguenza della Fede prestata alla parola dell’Angelo e la grandezza di Maria è legata soprattutto all’ascolto e all’osservanza della Parola di Dio (Lc 11,27-28). “La Vergine Maria partorì credendo, quel che aveva concepito credendo... Dopo che l’angelo ebbe parlato, ella, piena di Fede, concependo Cristo prima nel cuore che nel grembo, rispose: Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua parola” (S. Agostino).
La Madonna quindi non ha capito, ma ha creduto, ed è stata “pellegrina” nella Fede perché ha percorso un cammino di riflessione sui vari avvenimenti della vita del Figlio suo e ha custodito nel cuore i misteri della nostra salvezza (Lc 2,19) che si svelavano progressivamente alla sua mente e che accettava con profonda Fede, obbedienza, speranza e ardente carità (L.G. 61).
 Molte volte siamo tentati di credere che tutto fosse chiaro, che tutto fosse evidente, tutto facile nella vita della Madonna. Ma non è così: Maria vive di Fede pura appoggiandosi unicamente sulla Parola di Dio. Se Abramo è chiamato “nostro Padre nella Fede” perché non ha rifiutato a Dio il sacrificio di Isacco che tuttavia fu risparmiato, molto più dobbiamo chiamare Maria “nostra Madre nella Fede” perché - sperando contro ogni speranza (Rm 4,18) - ha creduto che il suo figlio Gesù immolato e crocifisso avrebbe salvato l’umanità.
 In realtà c’è tutto un progressivo cammino di Fede nella vita della Madonna dal giorno dell’annunciazione fino alla “notte oscura della Fede” ai piedi della croce. Crede al messaggio dell’Angelo che le annuncia cose davvero meravigliose ma inconcepibili e sconvolgenti: la verginità nella maternità; una creatura madre del Creatore!
«Vergine madre, figlia del Tuo Figlio, umile ed alta più che creatura, termine fisso d’eterno consiglio!» esclama Dante Alighieri nella stupenda preghiera alla Vergine.
La Madonna continua a credere anche quando gli avvenimenti sembrano smentire completamente le parole dell’Angelo... Il Figlio dell’Altissimo che regnerà sul trono di David, nasce in una stalla... E la Madonna crede che quel bambino, debole e impotente, è veramente Figlio di Dio. Crede anche quando sarà necessario fuggire in Egitto per salvare Gesù dalle furie di un re della terra. Crede quando Gesù dodicenne rimane nel tempio, e non comprende la sua risposta (Lc 2,50). Nella casetta di Nazareth Gesù cresce umile, nascosto, operoso come un artigiano: quanti atti di Fede ha dovuto ripetere la Madonna nei trent’anni di vita nascosta! Alle nozze di Cana, Gesù accenna alla sua “ora” di morte e risurrezione e “Maria, da madre, assume il ruolo di discepola, precedendo gli altri discepoli nella Fede incondizionata nel Figlio (Gv 2,5). La Fede di Maria è sottoposta continuamente al crogiolo della prova per essere purificata, elevata, verificata nella sua autenticità” (Stefano de Fiores). Sul Calvario Maria fa l’esperienza - afferma il Papa nell’enciclica Redemptoris Mater - “della più profonda kenosi della Fede nella storia dell’umanità” (R.M. 17-18) perché tiene viva la fiaccola della Fede nonostante l’apparente totale fallimento con la morte in croce del suo Figlio.
 La Madonna è la madre dei credenti e c’invita ad avere una fede illimitata, incrollabile e invincibile nella potenza e nell’amore di Dio. Anche quando tutto è misterioso e doloroso, anche quando la navicella della nostra vita è sbattuta dalla tempesta, crediamo che “tutto è grazia” e abbandoniamoci con tanta fiducia, come bambini, fra le braccia dell’Onnipotente. Come Maria, ripetiamo spesso: “Eccomi, si faccia di me quello che Tu vuoi!”. “Nella storia della salvezza si incontrano tre grandi fiat”: quello di Dio nella Creazione, quello di Maria nell’Incarnazione e quello di Gesù nel mistero pasquale. C’è un quarto “fiat” nella storia della salvezza che sarà pronunciato ogni giorno, fino alla fine del mondo, ed è il “fiat” della Chiesa e dei credenti che, nel “Padre nostro”, dicono a Dio: “fiat voluntas tua: sia fatta la tua volontà!”. Dicendo questo “fiat”, noi ci uniamo, seguendo Maria, al grande “fiat” di Cristo che nel Getsemani disse al Padre le stesse parole: “Si faccia la tua volontà (Lc 22,42)” (R. Cantalamessa).
«O Vergine, tu avesti più fede di tutti gli uomini e di tutti gli angeli. Vedevi il tuo Figlio nella stalla di Betlemme, e lo credevi il creatore del mondo. Lo vedevi fuggire da Erode, e non lasciavi di credere che era il Re dei re. Lo vedesti nascere, e lo hai creduto eterno. Lo vedesti povero, bisognoso di cibo, e lo credesti Signore dell’universo; posto sul fieno, e lo credesti onnipotente. Hai visto che non parlava e hai creduto che era la Sapienza infinita. Lo sentivi piangere e credevi esser egli il gaudio del paradiso. Lo vedesti nella morte, vilipeso e crocifisso, ma benché negli altri vacillasse la fede, tu fosti sempre ferma nel credere che egli era Dio...
Vergine santa, per il merito della tua grande fede, impetrami la grazia di una fede viva: Signora, accresci in noi la fede!»
(S. Alfonso M. de’ Liguori).