Maria e il dono del cuore nuovo nello Spirito
Padre Stefano De Fiores
Agosto 2002

 La mistica cristiana è legata ad un costante atteggiamento di docilità allo Spirito Santo. Infatti, «quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio» (Rm 8,14). Questo vale per Maria, la cui esistenza ricolma di grazia non si può spiegare senza l'opera interiore e possente del Paraclito.

Madre verginale di Gesù per opera dello Spirito
 Per comprendere l'azione trasformante dello Spirito in Maria occorre innanzitutto puntare lo sguardo sul mistero dell'incarnazione, che si realizza con l'intervento dello Spirito Santo. Come testimonia Matteo, l'origine terrena di Cristo, Figlio di Dio, avviene «per opera dello Spirito Santo» (Mt 1,18). Lo Spirito, che la tradizione ebraica credeva estinto dopo gli ultimi profeti (Jeremias), rompe il silenzio e la sua azione nascosta, discende su Maria e la copre della sua ombra (Lc 1,35). Anzi secondo Luca, lo Spirito anticipa per Maria la pentecoste della Chiesa nascente: vi troviamo lo stesso binomio (Spirito santo-potenza), la medesima espressione (venire sopra), la stessa dinamica (venuta dello Spirito, partenza per la missione, effusioni carismatiche). Nella Vergine di Nazaret si attua la protopentecoste: lo Spirito produce in lei due effetti meravigliosi.
 Il primo è la concezione verginale del Figlio di Dio secondo la natura umana, per cui «ciò che in lei è generato è opera dello Spirito Santo» (Mt 1,20). Il Magnificat interpreterà questa esperienza di maternità verginale di Maria come «grandi cose» compiute in lei dal Potente (Lc 1,49), con discreta allusione alla «potenza dell'Altissimo» (Lc 1,35).
 Maria si sente luogo santo dell'azione dello Spirito e nello stesso tempo sua collaboratrice, in quanto Gesù è formato in lei e da lei, sicché è veramente suo figlio. Lo Spirito e Maria agiscono in sinergía o cooperazione: dalla loro attività comune scaturisce il capolavoro della storia della salvezza, Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio. Per questo la Vergine diventa – come sottolinea la tradizione ortodossa – pneumatofora e pneumatiforme: è portatrice dello Spirito e icona che lo rivela.

Il dono del cuore nuovo
 Il secondo effetto della protopentecoste è l'esemplare consenso formulato da Maria all'angelo (Lc 1,38), in quanto Vergine dal cuore nuovo.
 Se si paragona l'Annunciazione a Maria agli annunci veterotestamentari (Gn 17-18 concezione di Isacco; Gdc 13 concezione di Sansone; Gdc 6 missione di Gedeone; Es 3 missione di Mosè), al di là della coincidenza e affinità schematica, si osserva una notevole differenza: in nessun annuncio dell'AT è esplicitata l'accettazione del beneficiario. Il consenso di Maria all'angelo è invece fortemente sottolineato, sicché i Padri della Chiesa insistono con ragione sul ruolo personale svolto dalla Madre di Cristo come cooperatrice alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza (cfr. Ireneo).
 Il consenso della Vergine non può essere compreso fuori dell'influsso dello Spirito Santo. Situata alla cerniera dell'AT e del NT Maria entra nella Nuova Alleanza e pronuncia la parola decisiva solo perché lo Spirito Santo ha agito in essa attraverso il dono del cuore nuovo promesso dai profeti.
 Il pastore calvinista H. Chavannes, recentemente scomparso, dimostra questa tesi procedendo in tre tempi:
1. Nella Visitazione, Elisabetta sotto l'ispirazione dello Spirito Santo proclama: «Beata colei che ha creduto» (Lc 1,45). Ella afferma così che quando Maria disse: «Si faccia di me secondo la tua parola» (Lc 1,38), questo consenso è ispirato puramente e semplicemente dalla fede, che è la virtù con la quale acconsentiamo con fiducia all'opera straordinaria di Dio.
2. Ora la fede è opera dello Spirito Santo. Questa verità è già riconosciuta nell'AT. L'alleanza stipulata da JHWH con il suo popolo (Es 6,7) costituisce un dramma per Israele: i profeti rimproverano continuamente la disobbedienza del popolo, la sua durezza di cuore, la sua lentezza nel credere, la poca generosità nell'eseguire ciò che il Signore comanda. La salvezza di Dio – dice K. Barth – diviene per esso una maledizione e la sua giustizia un giudizio. Allora Geremia ed Ezechiele annunciano una trasformazione per i tempi escatologici: «Verranno giorni, in cui farò una nuova alleanza con la casa di Israele e di Giuda... Stabilirò con essi un'alleanza eterna» (Ger 31,31; 32,40). «Toglierò il loro cuore di pietra e darò loro un cuore di carne... Spanderò su di voi delle acque pure e sarete purificati... Vi darò un cuore nuovo e metterò in voi uno spirito nuovo» (Ez 11,19; 36,25-26). Non si tratta di sostituzione, ma di una rinnovazione e di un compimento dell'alleanza rimediando alla situazione di fragilità e disobbedienza del popolo con il dono del cuore nuovo operato dallo Spirito. Per l'AT il cuore più che la sede dell'affettività è l'organo del discernimento: esso dirige la volontà, il desiderio e la condotta morale. Il cambio di cuore (modernamente il «trapianto») significa l'inizio di una nuova direzione della volontà. Mentre il cuore di pietra era duro e ribelle alla volontà di Dio, incapace di piegarsi alla legge imposta esteriormente, il cuore nuovo abilita dall'interno ad obbedire a Dio con atto libero e volontario. è Dio stesso ad agire attraverso il suo Spirito, simboleggiato dalle acque che danno vita e freschezza, trasformando il cuore umano in modo da poter offrire liberamente il sì del consenso e della fede.
3. La conclusione si impone: Maria ha ricevuto lo Spirito Santo prima di concepire Cristo. La fede che la rese disponibile per questo concepimento fu un'opera dello Spirito divino, che ha realizzato in lei il cuore nuovo predetto dai profeti. Anzi l'opera dello Spirito è andata così innanzi da fare emettere a Maria un atto di fede esemplare: ella non domanda segni come Abramo, Gedeone, Ezechia e Zaccaria (Gn 15,8; Gdc 6,36-39; 2Re 20,8; Lc 1,18-19), ma dà un consenso immediato e totale. Nonostante la misteriosa realtà dell'annuncio, Maria risponde all'elezione divina con un'accettazione senza riserva né esitazione. Dio le domanda tutto, e lei dona tutto, per amore. Per il dono del cuore nuovo, Maria è la prima credente della nuova alleanza. I Padri stabiliscono il parallelismo Eva-Maria, non solo per indicare la prospettiva salvifica dell'obbedienza della Vergine divenuta «causa di salvezza per sé e per tutto il genere umano», ma anche per sottolineare la realizzazione in Maria, fin dal suo apparire, della creazione rinnovata. Verosimilmente il Paraclito non ha agito ad intermittenza sulla Madre di Gesù, ma ha accompagnato tutto il suo cammino attraverso il tempo. È lo Spirito a ricolmare Maria di grazia fin dal suo venire all'esistenza, sicché Gabriele può salutarla «amata in permanenza da Dio» (cfr. Lc 1,28). È ancora lo Spirito a suscitare nella Vergine il gioioso cantico di lode a Dio salvatore (Lc 1,46-55) e la meditazione degli eventi riguardanti Gesù (Lc 2,19.51). È sempre lo Spirito a rendere Maria discepola del Figlio ed a sostenere la sua fede fino al Calvario (Gv 19,25).

Conclusione
 Anche noi dobbiamo riscoprire i legami d'amore e di attività esistenti tra lo Spirito e la Madre di Gesù, perché essi ci riguardano. Quanto è avvenuto in modo sublime e inarrivabile, è avvenuto in noi mediante l'invio dello Spirito nei nostri cuori fin dal sacramento fondamentale del nostro itinerario cristiano: il battesimo.
 Anche noi abbiamo ricevuto il dono del «cuore nuovo» mediante lo Spirito, autore dell'esistenza cristiana. Egli ci fa passare da una «vita secondo la carne», cioè secondo la natura che prescinde da Dio, o «secondo la legge» codice esteriore incapace di salvare, alla «vita secondo lo Spirito» che ci fa agire dall'interno per amore.
 Anche noi dobbiamo generare spiritualmente Cristo in noi, nel nostro ambiente, nella nostra cultura. Ma questo non potrà avvenire se non per mezzo dello Spirito che ha reso fecondo il grembo della Vergine Maria.
 Dalla contemplazione della Vergine, prototipo e modello della Chiesa che cammina sulle vie del Paraclito, scaturisce per noi un invito pressante alla conversione allo Spirito d'amore e di pace e una speranza per l'avvenire del mondo.