Identità personale dello Spirito Santo
in rapporto al Padre e al Figlio

di Don Renzo Lavatori
Luglio 2002

 Per affrontare un argomento di non facile comprensione e d'alta teologia e spiritualità, ho creduto opportuno sviluppare il discorso attraverso tre momenti distinti e complementari, in modo da giungere, alla fine, a una certa chiarificazione intorno all'individualità o soggettività dello Spirito Santo, che lo distingue dalle altre due persone divine e insieme lo mette in loro collegamento. In altre parole si tratta di rispondere alle domande: chi è propriamente lo Spirito Santo? Si può dare di lui una definizione esatta? Quali sono le sue caratteristiche personali e distinte rispetto al Padre e al Figlio?

1. Lo Spirito Santo definito la Persona-dono
 L'enciclica di Giovanni Paolo II sullo Spirito Santo, Dominum et vivificantem, si dilunga a scandagliare la vita intima delle tre divine persone e a cogliere, in particolare, il senso e il valore della persona dello Spirito Santo, il quale viene individuato come amore e dono personale. L'affermazione più completa e chiara è quella del paragrafo 10: «Nella sua vita intima Dio è amore (1Gv 4,8.16), amore essenziale comune alle tre divine Persone; amore personale è lo Spirito Santo, come Spirito del Padre e del Figlio. Per questo, egli scruta le profondità di Dio (1Cor 2,10), come amore-dono increato. Si può dire che nello Spirito Santo Dio esiste a modo di dono. È lo Spirito Santo l'espressione personale di un tale donarsi, di questo essere amore. È Persona-amore. È Persona-dono. Abbiamo qui una ricchezza insondabile del concetto di persona in Dio, che solo la rivelazione ci fa conoscere».
 Nel testo è posta la distinzione tra la nozione d'amore riferito alla natura divina in genere, e l'amore, in senso personale, quale nome proprio e determinazione singolare dello Spirito Santo. Poi si precisa che egli è chiamato amore personale in ragione del suo essere Spirito del Padre e del Figlio. In tal modo si definisce l'amore personale come unione tra il Padre e il Figlio, nella dimensione del loro Spirito che li accomuna, pur rimanendo una persona distinta dall'altra. Per questa ragione lo Spirito Santo è considerato colui in forza del quale la vita intima della Trinità si svolge quale comunione interpersonale, quale donazione d'una persona all'altra. Egli è il dono per cui il Padre e il Figlio comunicano il medesimo Spirito, rendendosi l'uno completamento proteso e inserito nell'altro.
 L'essere divino appare così un atto di donazione reciproca nell'amore. Proprio lo Spirito Santo, nella sua realtà personale di dono e d'amore, consente alle persone divine di farsi dono una con l'altra e d'essere totalmente e concretamente comunione d'amore. Lui è il segno o l'espressione personale di quest'eterna comunicazione tra il Padre e il Figlio. Perciò è definito la persona amore e la persona dono, cioè un soggetto che, per sua costituzione eterna, vive, sussiste e agisce come il dono d'amore infinito.

2. La Persona-dono d'amore tra il Padre e il Figlio
 Lo Spirito Santo non deve essere inteso come un dono generico che si frappone tra il Padre e il Figlio, per esprimere la loro comunione spirituale. Esso è un dono che esiste come persona o una persona che sussiste come dono. Le due determinazioni, dono e persona, prese insieme, offrono una descrizione completa dell'individualità dello Spirito Santo. Il dono indica soprattutto la relazione che lo pone essenzialmente in rapporto al Padre e al Figlio, in quanto il suo essere è totalmente ed esclusivamente proiettato verso di essi, non ha una connotazione propria indipendente da loro. La persona sottolinea invece la sua consistenza reale, che lo rende personalmente distinto dal Padre e dal Figlio e non può in alcun modo identificarsi né con l'uno né con l'altro.
 Nel dono l'aspetto preponderante è quello di connotare il rapporto che l'unisce al donatore e al recettore, così che il suo modo d'esistere e di vivere non è mai per se stesso o in se stesso, ma solamente in riferimento agli altri due soggetti. Lo Spirito Santo, nel suo essere dono del Padre e del Figlio, si definisce nella sostanziale relazionalità ad essi, tanto che la sua entità individuale si esaurisce nel contenere in sé il rapporto che unisce reciprocamente il Padre al Figlio. La sua personalità è propriamente quella di non essere chiusa in sé, ma d'offrire una totale apertura agli altri due. In sé e per sé egli è la manifestazione totale dell'unione del Padre e del Figlio; il suo essere scompare nello svelare e far esistere in se stesso il vincolo d'unione tra le altre due persone. Lo Spirito Santo è la massima e suprema espressione della trasparenza silenziosa e umile dell'amore, con l'unico intento di tenere unite e avvinte le altre due persone, senza peraltro confonderle tra loro.

3. Le caratteristiche proprie della Persona-dono
 Si sa che il dono è frutto solo della gratuità o generosità di chi l'offre, mai dell'imposizione o della necessità. Ciò comporta che esso promana esclusivamente dallo slancio dell'amore, non per forza. L'amore s'accompagna alla spontaneità, alla libertà, alla creatività. Lo Spirito Santo, in quanto dono, non è determinato da nessuna necessità o esigenza previa, ma nasce e sussiste soltanto in forza del libero comunicarsi del Padre e del Figlio. Da qui la sua caratteristica di persona libera in se stessa, senza altre limitazioni o condizionamenti. Egli è la manifestazione eterna e l'attuazione totale della disponibilità, in Dio, ad incontrarsi una persona con l'altra. Pertanto lo Spirito Santo, colto nel suo essere dono, si può definire come segno e sussistenza della libertà. Egli agisce e si comporta da soggetto pienamente libero, mosso da nessun'altra spinta che quella d'essere donato e di donarsi. Il dono non ha schemi né programmi imposti; esso sorge, vive e si diffonde là dove c'è la forza interiore e generosa di portarsi verso l'altro, d'immergersi nell'altro, per stabilire un profondo e sincero legame di comunione, d'amore vero, di donazione totale. Egli si muove nello spazio infinito e inafferrabile della disponibilità, che non conosce confini se non quelli dell'amore gratuito e magnanimo.
 In tale contesto il dono assume una fisionomia dinamica e vitale, fonte d'un movimento continuo ed efficace. Non basta porlo una volta per tutte, esso richiede d'essere continuamente compreso, accolto, rinnovato. Il dono dello Spirito Santo esprime precisamente tutto questo, nel senso che esso è posto dal Padre perché sia accolto dal Figlio; il Figlio a sua volta lo ripropone al Padre in uno scambio d'amore sempre nuovo e vivo. Essi non si stancano mai di significare nel dono del loro Spirito la reciproca disponibilità a donarsi e ad essere l'uno nell'altro, in un'intima osmosi di conoscenza e d'amore estatico. In tal modo lo Spirito Santo si fa portatore fedele e puntuale dei loro sentimenti, delle loro effusioni, dei loro pensieri.