O Beata Trinità!
di Padre Reginaldo Maranesi, O.F.M. Capp.
Settembre 2000

 Nella bolla di indizione del grande Giubileo che stiamo vivendo, Giovanni Paolo II scrive: «Gli anni di preparazione al Giubileo, sono stati posti sotto il segno della Santissima Trinità: per Cristo, nello Spirito Santo, a Dio Padre. Il mistero della Trinità è origine del cammino di fede e suo termine ultimo, quando finalmente i nostri occhi contempleranno in eterno il volto di Dio!... Gesù rivela il volto di Dio Padre «ricco di misericordia e di compassione» (Gc 5,11) e con l’invio dello Spirito Santo rende manifesto il mistero di amore della Trinità... L’anno Santo, dunque, dovrà essere un unico, ininterrotto canto di lode alla Trinità, Sommo Dio!» (Incarnationis mysterium, 3). Con il Papa dobbiamo ripetere spesso in questo anno: “Lode e gloria a te, Trinità Santissima, unico e Sommo Dio!”. Anche la liturgia ci invita a questo canto: “A te la lode, a te la gloria, a te il ringraziamento per tuttti i secoli, o Beata Trinità!”. Siamo chiamati ad immergerci nel mistero beatificante ed esaltante della Trinità «dalla quale tutto viene e alla quale tutto si dirige nel mondo e nella storia» (T.M.A., 25). Siamo chiamati in questo anno giubilare, a fare una esperienza personale, viva e profonda del mistero per eccellenza della nostra fede.
«Dio è Amore» (1Gv 4,8-16), per questo è Trinità! L’amore non è mai solitario, ma per sua natura tende ad espandersi, a circolare, a donarsi. Da tutta l’eternità il Padre si conosce perfettamente e, conoscendosi, genera l’idea sostanziale di se stesso, il Figlio a cui dona totalmente la sua essenza e natura. Da tutta l’eternità il Padre ed il Figlio si amano infinitamente in una comunione intima, profonda, e ne scaturisce l’amore sostanziale che è lo Spirito Santo. La Trinità è uno scambievole eterno donarsi in perfetta comunione di amore tra le tre persone divine, uguali e distinte, ma sussistenti in un’unica natura. È un mistero che trascende la ragione umana, ma che Gesù ci ha chiaramente rivelato, e noi crediamo e adoriamo!
 Proprio perché la Trinità è un focolaio d’amore, non si chiude in se stessa ma trabocca al di fuori nella storia della nostra salvezza. Il Padre ci dona il Figlio che s’incarna per opera dello Spirito Santo nel seno di Maria; il Figlio Gesù, attraverso il mistero Pasquale, ci libera dal peccato, ci rende partecipi della vita divina, c’inserisce nella famiglia di Dio e ci coinvolge nella vita trinitaria. Dal giorno del battesimo, tutta la Trinità si china sul nostro piccolo essere per purificarlo, consacrarlo e divinizzarlo e noi diveniamo la dimora di Dio, la casa di Dio, un piccolo cielo, un piccolo paradiso! È la verità fondamentale della nostra Fede che non finiremo mai di meditare e che dovrebbe davvero stupirci e gettarci continuamente in ginocchio, in adorazione. È la verità più difficile a comprendere e a credere, ma è la verità più affermata dalla parola di Dio. «Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola... Io e il Padre lo ameremo, verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). «Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi» (Gv 17,21). «Non siamo più stranieri né ospiti, ma concittadini dei Santi e familiari di Dio... In Lui - Cristo Gesù - diventiamo dimora di Dio per mezzo dello Spirito!» (cfr. Ef 2,19-22).
 Prendiamo gioiosa coscienza di questa entusiasmante realtà. «Il Padre è in me - esclamava la Beata Elisabetta della Trinità - il Figlio è in me, lo Spirito Santo è in me». Quale immenso dono! «Se tu conoscessi il dono di Dio!» (Gv 4,10). Tutta la nostra vita è intrecciata, dalla culla alla tomba, al mistero trinitario. La Trinità è in noi più intima a noi di noi stessi (S.Agostino), come presenza viva, attiva, purificante e santificante; vuole associarci alla sua vita e renderci vive fiamme di amore. Viviamo questo ineffabile mistero, ed ogni volta che ci segniamo con il segno della croce, rinnoviamo il desiderio di appartenere alla Trinità. E non lasciamo mai solo l’Ospite divino! «Se avessi inteso come ora, che nel piccolo albergo dell’anima mia, abiti tu, Signore mio e Re così grande, mi sembra che non ti avrei lasciato tanto solo, ma che di quando in quando, ti avrei tenuto compagnia e sarei stata più diligente per conservarmi senza macchia» (Teresa di Gesù). Teniamo un colloquio intimo e costante con la Trinità che è in noi, e rinnoviamo spesso l’abbandono totale alla sua azione trasformante e divinizzante. Come i bambini di Fatima, ripiegandoci nel cielo dell’anima nostra, dovremmo ripetere continuamente «Mio Dio, io credo, io adoro, io spero, io ti amo; ti domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano, non ti amano! Santissima Trinità, Padre, Figlio, Spirito Santo, io ti adoro profondamente!» La B. Elisabetta della Trinità, che ha fatto di questo mistero il segreto di tutta la sua vita, diceva: «Da quando ho scoperto l’inabitazione della Trinità in me, tutto si è illuminato ed è iniziato per me il Paradiso, il cielo sulla terra, perché il cielo è la Trinità e la Trinità è dentro di me!» Chiamava la Trinità “i miei Tre”; ed è notissima la sua preghiera “Elevazione alla Trinità”, sintesi meravigliosa di teologia ascetico mistica. Viviamo sempre di più questo consolante mistero, immergendoci continuamente, come goccioline d’acqua, nell’oceano immenso - senza fondo e senza limiti - di grazia e di amore che è la SS.ma Trinità. Ma perché questo si realizzi è necessario un sommo raccoglimento interiore ed esteriore... «Che nell’anima si faccia un profondo silenzio - scrive ancora Elisabetta della Trinità - eco di quello che si canta nella Trinità».
«O Verbo, Figlio di Dio, tu mi fai sapere che insieme col Padre e lo Spirito Santo, te ne stai nascosto nell’interno dell’anima mia. Qui dunque voglio trovarti, ritirandomi in sommo raccoglimento dentro di me. Orsù, anima mia, poiché il tuo sposo amato è il tesoro nascosto nel tuo campo... è necessario che tu, per trovarlo, dimenticando tutte le cose e allontanandoti da tutte le creature, ti rifugi nel tuo nascondiglio interiore... Fa’, o Signore, che rimanendo così nascosto con te, ti possa amare, godere e dilettarmi con te in maniera superiore ad ogni espressione e sentimento umano» (S.Giovanni della Croce).