Pentecoste di Maria, Pentecoste della Chiesa
di Padre Stefano De Fiores
Maggio 2002

 «Grande è il potere della memoria» (S. Agostino), perché permette di prendere coscienza delle proprie radici, fonda l'identità personale o di gruppo e pone le basi per progettare un adeguato futuro. Ritornare alle origini del movimento cristiano che attraversa gli ultimi duemila anni di storia risulta un cammino obbligato per tutti i discepoli di Cristo. Si tratta di ritrovare quell'«inizio» (arché) che la stessa Chiesa primitiva – come ha notato H. Schürmann – non ha mancato di discernere e trasmettere nei libri del Nuovo Testamento.
 Proprio nei due misteri della venuta di Cristo nel mondo (incarnazione) e dell'inizio della Chiesa (pentecoste) emerge la presenza di Maria, la donna che risponde alla rivelazione con una fede esemplare. E in ambedue i misteri la madre di Gesù appare strettamente unita allo Spirito santo. Su di essi fermeremo la nostra attenzione nell'intento di trarre lezioni di vita in ordine al nostro inserimento nella storia della salvezza.

Lo Spirito avvolge Maria con la sua ombra
 Per capire la novità dell'annuncio dell'angelo a Maria (Lc 1,26-38) dobbiamo tener conto che agli inizi del I secolo, come ha messo in luce J. Jeremias, «il pensiero dominante del giudaismo ortodosso era che lo Spirito fosse estinto». I rabbini erano convinti che dopo i profeti Aggeo, Zaccaria e Malachia lo Spirito avesse smesso di parlare e si percepisse solo l'eco della sua voce.
 È vero che vigeva la promessa di un messia, «sopra» il quale verrebbe e riposerebbe lo Spirito del Signore (Is 11,2; 42,1; 61,1), ma all'annunciazione «il personaggio che entra direttamente a contatto con lo Spirito è sua madre». Dunque proprio con Maria finisce l'epoca dell'estinzione del dono della profezia e inizia il tempo l'irruzione dello Spirito che si comunica in abbondanza.
 Lo Spirito è la nube luminosa che aveva coperto il tabernacolo (Es 40,35) e ora «coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35) Maria, trasformandola in propria dimora, spazio sacro, tempio e Santo dei santi del Dio vivo, luogo d'incontro tra l'umanità e JHWH (=Jahwé). Come nota perspicacemente S. Lyonnet, «questa Presenza divina che ella dalla sua infanzia aveva imparato a venerare in un solo luogo della terra, dove il sommo sacerdote entrava una volta all'anno nel gran giorno dell'espiazione, l'angelo Gabriele le insegna oggi che deve ormai adorarla in se stessa».
 Il nuovo inizio dell'umanità realizzato nell'incarnazione si ha in Cristo, presente e rivelato a Maria, ma anche nella risposta di lei all'annuncio del messaggero celeste. La Vergine di Nazaret non è trattata da Dio solo come terra feconda o luogo sacro, tanto meno come strumento muto e inerte. «Maria – puntualizza X. Pikaza – è una persona e le leggi del suo incontro con Dio devono essere sfumate a partire da ciò che è personale. La presenza dello Spirito in Maria implica una serie di aspetti di dialogo interpersonale e libertà, di chiamata e risposta, d'amore e obbedienza che superano le immagini anteriori». Per l'azione santificatrice dello Spirito, che crea in lei il cuore nuovo promesso dai profeti, Maria diviene la «trasparenza personale» dello stesso Spirito.

Santa Maria della pentecoste
 Presente al sorgere dell'Uomo nuovo, Maria non può mancare quando inizia la nuova comunità dei discepoli di Cristo. Lo richiede il parallelismo tra le scene dell'annunciazione e della pentecoste, che appaiono sotto la penna di Luca come pannelli di un dittico. In ambedue troviamo le medesime espressioni «Spirito santo / venire sopra / forza» (Lc 1,35; At 1,8) e la stessa dinamica che dalla casa va al mondo e consiste nella lode di Dio, nell'annuncio del mistero cristologico e nelle effusioni carismatiche.
 Infatti, ricevuto lo Spirito, Maria lascia la casa di Nazaret e si reca in fretta in montagna da Elisabetta per portarle il Salvatore; da parte sua, la comunità di Gerusalemme esce dal ritiro per offrire a tutti l'annuncio della salvezza. Maria inoltre sente il bisogno di proclamare le «grandi cose» operate in lei dal Potente (Lc 1,46-55); anche Pietro tiene un discorso in cui celebra la gloria di Dio rivelata nella risurrezione di Gesù (At 2,14-36). Infine al saluto di Maria si effonde su Elisabetta lo spirito di profezia, mentre Giovanni esulta alla presenza del Signore; e i presenti alla pentecoste si sentono dotati del carisma della glossolalia e cominciano a parlare in lingue.
 Da questo parallelismo emerge che le due scene inaugurali dell'annunciazione e della pentecoste si richiamano a vicenda, anzi costituiscono lo stesso mistero della venuta dello Spirito sulla Chiesa. Colpisce il fatto che Maria non solo sperimenta la prima pentecoste in ordine alla nascita del Messia, ma è presente nella pentecoste della Chiesa, quando nasce la prima comunità a Gerusalemme. Esaminiamo il significato di questa presenza.

Il gruppo fondazionale della Chiesa
 Luca descrive con cura storica e insieme teologica il nucleo della prima comunità in attesa della pentecoste: sono i membri fondazionali e costitutivi della Chiesa della nuova alleanza. Si tratta di un gruppo quadrimembre: «Tutti questi [gli undici apostoli] erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui» (At 1,14).
 Che cosa possiamo dire di queste quattro categorie di persone e della loro vita nel periodo intermedio che congiunge la pasqua alla pentecoste?
 Gli apostoli, citati per nome, sono i personaggi di primo piano, in quanto nucleo fondamentale del nuovo popolo escatologico. Essi hanno incontrato Gesù risorto in Galilea (Mc 14,27-28), poi ritornano a Gerusalemme per attendere lo Spirito secondo la promessa di Gesù durante la cena di commiato (Lc 24,42-49; At 1,4-5).
 Le donne vengono in secondo luogo e sono innominate. È improbabile che siano le mogli degli apostoli, conforme a 1Cor 9,5 che attesta che gli apostoli e i parenti di Gesù si facevano accompagnare dalle proprie spose. È più normale che si tratti delle donne prima nominate da Luca nel vangelo come presenti alla crocifissione, sepoltura e risurrezione di Gesù (Lc 8,1-3; 23,49.55; 24,10).
Maria è la sola donna presentata con il suo nome e con la sua funzione cristologica: «madre di Gesù». Con la sua presenza che testimonia la realtà storica dell'incarnazione è l'elemento di continuità tra l'origine di Cristo e la nascita della Chiesa, ambedue opera dello Spirito, come anche tra il gruppo delle donne e il clan familiare di Gesù. Non è soltanto integrata pienamente nella comunità post-pasquale, ma secondo Giovanni ella è da Cristo crocifisso dichiarata madre di tutti i discepoli amati (Gv 19,25-27). Inoltre Maria partecipa alla gioia della risurrezione, a lei preannunciato nell'episodio dello smarrimento e ritrovamento di Gesù nel tempio, quando al triduo di angoscia segue la gioia dell'incontro.
 I fratelli di Gesù, cioè i suoi parenti, sono passati da un'iniziale incredulità alla fede nel Risorto, soprattutto quando questi appare a Giacomo, come ricorda espressamente Paolo (1Cor 15,7). Allora il lutto familiare per la morte di Gesù si trasforma in gioia pasquale ed essi per un certo tempo prenderanno parte attiva all'interno della comunità di Gerusalemme.
 Il fatto nuovo è la convergenza di questi differenti gruppi in unica comunità , unanime e perseverante nella preghiera nell'attesa dello Spirito. Quanto abbia contribuito Maria alla riunione e comunione dei discepoli del Figlio non ci è detto espressamente. Tuttavia ella ha alcuni titoli per svolgere un ruolo aggregante. In quanto Madre di Gesù è centro di attrazione per tutti quanti hanno amato il maestro e lo hanno seguito, perché trovano in lei l'origine storica di lui sotto l'influsso dello Spirito. Come donna è in sintonia con le altre discepole che assistevano Gesù durante la vita pubblica. In qualità di credente esercita un influsso sul clan familiare, dal quale non si è mai separata. Soprattutto in quanto Madre dei discepoli amati Maria li raduna come Gerusalemme accoglie i figli tra le sue mura, ed è anche accolta non come «proprietà esclusiva di un gruppo particolare, ma come tesoro comune di quelli che amano veramente Gesù».