Lo Spirito Santo e Maria Santissima
tipo della relazione personale fra Dio e ogni uomo

di Padre Franco Granata, carmelitano
Dicembre 2001

 Tra le vicissitudini della nostra storia che a volte ha in sé le foschie ed i crepuscoli delle prove ed anche delle infedeltà, Maria splende dinanzi a noi come “segno di consolazione e di sicura speranza”. Non so se vi siete mai fermati a vedere le stelle ed a pensare ad esse. La stella con la sua luce spezza la notte, con il brulichio del suo splendore annunzia l’incedere di un nuovo giorno, nel viaggio segna, fedele e fissa, la direzione sicura da tenere. Maria è Stella perché consolazione del cuore dell’uomo pellegrino nel tempo e nello spazio, ma anche perché delineandosi come modello di vita, indica la via da percorrere. Chi avanza su una vita marieforme infatti non può non giungere al Cristo e così vedere adempiuta nella propria personale storia di salvezza quel che avvenne per i magi che giungendo presso Betlemme videro il Bambino che la Madre stringeva tra le braccia.
 Quando parliamo di Maria come modello si varca la soglia di un abisso di mistero e su questo tema potremmo parlare per ore ed ore. Ancor più se ci fermiamo a guardare Maria nel vortice della vita Trinitaria in cui è stata immersa nella sua vita e presso il quale dimora per sempre come colei che la Chiesa chiama Assunta in Cielo e Regina. Maria insomma, così come ce la consegna il Vangelo, non è solo colei che vive un rapporto con il Figlio in quanto sua Madre, ma vive anche un rapporto con il Padre e con lo Spirito Santo ed anche questo intreccio di rapporti tra Maria e la Trinità, diventano per noi modelli da contemplare e vivere.
 Tra i titoli più belli e squisitamente biblici che attribuiamo a Maria c’è quello più alto e vero per eccellenza ossia “Madre di Gesù”. Nel suo rapporto con il Figlio, Maria vive prima di tutto quel legame amoroso ed educativo che è tipico della maternità umana. Ma la relazione parentale di Maria si arricchisce di contenuti spirituali. Donando la carne al Verbo, lei è la porta della salvezza e recando in fretta per i monti di Giuda l’incontenibile annuncio del giungere del Messia, lei è colei che porta la salvezza. Questo atteggiamento di donna che dona Gesù agli altri sarà il filo rosso della sua storia di madre. Lo porterà in casa di Zaccaria, lo mostrerà ai pastori stupefatti. Lo offrirà all’adorazione dei magi venuti da lontano, simbolo dei popoli che affluiranno al Cristo e presso di lei Gerusalemme nuova. Lo consegnerà alle braccia di chi lo attende lasciando che i vecchi Simeone ed Anna lo stringano sul cuore. Lo difenderà perché la sua vita non sia schiacciata dal potere del male. Lo lascerà andare quando ormai uomo abbandonerà Nazareth per essere luce e salvezza per ogni uomo. Lo indicherà come speranza e orizzonte nuovo sulla tavola delle sorti umane dove spesso la festa finisce e la tristezza riesce a far morire la letizia. Lo offrirà sul monte del sacrificio come Agnello che lava il peccato del mondo. Maria è anche colei che, oltre che madre, calza dietro al Figlio i sandali del pellegrino per seguirlo come discepola fedele, vivendo le parole del Figlio e sforzandosi di mettere insieme nel suo cuore i frammenti della rivelazione per giungere pian piano alla comprensione dei significati di Dio. Anche lei conosce la notte di chi non comprende sino in fondo, anche per lei si configura il tempo della ricerca angosciata e trepidante sgranata con pazienza finché tutto non sarà chiaro. Le richieste di Dio sono incalzanti nella sua vita, continue sollecitazioni, sfide crescenti alla generosità del suo cuore sino a ritrovarsi ai piedi della croce invitata ad entrare nella stessa esperienza di amore, martirio e perdono del Figlio che mentre muore, allargando le braccia tra terra e cielo in un universale e perenne dono di se stesso, la chiama a superare se stessa allargando il suo cuore per essere Madre di ogni uomo di ogni tempo.
 Maria è anche il Nuovo Tempio sul quale si stende la nube dello Spirito, la nuova tenda sulla quale scende la possente Presenza di Dio per intrecciare l’ineffabile dialogo con l’uomo qual’è il mistero dell’incarnazione. Come il Figlio nella potenza dello Spirito avvia il suo ministero di annuncio per le strade di Galilea sino a Gerusalemme, anche lei piena di Spirito si alza per correre in fretta verso i monti di Giuda ed è nell’ebbrezza dello Spirito che annuncia le grandi opere di Dio. La sua avventura con Dio si snoda e raggiunge la sua pienezza tra doni continuamente rinnovati dello Spirito. Concepisce per opera dello Spirito Santo, la sua piccolezza di donna può compiere grandi cose in virtù di un invito a non temere perché su di lei si stenderà la potenza dell’Altissimo ed è investita definitivamente come Madre della Chiesa dalla discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste. Il suo pellegrinaggio nella fede che la conduce da Nazareth al cenacolo, dal suo concepimento immacolato sino all’assunzione, ha come motore interiore l’azione dello Spirito Santo.
 Maria è la donna della Trinità, avvolta da relazioni continue e profonde con le Tre Persone divine ed in questo la Chiesa peregrinante sulla terra trova in lei un modello. La vita cristiana si svolge in Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Nel rito del battesimo sulla fronte dei catecumeni il primo segno che viene tracciato è quello della croce ed è con la formula trinitaria che si rinasce alla vita di fede. Il cristiano, come Maria, deve saper accogliere la missione che il Padre gli affida ponendo come assoluta meta del proprio desiderio e del proprio agire l’avvento del Regno di Dio. Anche noi, visitati dallo Spirito ricevuto nel battesimo, concepiamo il Verbo di Dio nel nostro cuore, amandolo con tenera fedeltà, custodendolo con la preghiera e la purezza del cuore come l’unico necessario, la gioia che non può esserci tolta. Il Cristo vivente in noi è da donare con la nostra opera di evangelizzazione quale lieto annuncio sulla ricerca di felicità che ogni uomo anela e persegue nella vita. È da difendere contro le opere del male che voglio sopraffare i cuori e le sorti degli uomini, ed in unione al Cristo sofferente anche noi viviamo il nostro dolore, le nostre morti quotidiane e come lui rispondiamo con la parola della benedizione e del perdono alle provocazioni ed alle persecuzioni che ci feriscono. Piccoli e limitati crediamo di poter essere strumenti nelle mani di Dio perché non è da noi che viene la forza ma dallo Spirito Santo che ci è stato dato in dono e che continuamente invochiamo in unione a Maria Santissima perché ogni nostro giorno sia una rinnovata pentecoste. Madre di Gesù per volere del Padre e per opera dello Spirito Santo, Maria adora, contempla, canta, annuncia, rende la sua vita una liturgia continua dell’assoluto di Dio. Il cristiano è colui che rapito dal Vangelo, lo annuncia con la parola, lo testimonia con un’esistenza di comunione e di servizio che così diventa preghiera viva, liturgia del vivere.
Maria è il capolavoro della Trinità , prima fra tutte le creature umane perciò destinata ad essere seguita sulla stessa strada da noi suoi fratelli in quanto uomini e suoi figli in quanto Chiesa. In lei tutto è iniziato quando come umile serva si è disposta ad accogliere Dio nella sua vita come suo centro, suo tutto. Solo quando anche noi supereremo il peccato di Adamo, il peccato annidato nella natura umana di crederci autosufficienti, ripiegati sull’adorazione del nostro io, e ci apriremo all’Altro ed agli altri donandoci senza esitazioni e riserve, allora anche noi saremo davvero nel e con il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo e saremo finalmente ciò che desideriamo, ciò a cui siamo stati predestinati per volere di Dio, santi ed immacolati nell’amore come Maria, ovvero felici.