Lo Spirito Santo nell'Antico Testamento
di Don Renzo Lavatori
Gennaio 2001

 Nell’AT è presente un pensiero chiaro e costante intorno allo Spirito di Jahvè, che può essere considerato in due sensi fondamentali: un mezzo attraverso il quale Dio comunica con il suo popolo e un elemento collegato strettamente alla natura stessa di Dio, anche se ancora non è attestata la sua identità personale come poi verrà rivelata da Cristo. Vediamo questi due aspetti.

1. LO SPIRITO DI DIO NELLA STORIA ISRAELITICA
 In tutto il percorso veterotestamentario si nota un grande filone in cui importanti figure compaiono rivestite, anche se non in modo continuo, della rûah (spirito) divina per compiere determinate azioni di liberazione in favore di tutto il popolo. Basti pensare ai capi militari (Gdc 3,10; 6,34; 11,29; 14,6; 1Sam 11,6), ai re (1Sam 10,ss. 16,13); al discendente davidico (Is 11,2), ai profeti (1Re 18,12; Ez 2,2.3,12; 14,24; Is 61,1; Mi 3,8), definiti «uomini della rûah» (Os 9,7). Di Mosè si dice che Dio «gli pose nell’intimo il suo santo Spirito» (Is 63,11). Soprattutto il servo di Jahvè possiede il dono dello Spirito (Is 42,1). È questo Spirito che rende le gesta e le parole profetiche di questi personaggi incisive e penetranti nell’animo del popolo.
 Altri testi, riguardanti sempre il dono dello Spirito, si riferiscono essenzialmente alla vita comunitaria; essi vogliono alludere allo Spirito che scende sul popolo di Dio lungo la sua storia. Sono in particolare i testi postesilici che presentano tale aspetto dello Spirito (Ne 9,20.30; Zc 7,12), il quale agisce e penetra in tutti i particolari della vita di Israele. Questi è un popolo radunato dalla potenza dello Spirito di Dio, da cui è stato liberato, condotto attraverso il deserto e in forza del quale ha raggiunto la terra promessa, dove in ogni momento è sorretto e guidato dal medesimo Spirito.
 Il ritorno degli israeliti dall’esilio comporterà una radicale trasformazione: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo» (Ez 36,26). Con acqua pura tutte le membra saranno purificate, lavate da ogni macchia di peccato. Verrà sostituito il cuore di pietra con un cuore di carne, sarà dato loro un cuore nuovo e uno spirito nuovo (Ez 36,22-28). Si tratta di una nuova creazione che giunge nell’intimo. Lo stesso Spirito di Dio sarà comunicato al popolo: «Darò in voi il mio Spirito» (v. 27), si effettuerà un’osmosi tra lo spirito nuovo dell’uomo e lo Spirito di Dio che permetterà di vivere uno la vita dell’altro, in profonda sintonia spirituale. Il profeta Ezechiele nel c. 37 riprenderà il tema del rinnovamento attraverso l’immagine delle ossa aride che lo Spirito fa rivivere: «Darò il mio Spirito e rivivrete» (37,14). Al c. 39 conclude: «Non nasconderò più loro il mio volto, perché diffonderò il mio Spirito sulla casa d’Israele» (v. 29).
 Si afferma anche che il popolo sarà ricolmato dello Spirito che, come una rugiada, produrrà sulla terra una fecondità meravigliosa e nel cuore del popolo attuerà una giustizia perfetta in modo da far germogliare una pace duratura (Is 32,15-20). In forza dello Spirito il popolo sarà rinnovato e chiamato a vivere nella benedizione di Dio: «Spanderò il mio Spirito sulla tua discendenza, la mia benedizione sui tuoi posteri» (Is 44,3ss).
 Questi testi aprono la prospettiva sul futuro che trascende la semplice esperienza del ritorno in patria dall’esilio e gettano luce sui tempi escatologici. Infatti su tutti i singoli membri, che fanno parte del nuovo popolo di Dio, germogliato da un piccolo resto di Israele, scenderà in potenza lo Spirito di Dio. Di esso tutti, giovani e anziani, servi e serve, saranno ricolmati (Gl 3,1ss: il testo sarà attualizzato da Pietro nel giorno di pentecoste).
Anche il tempo messianico sarà caratterizzato da una effusione abbondantissima dello Spirito di Dio. In Isaia si preannuncia che il Messia sarà dotato permanentemente dello Spirito di Jahvè, in lui riposerà la pienezza dello Spirito; avrà i doni più svariati e forti per un governatore (Is 11,1ss). Nel carme del servo di Jahvè (Is 42,1-7) si annuncia che al futuro salvatore verrà donato lo Spirito in modo che proclamerà alle genti il vero culto di Dio. Anche nel testo di Isaia (Is 61,1-3), riguardante la vocazione profetica (ripreso da Gesù nella sinagoga di Nazareth, Lc 4,16-19), lo Spirito consacrerà l’Unto, lo renderà idoneo ad annunciare ai poveri il lieto annuncio della salvezza e a ristabilire la giustizia in mezzo al popolo. Quindi la persona del Messia viene caratterizzata dalla presenza operosa e copiosa dello Spirito di Dio.
 In tale prospettiva lo Spirito di Dio determina tutta la storia della salvezza, dagli albori con l’esodo, lungo il cammino del popolo sotto la guida dei giudici, dei re e dei profeti, fino alla realizzazione messianica ultima. Viene così esaudita la preghiera di Mosè: «Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore dare loro il suo Spirito» (Nm 11,29).

2. LO SPIRITO COME PREROGATIVA DIVINA
 Alcuni testi dell’AT mettono in rapporto lo Spirito con la natura di Dio.
 Infatti lo Spirito è collegato all’attributo della santità divina. Esso può essere detto “santo” (Is 63,10.11; Sal 51,13) perché fa parte dell’essere di Dio stesso, il quale si comunica nell’amore ed è perfetto nella sua verità.
 In Isaia risulta che il termine “spirito” serve a significare la natura di Dio. L’uomo, inteso nella dimensione creaturale, viene determinato come “carne”, cioè privo dell’infinita potenza e spiritualità di Dio; mentre Dio è indicato come “spirito”. Tuttavia qui spirito non significa una realtà ideale nel senso della filosofia greca, cioè una realtà priva dell’estensione della materia. Con spirito si vuole intendere la forza, la santità, la pienezza di vita che solo Dio possiede in quanto è Spirito. In tal senso lo Spirito si contrappone alla carne come la potenza all’impotenza, l’infinita grandezza di Dio alla fragilità dell’essere creato. Per questo lo Spirito è qualcosa che tocca l’essere di Dio e solo Dio lo possiede in modo totale, assoluto. In questo senso Dio, come Spirito, è la pienezza della vita, della forza, della verità, della giustizia, dell’amore. Nell’AT lo Spirito definisce una caratteristica propria dell’essere divino, ma ancora non è rivelato come Persona. Solo con l’avvento di Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, lo Spirito sarà manifestato e riconosciuto come terza Persona della Trinità santa, in quanto è lo Spirito Santo che procede dal Padre e dal Figlio e da questi è donato ed effuso sulla comunità cristiana.