La missione della Chiesa nel mondo
di Mons. Giacinto Marianecci, Direttore Diocesano e Regionale delle PP.OO.MM.
Ottobre 2000

 Il 24 dicembre 1999 Sua Santità Giovanni Paolo II, con grande solennità, ha aperto la Porta Santa nella Basilica di San Pietro e dava inizio all’anno Santo, al Giubileo del 2000, tanto atteso da tutto il mondo.
 Il gesto era simbolico. Il Papa era solo; alle sue spalle aveva tutto il popolo di Dio, non soltanto quello raccolto nella grande piazza in trepida attesa, ma il popolo invisibile di tutto il mondo.
 La porta si apriva lentamente lasciando il passaggio alla luce e allo splendore della Basilica.
 La Porta era, ed è, il Cristo: “Io sono la porta... chi entrerà attraverso me sarà salvo” (cfr. Gv 10,9).
 - La salvezza passa per quella Porta, per tutti: “Ho altre pecore che non sono di questo ovile; anche esse io devo guidare; ascolteranno la mia voce e saranno un solo gregge e un solo pastore” (cfr. Gv 10,16).
 - La salvezza presuppone l’ascolto di quella Voce.

 L’avvenimento riveste una particolare importanza perché coincide con l’anno 2000 che, pur appartenendo ancora al secondo millennio, come ultimo anno che lo conclude, segna però un cambiamento di data che ci introduce a tutti gli anni avvenire che per tutto il terzo millennio incominceranno, appunto, con il numero due.
 Ecco perché, specialmente in tutte le città del mondo occidentale, questo capodanno è stato festeggiato non come un capodanno qualsiasi ma ha avuto una particolare sottolineatura di gioia, di esultanza... e, aggiungiamo noi, di grazia.
 Il gesto del Papa che apriva la Porta Santa è un invito realmente rivolto a tutta l’umanità.
Aperite portas Christo! Tutti i popoli, senza distinzione sono invitati ad accogliere la “misericordia” che attende, perdona, ama.
 È lo Spirito del Signore che ha consacrato con l’unzione il Figlio “a portare il lieto annunzio ai poveri, per fasciare le piaghe dei cuori spezzati, per proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di misericordia del Signore” (cfr. Lc 4,16-30).
 E la misericordia del Padre si manifesta attraverso la Chiesa da Lui (Cristo) istituita per rendere sempre viva e operante la Sua presenza nel mondo.
 La missione della Chiesa consiste proprio in questo “portare il messaggio del Signore” a tutti gli uomini, facendo conoscere la sua Parola a tutti coloro, vicini e lontani, che ne sentono quasi istintivamente il bisogno, perché l’animo non è pago se non nell’adesione piena e completa alla volontà del Padre. “Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, quello è mio fratello, sorella e madre” (cfr. Mt 12,50). E lo stesso Vangelo di San Matteo si conclude con la visione meravigliosa della “Missione” della Chiesa.
 “Andate dunque e istruite tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco io sono con voi fino alla fine del mondo” (cfr. Mt 28,19).
Tutti i giorni... anche oggi. È la “missione” della Chiesa che prosegue ed esige la nostra collaborazione. Il Signore conta anche sull’aiuto di ciascuno di noi per la “nuova evangelizzazione”.
 Gesù, uomo e Dio, che attraverso la sua morte ha meritato la sua regalità che non conosce confini (cfr. Fil 2,9-10) ha indicato chiaramente i lineamenti della missione della Chiesa, che non è più limitata alla Palestina o al popolo di Israele ma si estende a tutti i popoli della terra.
 È una missione universale che non si esaurisce sul passato, vive nel presente, si proietta nel futuro.
 “Andate...” sempre!... Perché ogni uomo ha bisogno della parola di Dio, ieri, oggi, domani. Christus, heri, hodie, semper, come è detto nel logo del Giubileo.
 Ed è per questo che la Chiesa da Gerusalemme si è “irradiata” con l’aiuto dello Spirito Santo, in tutte le direzioni e in particolare si è fermata a Roma, centro dell’Impero Romano e da Roma ha inviato i suoi “messaggeri” ad annunziare a tutto il mondo il Verbo di Dio.
 La missione è stata sempre l’anima della Chiesa, incominciando da Paolo e dai suoi viaggi... alla penetrazione dei missionari nel nord dell’Europa, alle “avventure” di Giovanni da Pian del Carpine o di Odorico da Pordenone, alle fatiche di San Francesco Saverio, al martirio di tanti missionari, antichi e recenti, dell’Asia e dell’Africa.
 È sempre Cristo che annunzia, che proclama, che promulga la “pienezza del tempo”.
 “Tutti i Giubilei si riferiscono a questo ‘tempo’ e riguardano la missione messianica di Cristo, venuto come ‘consacrato con l’unzione’ dello Spirito Santo, come ‘mandato dal Padre’. ...In tal modo egli realizza ‘un anno di grazia del Signore’ ” (T.M.A. 11).
 Un anno di grazia, di conversione, di perdono in cui il Padre misericordioso ci accorda di nuovo la sua amicizia.
 Un anno di grazia, e rinasce la speranza che tutti i cristiani ritrovino finalmente l’unità nella verità (Gv 17,17), superando e annullando tutti gli ostacoli che nel corso dei secoli si sono accumulati (Ut unum sint, Gv 17,21), che tutte le religioni ripercorrendo con semplicità il percorso della storia e analizzando il vero senso della vita, si ritrovino nell’abbraccio della misericordia del Padre.

 Che tutti gli uomini, anche i più lontani, sentano nell’intimo il bisogno prepotente di credere e di piegarsi davanti al Dio “Ignoto” che si rivela mediante l’insegnamento della Chiesa, Madre di tutti i credenti.
 E la Vergine Santissima che il Padre ha scelto per una missione unica nella storia della salvezza, quella di essere Madre dell’atteso Salvatore (T.M.A. 54) accompagnerà gli uomini in questo cammino di ritorno alla casa del Padre e ci ripete con materna sollecitudine: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5).
 Perché è vero che gli uomini camminano verso Dio ma è anche vero che Dio cammina con l’umanità.