Il peccato contro lo Spirito Santo
non può essere perdonato

di Don Renzo Lavatori, docente di teologia
Gennaio 2002

 Dai testi sinottici (Mt 12,31-32; Mc 3,28-30; Lc 12,10) sappiamo che il peccato o la bestemmia contro lo Spirito non è perdonata. Con l’espressione «bestemmia contro lo Spirito» non s’intende l’atto di dire alcune parole contro lo Spirito Santo né di fare azioni particolari, ma piuttosto un atteggiamento interiore di opposizione allo Spirito, che può condurre conseguentemente a compiere gesti malvagi o a dire parole menzognere. Quest’atteggiamento è dato dallo spirito umano che si pone contro lo Spirito di Dio cioè contro lo Spirito Santo. Ora lo Spirito Santo è il dono dell’amore misericordioso del Padre ed è lui che rivela la verità salvifica di Gesù nostro unico Salvatore. Quando lo spirito umano assume una posizione contraria all’amore del Padre e alla verità di Cristo, esso cade nella bestemmia contro lo Spirito Santo e commette un peccato imperdonabile.
 L’opposizione spirituale a Dio può avere due risvolti diversi e complementari: uno per eccesso e uno per difetto.

1. Quello per eccesso si attua quando l’uomo considera il proprio peccato più grande dell’amore misericordioso di Dio; quando pensa cioè che il suo peccato non possa essere perdonato da Dio, perché troppo al di là della possibilità concessa dal perdono divino. Mette un limite alla misericordia divina e la ritiene incapace o impotente di assolvere il peccato o i peccati commessi. Questo stato d’animo conduce alla disperazione quale rifiuto radicale dell’amore redentore come se questo non volesse o non potesse perdonare peccati così gravi, vanificando in tal modo l’azione salvifica di Gesù con la sua morte in croce. Si tratta di una tra le più grandi menzogne: riputare come impotente e limitata l’infinita potenza dell’amore di Dio, che si è rivelato e concretizzato nella Pasqua di Cristo e che costituisce la manifestazione di un amore che più grande non esiste, come afferma Gesù stesso: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).
 La bestemmia contro lo Spirito – il quale, come si è detto, è il Dono dell’amore supremo del Padre e del Figlio – nega o rifiuta precisamente quest’amore e chiude l’uomo in se stesso, nella propria durezza di cuore. Per questa ragione non è perdonabile, non perché Dio non lo voglia o non lo possa perdonare, Lui che è la fonte del perdono, ma perché l’uomo crede di non poter essere perdonato e si rende perciò irraggiungibile e inafferrabile dal perdono divino; resta come totalmente impermeabilizzato all’acqua viva che sgorga dal cuore trafitto di Gesù e, attraverso di Lui, dall’amore infinito del Padre, cioè dallo Spirito Santo.

2. Quello per difetto è dato dall’uomo che, al contrario del caso precedente, non tiene conto del proprio peccato, considerandosi privo d’ogni imperfezione e debolezza, completamente a posto e giusto sotto tutti gli aspetti e pertanto non si ritiene bisognoso di perdono.
 È lo stato di colui che si considera ineccepibile e perfetto per i suoi meriti e non per la grazia di Dio. In tal modo egli vanifica l’azione redentrice compiuta da Cristo quale unica fonte di salvezza e di giustificazione. Non accetta l’intervento misericordioso di Dio, il dono del suo amore e del suo perdono, perché non ne ha bisogno in quanto è senza peccato.
La convinzione di essere senza peccato costituisce la più grande delle menzogne, come viene affermato da Giovanni: «Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa. Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi» (1Gv 1,8-10). Ciò è precisamente la bestemmia contro lo Spirito Santo, che è lo Spirito di verità, Colui che rivela la verità salvifica di Gesù e l’amore del Padre. Infatti è lo Spirito che convince il mondo circa il peccato (Gv 16,8), nel senso che fa scoprire l’estrema povertà e miseria spirituale dell’uomo, che può essere risanato unicamente dalla misericordia del Padre attuata con l’incarnazione, la morte e la risurrezione di Cristo suo Figlio.
 Coloro che si rendono conto di tale situazione di peccato e della necessità di accogliere la salvezza divina, si trovano nella situazione migliore per ottenere il perdono di Dio; coloro invece che non riconoscono la propria miseria, si rendono indisposti e chiusi all’azione redentrice di Cristo e rimangono privi della sua misericordia. Ciò non perché Dio non voglia loro perdonare, ma perché il perdono non può essere riversato su chi non avverte il bisogno di perdono e non lo chiede. L’uomo si fa così impenetrabile alla grazia dello Spirito, restando prigioniero della propria tenebra interiore. È veramente uno stato di profonda chiusura spirituale che impedisce ogni possibile conversione: «L’uomo resta chiuso nel peccato, rendendo da parte sua impossibile la sua conversione e, dunque, anche la remissione dei peccati, che ritiene non essenziale e non importante per la sua vita. È, questa, una condizione di rovina spirituale, perché la bestemmia contro lo Spirito Santo non permette all’uomo di uscire dalla sua auto-prigionia e di aprirsi alle fonti divine della purificazione delle coscienze e della remissione dei peccati» (Dominum et Vivificantem, 46).
 Il peccato contro lo Spirito non è solo degli uomini che vivono immersi nella mentalità materialistica ed edonistica del mondo, ma anche di coloro che, incamminati sulla strada dell’impegno cristiano, restano impigliati nella propria auto-gratificazione e non sentono più la necessità di purificarsi e di rinnovarsi incessantemente, oppure, incappati nel peccato, non hanno il coraggio e l’umiltà di tendere la mano a Dio per ottenere la sua amorosa misericordia. Da qui l’importanza di pregare lo Spirito Santo affinché non si attenui nel cuore umano la sensibilità al bene e al male e la sua azione rimanga sempre viva in esso per sospingerlo continuamente alla penitenza e alla richiesta del perdono divino. In altre parole, si tratta di restare costantemente avvolti dall’amore dolcissimo del Padre e del Figlio Gesù, che è lo Spirito Santo, attenti alle sue ispirazioni interiori, docili ai suoi richiami e disponibili ai suoi orientamenti.