La potenza dello Spirito nella risurrezione di Gesù
Catechesi di Giovanni Paolo II, Mercoledì 8 agosto 1990
Aprile 2001

 L’apostolo Pietro afferma nella sua prima Lettera: «Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello Spirito» (1Pt 3,18). Anche l’apostolo Paolo afferma la stessa verità nell’introduzione alla Lettera ai Romani, dove si presenta come l’annunziatore del Vangelo di Dio stesso. E scrive: «Questo (il Vangelo) è riguardo al Figlio suo, nato dalla stirpe di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dei morti, Gesù Cristo, nostro Signore» (1,3-4). Al riguardo ho scritto nell’Enciclica Dominum et Vivificantem: «Si può dire così che la “elevazione” messianica di Cristo nello Spirito Santo raggiunga il suo zenit nella risurrezione, nella quale Egli si rivela anche come Figlio di Dio “pieno di potenza”» (D et V, 24).
 Gli studiosi ritengono che in questo passo della Lettera ai Romani – come anche in quello della Lettera di Pietro (1Pt 3,18 - 4,6) – sia contenuta una professione di fede precedente, ripresa dai due Apostoli dalla fonte viva della prima comunità cristiana. Tra gli elementi di questa professione di fede, si trova l’affermazione che lo Spirito Santo operante nella risurrezione è lo «Spirito di santificazione». Possiamo dunque dire che il Cristo, che era il Figlio di Dio sin dal momento del suo concepimento nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo, nella risurrezione viene «costituito» come fonte di vita e di santità – «pieno di potenza di santificazione» per opera dello stesso Spirito Santo.
 Si rivela così in tutto il suo significato il gesto che Gesù compie la sera stessa del giorno della risurrezione, «il primo dopo il sabato», quando, comparendo agli Apostoli, mostra loro le mani e il costato, alita loro e dice: «Ricevete lo Spirito Santo» (Gv 20,22).
 A questo proposito, particolare attenzione merita la prima Lettera di Paolo ai Corinzi. Abbiamo visto a suo tempo, nelle catechesi cristologiche, che in essa si trova la prima annotazione storica circa le testimonianze sulla risurrezione di Cristo, che per l’Apostolo appartengono ormai alla tradizione della Chiesa: «Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici» (1Cor 15,3-5). A questo punto l’Apostolo elenca diverse cristofanie che seguirono dopo la risurrezione, ricordando alla fine quella sperimentata da lui stesso (cfr. ibid. 15,4-11).
 Si tratta di un testo molto importante che documenta non solo la persuasione dei primi cristiani circa la risurrezione di Gesù, ma anche la predicazione degli Apostoli, la tradizione in formazione, e lo stesso contenuto pneumatologico ed escatologico di quella fede della Chiesa primitiva.
 Nella sua Lettera, infatti, collegando la risurrezione di Cristo alla fede nell’universale «risurrezione del corpo», l’Apostolo stabilisce il rapporto tra Cristo e Adamo in questi termini: «il primo uomo, Adamo, divenne un’anima vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita» (1Cor 15,45). Scrivendo di Adamo che divenne «un’anima vivente» Paolo cita il testo della Genesi, secondo cui Adamo «divenne un’anima vivente» grazie all’«alito di vita» che Dio «soffiò nelle sue narici» (Gn 2,7); Paolo poi sostiene che Gesù Cristo, come uomo risorto, supera Adamo: possiede infatti la pienezza dello Spirito Santo, che in modo nuovo deve dar vita all’uomo così da renderlo un essere spirituale. Se il nuovo Adamo è diventato «spirito datore di vita», ciò non significa che Egli si identifichi come persona con lo Spirito Santo che «dà la vita» (divina), ma che, possedendo come uomo la pienezza di questo Spirito, lo dà agli Apostoli, alla Chiesa e all’umanità. È «spirito che dà vita» per mezzo della sua morte e della sua risurrezione, ossia del sacrificio offerto sulla Croce.
 Il testo dell’Apostolo fa parte dell’istruzione di Paolo sul destino del corpo umano, di cui è principio vitale l’anima (psyché in greco, nefesh in ebraico: cfr. Gn 2,7). È un principio naturale, dal quale il corpo appare abbandonato al momento della morte, evento davanti a cui si pone, come problema di esistenza prima ancora che di riflessione filosofica, l’interrogativo sull’immortalità.
 Secondo l’Apostolo, la risurrezione di Cristo risponde a questo interrogativo con una certezza di fede. Il corpo di Cristo, colmato di Spirito Santo nella risurrezione, è la fonte della nuova vita dei corpi risuscitati: «Si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale» (1Cor 15,44). Il corpo «animale» (cioè animato dalla psyché) è destinato a scomparire per cedere il posto al corpo «spirituale», animato dallo pneuma, lo Spirito, che è principio di nuova vita già durante la presente vita mortale (cfr. Rm 1,9; 5,5), ma raggiungerà la sua piena efficacia dopo la morte. Allora sarà autore della risurrezione del «corpo animale» nella integrale realtà del «corpo pneumatico» mediante l’unione con Cristo risuscitato (cfr. Rm 1,4; 8,11), uomo celeste e «Spirito vivificante» (1Cor 15,45-49).
 La futura risurrezione dei corpi è dunque legata alla loro spiritualizzazione a somiglianza del corpo di Cristo, vivificato dalla potenza dello Spirito Santo. Questa è la risposta dell’Apostolo all’interrogativo che egli stesso si pone: «Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?» (1Cor 15,35). «Stolto! – esclama Paolo –. Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio, o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito... Così anche la risurrezione dei morti...: si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale» (1Cor 15,36-44).
 Secondo l’Apostolo, dunque, la vita in Cristo è nello stesso tempo la vita nello Spirito Santo: «Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene (a Cristo)» (Rm 8,9). La vera libertà si trova in Cristo e nel suo Spirito, «perché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte» (Rm 8,2). La santificazione in Cristo è nello stesso tempo la santificazione nello Spirito Santo (cfr., per esempio, 1Cor 1,2; Rm 15,16). Se Cristo «intercede per noi» (Rm 8,34), allora anche lo Spirito Santo «intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili... Egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio» (Rm 8,26-27).
 Come si rileva da questi testi Paolini, lo Spirito Santo, che ha agito nella risurrezione di Cristo, già infonde nel cristiano la nuova vita, nella prospettiva escatologica della futura risurrezione. Vi è una continuità tra la risurrezione di Cristo, la vita nuova del cristiano liberato dal peccato e reso partecipe del mistero pasquale, e la futura ricostituzione dell’unità di corpo e anima nella risurrezione da morte: l’autore di tutto lo sviluppo della vita nuova in Cristo è lo Spirito Santo.
 Si può dire che la missione di Cristo raggiunge veramente il suo zenit nel mistero pasquale, dove lo stretto rapporto tra la cristologia e la pneumatologia si apre, dinanzi allo sguardo del credente e alla ricerca del teologo, sull’orizzonte escatologico. Ma questa prospettiva include anche il piano ecclesiologico: perché «la Chiesa... annuncia Colui che dà... vita: lo Spirito vivificatore; lo annuncia e con Lui coopera nel dare la vita. Infatti, se “il corpo è morto a causa del peccato..., lo Spirito è vita a causa della giustificazione” (Rm 8,10), operata da Cristo crocifisso e risorto. E in nome della risurrezione di Cristo la Chiesa serve la vita che proviene da Dio stesso, in stretta unione ed in umile servizio allo Spirito» (D et V, 58).
 Al centro di questo servizio si trova l’Eucaristia. Questo Sacramento, nel quale continua e si rinnova incessantemente il dono redentore di Cristo, contiene nello stesso tempo la vivificante potenza dello Spirito Santo. L’Eucaristia è, dunque, il Sacramento nel quale lo Spirito continua ad operare e a «rivelarsi» come principio vitale dell’uomo nel tempo e nell’eternità. È sorgente di luce per l’intelligenza e di forza per la condotta, secondo la parola di Gesù a Cafarnao: «È lo Spirito che dà la vita... Le parole che vi ho dette (sul «pane che scende dal cielo») sono spirito e vita» (Gv 6,63).