Le opere dello Spirito Santo nel cristiano:
i Doni e le Virtù

di Don Renzo Lavatori
Ottobre 2001

 Per attuare in pienezza la vita nuova nello Spirito e rimanere fedele alla sua realtà di figlio, il cristiano viene munito di molteplici aiuti divini che gli sono comunicati dallo Spirito Santo, come i doni infusi al battesimo, le virtù teologali e cardinali, i carismi e i frutti. In questa sede consideriamo i doni e le virtù.
Secondo la tradizione cristiana sono sette i doni dello Spirito Santo, conformemente al testo di Isaia 11,2-3 nella versione greca dei LXX. Tuttavia non è tanto importante determinare il numero dei doni, quanto capirne il significato. Nella Scrittura il numero sette indica la pienezza o la perfezione dello Spirito che viene riversato sul Messia, il quale raccoglie in sé e porta a compimento le virtù degli antenati. Questi medesimi doni sono comunicati al cristiano il giorno del suo battesimo e confermati con il sacramento della cresima. Essi sono il patrimonio spirituale che lo accompagna per tutta la vita e ogni battezzato ne può liberamente usufruire.
 Tommaso d’Aquino definisce l’essenza e la funzione dei doni dello Spirito Santo in questi termini: «I doni sono perfezioni dell’uomo, con i quali l’uomo è disposto ad assecondare benevolmente l’istinto divino». I doni perciò sono delle disposizioni interiori che lo Spirito Santo infonde nell’animo per predisporlo a seguire prontamente e docilmente le sue ispirazioni.
 Infatti l’uomo, pur avendo la grazia santificante, non possiede in modo perfetto la natura divina e quindi necessita di altri aiuti spirituali che lo rendano abile e pronto a compiere quegli atti che sono conformi alla volontà divina e alla sua verità. Con i doni dello Spirito Santo il cristiano acquista una certa connaturalità con la sfera divina ovvero un istinto divino, con il quale vive e agisce secondo Dio e non più secondo le sole capacità umane. In ciò sta la differenza tra i doni e le virtù teologali e cardinali, in quanto queste dispongono l’uomo a muovere se stesso verso il fine soprannaturale secondo il modo umano di conoscere ed amare; mentre i doni dello Spirito sono dati affinché l’uomo sia pronto ad agire in conformità al modo di vedere e di pensare di Dio, cioè sia totalmente mosso dallo Spirito di Dio.
 Secondo tale prospettiva alcuni doni sono dati per perfezionare l’intelligenza umana (intelletto, scienza, sapienza e consiglio); altri per muovere la volontà umana (pietà, fortezza, timore di Dio). Ad essi corrispondono armonicamente le sette virtù cristiane: tre teologali (fede, speranza e carità) e quattro cardinali (giustizia, fortezza, prudenza, temperanza).

DONI INTELLETTIVI
I doni intellettivi sono rapportati alle verità proposte dalla fede, in modo che siano capite e vissute con profonda chiarezza interiore, sia le verità che riguardano il mistero di Dio sia quelle che si riferiscono alla cose create e agli uomini.
 Il dono dell’intelletto ha il compito di penetrare intimamente (“intus legere” = leggere dentro), cioè di leggere dentro le verità accolte mediante la fede e capirle nella loro profondità e nel loro autentico valore. La virtù della fede è una semplice adesione alla verità rivelata, mentre il dono dell’intelletto dà una percezione viva e una retta comprensione di essa sia nell’aspetto teorico che pratico. Pertanto con il dono dell’intelletto non sono date all’uomo nuove verità o nuove concezioni, ma semplicemente è data l’intelligenza o percezione delle verità di fede, con la giusta valutazione del loro significato vitale e con l’esatta distinzione della verità dagli errori. Il dono dell’intelletto perciò perfeziona e approfondisce la virtù della fede.
 Il dono della scienza riguarda il giudizio nei confronti delle verità di fede, per mezzo del quale l’uomo riesce a distinguere ciò che si deve credere ovvero che è conforme alla volontà di Dio e alla sua verità da ciò che si oppone ad essa od ostacola e ottenebra la sua attuazione. Il suo oggetto proprio non è il mistero di Dio in se stesso, come per il dono dell’intelletto, ma tutte le realtà create che sono collegate con Dio e da lui dipendono. In tal modo il dono della scienza fa capire all’uomo che le creature non sono il bene ultimo e assoluto, sono invece rapportate al bene sommo e ad esso sottomesse. Pertanto il cristiano, con il dono della scienza, può ordinare se stesso e l’uso delle cose create al bene divino e non scambiare i beni creati con l’unico vero bene che è Dio. A questo scopo mette a disposizione la virtù della temperanza, con il cui esercizio sa disporre giustamente di tutto quello che possiede, senza eccedere nell’abuso o nel disprezzo né delle cose né di se stesso. La temperanza prepara e accompagna l’attuazione del dono della scienza, il quale, a sua volta, ne diventa il rafforzamento e il perfezionamento.
 Il dono della sapienza consente all’uomo la contemplazione delle verità rivelate con amore, cioè con l’adesione del cuore. Nel rapporto con Dio non basta conoscere intellettivamente il suo mistero, ma occorre aderirvi con tutto il proprio essere, con tutto l’amore. Infatti, mediante l’amore l’uomo si unisce a Dio formando un solo Spirito con Lui ed effondendosi in una profonda comunione affettiva. Sotto questo aspetto il dono della sapienza completa il dono dell’intelletto e pone in esso uno slancio sempre più intenso di desiderare la conoscenza diretta di Dio e la piena unione con lui, che si avrà alla fine della vita nella visione beatifica. Questo desiderio è sorretto dalla virtù della speranza, che consiste precisamente nel coltivare nel cuore umano l’anelito alla vita eterna come all’unico proprio bene, che diventa luce e nutrimento salutare lungo il cammino cristiano.
 Il dono del consiglio abilita l’uomo a compiere le proprie azioni in ordine al fine ultimo voluto da Dio. Ciò comporta che il cristiano, con il dono del consiglio, accoglie dentro di sé la ragione stessa di Dio, le sue motivazioni, i suoi pensieri, le sue prospettive, le quali dirigono l’intelletto umano a comprendere le cose e gli avvenimenti nel senso giusto, quello voluto da Dio, soprattutto in alcuni casi particolari in cui si può avere incertezza o dubbio. Alle volte il dono del Consiglio illumina l’uomo ad attuare delle scelte che vanno al di là della semplice concezione o saggezza umana o anche al di là della stessa legge, ponendolo in uno stato di interiore illuminazione e libertà. Tale dono si accompagna ed è sorretto dalla virtù della prudenza, che rende l’uomo capace di vagliare il momento in cui deve agire con decisione senza lasciarsi condizionare da situazioni o da atteggiamenti puramente terreni, ma con la forza di seguire il disegno divino qualunque siano gli effetti, con la consapevolezza che la sapienza di Dio oltrepassa i progetti umani e conduce sempre al bene per se stesso e per gli altri.

DONI VOLITIVI
I doni volitivi perfezionano la volontà umana in modo che si ponga in perfetta sintonia e disponibilità alla volontà divina e al suo amore.
 Il dono della pietà ha la funzione di offrire a Dio un culto autentico e appropriato alla sua realtà di Padre e Signore. Tale culto è dato dall’amore filiale verso di lui e dal riconoscimento della sua sovranità. Il cristiano, mosso dallo Spirito, onora e prega Dio in quanto lo considera Padre e Signore ed ha verso di lui un affetto filiale e una sottomissione obbediente. Tale dono completa la virtù della giustizia intesa nel senso religioso di dare a Dio ciò che a lui compete quale Creatore di tutte le cose e di rivolgersi a lui quale unico vero Dio, il quale vuole la salvezza di tutti i suoi figli. Con il dono della pietà e la virtù della giustizia l’uomo si allontana dall’idolatria o dai culti esoterici e pagani, per orientare tutta la sua vita al culto di adorazione dovuto al Signore rivelatosi in Cristo suo Figlio.
 Il dono della fortezza comporta la fermezza d’animo richiesta sia nel fare il bene sia nel sopportare il male, in particolare quei beni e quei mali che si presentano molto ardui e impegnativi. Con questo dono il cristiano viene rafforzato in modo tale che non deve lasciare di fare il bene a causa delle difficoltà, né deve essere sopraffatto dal male a motivo delle grandi sofferenze da affrontare. Lo Spirito Santo viene in soccorso dell’uomo aiutandolo a superare tutte le contrarietà e restare fedele alla volontà di Dio, fino al punto estremo di vivere le prove più difficili come fossero le più amabili e persino dilettevoli. È naturale vedere come il dono della fortezza si unisca alla virtù della fortezza per formare un unico robusto baluardo contro qualsiasi ostacolo che si voglia opporre sul cammino che conduce alla vita eterna e alla totale comunione con Dio.
 Per quanto riguarda il dono del timore di Dio, occorre precisare che non si tratta della paura servile di chi non accetta la signoria divina e si chiude in se stesso, e ciò è sempre un dato negativo, piuttosto esso indica l’atteggiamento di colui che vuole aderire a Dio per timore del peccato quale offesa di Dio Padre e separazione dal suo amore salvifico. In tal senso il dono del timore è mosso e animato dalla virtù della carità , che spinge l’uomo ad allontanarsi dal male per non offendere il Signore e ad obbedire a Dio unicamente per amore, trovando in ciò la piena soddisfazione e il compimento della propria felicità. Il timore di Dio va capito in unione con la carità, che ne è come l’anima e il dinamismo interiore che gli offre gioia e freschezza.
 I sette doni e le sette virtù costituiscono un tesoro spirituale immenso, che ogni cristiano porta dentro di sé, ma che purtroppo non viene sempre sufficientemente valorizzato e compreso. Da qui l’urgenza e l’importanza di riscoprirne e riviverne il significato e il valore, affinché esso rifiorisca nell’animo e sia utilizzato per la propria santificazione.