La vita terrena di Gesù segnata dall'opera dello Spirito
di Don Giacinto Marianecci, Responsabile diocesano PP.OO.MM.
Giugno 2001

 Il 6 gennaio 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II ha chiuso solennemente, anche se con un certo rimpianto, la Porta Santa di San Pietro, ponendo fine al Grande Giubileo, l’Anno Santo del 2000.
 Ma se si è chiuso il periodo di una speciale e particolare indulgenza per il popolo cristiano, non si è chiuso l’anno di Grazia che prosegue ininterottamente; anzi da questo anno, in cui si è manifestata la particolare misericordia di Dio, scaturisce una nuova vitalità, che scuote la sonnolenza di certe situazioni, agita le coscienze quasi addormentate dall’abitudine e dall’assuefazione, suscita pensieri e desideri di miglioramento e alimenta aneliti di santità. Pellegrini di tutte le parti del mondo sono venuti a Roma, a professare la loro fede presso la tomba degli Apostoli, a “sentire” la voce di Cristo nella voce di Sua Santità Giovanni Paolo II. Il Signore Gesù, nella persona del suo Vicario in terra, seguita a rimanere con e tra gli uomini, ne sente la nostalgia, ne condivide gioie e dolori. «Mane nobiscum Domine...» rimani con noi, o Signore! E il Signore rimane, spesso senza essere riconosciuto, come non era stato riconosciuto dai discepoli di Emmaus. Ma lo riconobbero “in fractione panis”, nello “spezzare il pane” dopo aver sentito le sue parole di incoraggiamento e di esortazione. Riconosciamolo anche noi “in fractione panis” e manifestiamo la nostra fede e la nostra carità.
 Egli aveva promesso: Lo Spirito Santo verrà su di voi e riceverete la forza per essere testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, la Samaria e fino alle estremità della terra (cfr. At 1,8).
Testimoni... ma di che cosa?
Della sua Risurrezione, innanzitutto.
 Il Cristiano è chiamato ad annunciare in tutto il mondo questa verità. Da quella Risurrezione scaturisce l’essenza della Chiesa.
 Se Cristo non è risorto, allora è vana la vostra fede... esclama San Paolo.
È lo Spirito Santo che accompagna tutte le manifestazioni della vita di Gesù; e non poteva essere altrimenti, perché è la Trinità che agisce, opera, santifica, attraverso tutta la vita del Messia, dal primo momento del concepimento, all’ultimo istante, quando Egli, Gesù, rende al Padre “il suo Spirito”.
 E non è una novità. Già Gregorio Nazianzeno affermava: «Cristo nasce e lo Spirito Santo lo precede; è battezzato e lo Spirito lo testimonia; viene messo alla prova e “quello” lo riconduce in Galilea; compie i miracoli e “quello” lo accompagna; salì al cielo e lo Spirito gli succede».
 Vediamo queste tappe della “presenza” di Gesù sulla terra accompagnate sempre dalla presenza dello Spirito. Nella “pienezza dei tempi” Dio prepara il cammino al suo Cristo... e pensa a un Precursore che compare miracolosamente (Elisabetta infatti era sterile, e tutti e due erano in età avanzata... cfr. Lc 1,7) nella persona di Giovanni; anche il nome, che significa Dio è favorevole, è indicato dall’angelo: Egli sarà grande agli occhi del Signore; non berrà né vino né bevande inebrianti, ma fin dal seno materno riempito di Spirito Santo ricondurrà molti figli di Israele al Signore loro Dio (cfr. Lc 1,15-16). Comincia così a delinearsi l’opera della salvezza, e la speranza alimentata dai profeti da tanti secoli si realizzerà quanto prima.
 Ed ecco l’annuncio ufficiale della misericordia di Dio: Maria riceve la visita dell’arcangelo Gabriele, ascolta il messaggio di Dio... e rimane perplessa. Ma queste perplessità sono dissipate dal messaggero celeste: Lo Spirito Santo scenderà sopra di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra; perciò quello che nascerà sarà chiamato santo, Figlio di Dio (cfr. Lc 1,35). E la Madonna acconsente.
 È un momento importante della storia della salvezza, che segna i confini tra due epoche, due condizioni. È il presente Dio-con-noi che fa dimenticare il passato (Adamo... i Patriarchi... i Profeti che avevano sperato e desiderato...) e il futuro (tutti coloro che avrebbero ascoltato il Verbo di Dio e avrebbero fondato la loro forza su questa “reale” presenza nel mondo).
 Quelli che sono stati a Nazareth ricordano l’emozione provata davanti a quella pietra che ricorda l’avvenimento: «Hic Verbum Domini caro factum est», «Il Verbo di Dio qui si è fatto carne».
 Il mondo continuava la sua vita: l’Europa, l’Asia e l’Africa proseguivano nel loro cammino con le loro culture e le loro divinità, Roma e il suo impero avevano raggiunto il culmine della gloria... Nessuno si accorgeva di nulla... ma qualcosa era cambiato, qualcosa che avrebbe influito enormemente nell’evolversi della storia dell’umanità.
 La Madonna sapeva tutto questo... e vedeva non soltanto il momento bellissimo del Natale... ma anche l’ombra della Croce... e comprendiamo, con San Bernardo, la sua perplessità. Ascoltiamo Bernardo: «Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di uomo, ma per opera dello Spirito Santo. L’angelo aspetta la risposta: deve far ritorno a Dio che l’ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, oppressi miseramente da una sentenza di dannazione... Se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita».
 È commovente vedere tutto il mondo in profonda attesa: «Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal paradiso con la sua misera discendenza: te ne supplicano Abramo e David... Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia... dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano. O Vergine, da’ presto la risposta. Rispondi sollecitamente all’angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola: Di’ la tua parola umana e concepisci la Parola divina... Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti, batte fuori alla porta... Levati su, corri, apri. Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso. “Eccomi” dice “sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38)».
 Grazie, o Maria, di avere dato il tuo consenso. Nella tua risposta eravamo presenti anche noi. E le “testimonianze” accompagnano questi avvenimenti. «Elisabetta fu ricolma di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno» (cfr. Lc 1,41-42). La madre del “Precursore” sente la presenza dello Spirito Santo nella visita che la madre del Redentore fa alla sua casa... E poi ecco la testimonianza del vegliardo Simeone, che ebbe l’avventura di poter stringere tra le sue braccia colui che era “l’atteso” di tutti i secoli. Simeone andò dunque al Tempio mosso dallo Spirito... lo prese tra le braccia (il bambino Gesù) e benedisse Dio (cfr. Lc 2,25-35). E ancora la testimonianza del popolo che «si faceva battezzare e fu battezzato anche Gesù. E mentre stava in preghiera il cielo si aprì e lo Spirito Santo discese su di lui... e vi fu una voce che venne dal cielo: Tu sei il mio figlio amatissimo, in te io mi compiaccio» (cfr. Lc 3,21-22). Ma la testimonianza più bella e più significativa è quella che Gesù stesso dà della sua Missione salvifica riportando il brano di Isaia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato e mi ha inviato a portare ai poveri il lieto annuncio, ad annunziare ai prigionieri la liberazione e il dono della vista ai ciechi; per liberare coloro che sono oppressi e inaugurare l’anno di grazia del Signore» (cfr. Lc 4,18-19). E quando sarebbe accaduto tutto questo?
 Quando “i poveri” avrebbero avuto il lieto annuncio, quando “i prigionieri” avrebbero avuto la liberazione, quando “i ciechi” avrebbero riavuto la vista, quando gli uomini “oppressi” avrebbero inaugurato l’anno di grazia del Signore? Nella morte e nella risurrezione del Signore. E proprio in quei momenti di passione e di morte il Signore istituisce il sacramento dell’Eucaristia. Prendete e mangiate. Prendete e bevete.
 E la Sacra Scrittura proprio nel presentare questa decisione suprema dell’amore di Gesù per l’umanità accosta due momenti, due realtà: il tradimento... e il dono dell’Eucaristia.
«Nella notte in cui fu tradito...». E non fu solo Giuda a tradire...! Quanti tradimenti piccoli e grandi, storici e personali sono stati consumati e si consumano ancora nei confronti del Signore! E il “dono” del Corpo e del Sangue di Gesù: come abbiamo saputo apprezzare questa sua continua presenza in mezzo a noi... come abbiamo saputo “gustare” questo cibo in questo “sacro convito” a cui siamo invitati dalla misericordia e onnipotenza di Dio?
 E poiché l’Eucaristia è un segno di amore («... li amò fino alla fine» Gv 13,1) e l’amore, come ci ha insegnato Gesù, si sviluppa verso Dio e verso il prossimo, qual è la misura di questo nostro amore? E quando sentiamo del terremoto di El Salvador o dell’India, quando vediamo tanti bambini che muoiono di povertà o di A.I.D.S., e quando intere popolazioni sono ancora vittime di guerre... ignorate, e quando la schiavitù nel nostro pianeta è ancora presente in forme diverse, e quando ci chiudiamo nel nostro egoistico “io”, dov’è il nostro amore di Dio, Padre di tutte le creature... dov’è il nostro amore del prossimo?
 Domande inquietanti che esigono una risposta vera, sincera, immediata da parte nostra. Dio ci perdoni!
 E Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia (A. Manzoni). Il Signore Gesù con la sua morte e risurrezione ci ricorda tutto questo.
 Abbiamo detto che lo Spirito Santo accompagna la vita di Gesù per tutto l’arco dell’esistenza terrena, dal concepimento, alla morte, alla risurrezione e oltre. «Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò... Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera...» (Gv 16,7.13). La Pentecoste così è legata strettamente alla Passione e alla Risurrezione. Tre celebrazioni che fanno parte di un unico mistero. La Chiesa è la depositaria di questa “verità” poiché: «Non siete infatti voi a parlare ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi» (Mt 10,20). E sempre, in tutti i secoli, anche se in forme diverse la Chiesa ha annunciato, ha proclamato questa “verità” che proviene dallo Spirito.
La Passione e la Morte del Signore proseguono sempre: dal sangue dell’apostolo Paolo a quello dei martiri cinesi recentemente proclamati beati dal Santo Padre. Ma prosegue anche la Risurrezione... e che il Signore è risorto e che questo messaggio è stato veramente annunciato in tutto il mondo come segno inconfutabile di speranza, è provato dalle folle dei fedeli di tutti i continenti presenti nella città santa di Roma nel decorso Anno Santo.
 Christus heri, hodie, semper...