La divina Eucaristia, memoria viva del Signore Gesù
di Padre Giuseppe Piva, Discepolo e Apostolo dello Spirito Santo
Dicembre 2000

 La divina Eucaristia è il centro di tutto l’anno giubilare da cui promana la grazia celeste e in cui confluiscono tutte le attese, le offerte e le sofferenze della Chiesa e, attraverso essa, dell’umanità. Parlare dell’Eucaristia in questo Anno Santo, nel mese di dicembre, sembrerebbe un po’ fuori luogo visto che, giustamente, nel mese di giugno e particolarmente nella settimana in cui si era svolto il congresso eucaristico internazionale, si era posta l’attenzione di tutta la Chiesa su questo ineffabile mistero. In realtà se ogni tempo è buono per riflettere sulla santa Eucaristia, il mese di dicembre offre motivi assai peculiari per questo: la liturgia di questo mese ci guida nell’attesa e nella preparazione della solennità del santo Natale, celebrazione annuale memoriale dell’incarnazione del Redentore, il Figlio di Dio, nato da Maria. A questo proposito è opportuno richiamare le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II: “Nel segno del Pane e del Vino consacrati, Cristo risorto e glorificato, luce delle genti (cfr. Lc 2,32), rivela la continuità della sua Incarnazione. Egli rimane vivo e vero in mezzo a noi per nutrire i credenti con il suo Corpo e il suo Sangue” (IM 11). Inoltre nel mese di dicembre, in cui si fa un ricordo del tutto singolare del mistero della Vergine Madre nel cui grembo purissimo è germinato Colui che ci nutre col Pane degli Angeli, è bene ricordare, come ancora ci dice il Santo Padre, che “Da duemila anni, la Chiesa è la culla in cui Maria depone Gesù e lo affida all’adorazione e alla contemplazione di tutti i popoli. Che attraverso l’umiltà della Sposa possa risplendere ancora di più la gloria e la forza dell’Eucaristia, che essa celebra e conserva nel suo seno” (IM 11). E nella Tertio Millennio Adveniente il Papa scriveva al numero 55: “Il Duemila sarà un anno intensamente eucaristico: nel sacramento dell’Eucaristia il Salvatore, incarnatosi nel grembo di Maria venti secoli fa, continua ad offrirsi all’umanità come sorgente di vita divina”. Quindi l’Anno Santo che stiamo celebrando deve essere occasione per ciascuno e ciascuna di noi per prendere maggiore coscienza dell’immenso dono che Iddio ci ha fatto “ponendo nelle nostre mani” il sacramento augusto dell’Eucaristia, per rinvigorire la fede e l’amore verso questo grande Mistero che, durante il divin Sacrificio, dopo la consacrazione, il sacerdote lo proclama come “mistero della fede”, centro di tutta la fede della Chiesa, fonte e apice di tutta la vita della Chiesa e quindi di ciascun cristiano. Poteva il Signore Gesù, nella sua inenarrabile bontà, spingersi più in là di questo? Cosa poteva fare ancora di più di ciò che ha fatto rimanendo realmente presente, vivo e operante nell’Ostia santa e nel Vino consacrato? Vedete, a Gesù non è bastato “solo” incarnarsi e morire sulla croce per redimerci, riscattandoci dalla crudele schiavitù del demonio, del peccato e della morte, ma ha voluto spingersi più in là; solo l’Amore infinito, imperscrutabile e ineffabile di Cristo poteva inventare questo augusto sacramento, sostegno, gaudio, conforto, pegno del Paradiso, per tutte le anime fedeli, per tutte le anime sante. Veramente, in proposito, trovano una eco particolare i lamenti del Venerdì Santo, visti però qui in altra prospettiva, la prospettiva dell’Amore divino: “Che altro avrei dovuto fare e non ti ho fatto?”. In effetti nulla Gesù ha risparmiato di ciò che poteva essere utile alla nostra salute eterna e felicità.

L’Eucaristia è il sacramento dell’Amore.
 È proprio così. Essa è il sacramento dell’Amore divino, della condiscendenza divina verso gli uomini, e questo Amore ci chiama a sè ed esige di essere ricambiato, riparato con pari moneta e cioè con l’amore, con l’adorazione, con la gratitudine, con la riconoscenza. Nella misura in cui ci accostiamo a Cristo presente nell’Eucaristia, sia attraverso l’apice della celebrazione eucaristica, ossia la comunione sacramentale col Figlio di Dio, e sia attraverso la nostra umile, sincera e devota adorazione al di fuori della Santa Messa, possiamo attingere quell’amore che purifica i nostri cuori e li apre all’accoglienza di ciascun fratello e sorella che incontriamo sul nostro cammino.

 Come non ricordare e riaffermare questa grande verità e cioè che nel sacramento dell’Eucaristia è presente in sommo grado realmente e sostanzialmente Cristo stesso, con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità ? Sotto le specie del Pane e del Vino, dopo la consacrazione operata dalle stesse parole di Cristo nella potenza dello Spirito Santo, durante il Santo Sacrificio, si fa realmente presente il Signore crocifisso e glorificato, anche se ai nostri occhi di “carne”, quelle stesse specie continuano ad apparire nella stessa forma di prima. Questo grande mistero è bene epresso in alcuni inni eucaristici tradizionali:
Ti adoro con devozione, o Dio che ti nascondi, che sotto queste figure veramente ti celi: a te il mio cuore si sottomette interamente, poiché, nel contemplarti, viene meno. La vista, il tatto e il gusto si ingannano a tuo riguardo, soltanto alla parola si crede con sicurezza: credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio: nulla è più vero della sua parola di Verità.
 E ancora:
La parola del Signore pane e vino trasformò pane in carne, vino in sangue, in memoria consacrò. Non i sensi, ma la fede prova questa verità.
 Così, sotto le specie del Pane e del Vino consacrati, Gesù, il Signore, è realmente presente come dicevamo, come ha voluto Lui medesimo, per darsi in cibo a noi e associarci all’unità del suo Corpo mistico, cioè della sua Chiesa: ecco allora che comprendiamo come l’Eucaristia fa e costruisce la Chiesa.

 Un altro aspetto particolare della divina Eucaristia è che in essa rendiamo culto non solo al Figlio di Dio Gesù Cristo, ma in Lui, per Lui e con Lui a Dio Padre, nello Spirito Santo. E non può essere altrimenti. Infatti il Figlio e il Padre sono una cosa sola (“Io e il Padre siamo una cosa sola” cfr. Gv 17,21) uniti nella stessa comunione che è lo Spirito Santo. In quella Carne immolata e in quel Sangue versato si fa realmente presente e operante il mistero pasquale di Cristo, ma in quello stesso mistero pasquale, in virtù dell’unione ipostatica del Verbo di Dio con la natura umana si rende presente anche il Padre e lo Spirito Santo perché Dio è Uno ma nello stesso tempo Trino! È un mistero ineffabile, che trascende i limiti della nostra umanità.
 Dall’Eucaristia celebrata, ricevuta, adorata si sprigiona quella Potenza Divina d’Amore che è lo Spirito Santo e ci immette in quel circolo di comunione vitale col Figlio di Dio e in Lui con tutta la Santissima Trinità. Come ebbe a dire San Francesco d’Assisi, è lo Spirito Santo che in noi riceve il sacratissimo Corpo e Sangue del Signore Gesù; possiamo allora dire in base a quello che finora abbiamo detto, che lo Spirito Santo è per così dire il primo delle tre divine Persone a “toccare” la materia (il pane e il vino) per consacrarla, così è ancora Lui il primo agente che dispone, tocca i nostri cuori per ricevere, accogliere, adorare, amare e servire l’Unigenito del Padre e, in Lui, Dio Santissima Trinità. Mangiando la carne del Figlio dell’uomo e bevendo il suo sangue, diventiamo concorporei e consanguinei a Lui venendo a poco a poco trasformati, divinizzati in tutto il nostro essere per essere sempre più degni di partecipare al banchetto delle nozze eterne, le nozze dell’Agnello, che già pregustiamo fin d’ora nel mistero qui in terra e che un giorno, pienamente svelato, speriamo di gustarlo compiutamente inabissati in Dio somma carità!
 Tutto questo può e deve diventare per noi consolante realtà e certezza a una sola condizione: avere molta fede, ossia vivere di quella fede viva “che opera per mezzo della carità” (Gal 5,6).