Lo Spirito Santo «protagonista»
della missionarietà della Chiesa

Padre Tomas Spidlik S.J.
Ottobre 2002

 Un turista osservava la gente a Roma sulla piazza San Pietro. Aspettavano il breve discorso e la benedizione del Papa durante la preghiera dell'Angelus domenicale. Il turista, che non era credente, chiese ad un altro: «Che cos'ha questa gente in comune con il Papa? È di un'altra nazione, del suo discorso afferrano poco o addirittura non ne capiscono nulla. E anche fra di loro non si conoscono. Non è illusione credere che siano uniti fra di loro in una Chiesa?». Quell'altro, al quale egli si rivolgeva, era credente e gli rispose giustamente: «Siamo uniti, perché abbiamo lo stesso Spirito Santo».
 La Chiesa è paragonata da San Paolo ad un corpo. Il corpo deve essere un organismo vivo, deve avere una sola anima che lo unisce. Ma come unire in una sola anima degli uomini liberi, individuali? Leggiamo spesso delle espressioni generiche che esprimono l'unità di qualche società. Diciamo per esempio che i francescani hanno lo spirito di San Francesco, cioè cercano di pensare come lui, di agire secondo il suo esempio. D'altra parte, però, ogni Padre Francescano è una persona indipendente. Se si comprendesse l'unità fra di loro solo in questo senso generico, o come lo chiamiamo "morale", non sarebbero un solo corpo, se non nel senso metaforico. Ma non è quel senso di unità della Chiesa di cui parla San Paolo. Anche noi, quando diciamo che lo Spirito di Cristo vive nella comunità dei fedeli, non intendiamo solo il fatto che cerchiamo di pensare allo stesso modo, di intenderci e organizzarci insieme. Quando lo Spirito Santo discese sugli Apostoli, riuniti a Gerusalemme nel giorno della Pentecoste, egli si fece sentire come una forza reale, viva, che è in tutti e unisce tutti (At 2).
 Nel semplice insegnamento catechetico possiamo spiegare questo mistero nel modo seguente. Secondo la dottrina tradizionale dei Padri greci, il cristiano è composto di tre elementi: il corpo, l'anima e lo Spirito Santo. I corpi di ognuno sono diversi. Anche le anime: quella di Pietro non è quella di Paolo, quella di Paolo differisce da quella di Andrea, ecc. Ma il terzo elemento, lo Spirito Santo, è lo stesso in Pietro, in Paolo, in Andrea e in tutti i credenti. È quindi l'anima comune di tutti i membri della Chiesa.
 Esercita così funzioni simili all'anima nel corpo del singolo uomo. Crea l'unità, vivifica i singoli organi, fa crescere l'organismo. Nell'enciclica di Pio XII Il Corpo mistico si legge: «Bisogna attribuire allo Spirito di Cristo, come ad un principio invisibile, il fatto che tutte le parti del corpo sono unite fra di loro e con la nobile Testa (Cristo)». Quali conclusioni missionarie ed ecumeniche seguono da questa verità?
 L'anima vivifica il corpo, ma è anche unita con il corpo. La separazione del corpo e dell'anima è la morte dell'individuo. Una cosa simile si verifica anche nella vita della Chiesa. La sua anima è lo Spirito Santo. Il suo corpo sono le differenti "membra" con le loro differenti funzioni: il Papa, i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, tutto il popolo di Dio, cioè i battezzati che vivono in unione, anche esterna e ufficiale, con i loro pastori. Questa è la Chiesa di Cristo, la Chiesa Cattolica. E gli altri? Che cosa sappiamo della loro sorte? Possono salvarsi quelli che, anche senza loro colpa, non appartengono esternamente alla Chiesa Cattolica? Nel corso della storia furono date varie risposte. Una cosa, però, rimaneva sempre indiscutibile, cioè il dogma di fede: non può salvarsi nessuno al di fuori della Chiesa di Cristo, non può avere Dio come Padre chi non ha la Chiesa come Madre. Allora nacque una seria domanda: chi davvero appartiene alla Chiesa e in che modo si può dire unito ad essa? Per tutto il Medioevo i cattolici lottarono contro le eresie che volevano separare l'anima dal corpo della Chiesa. I seguaci di Wycliffe si scandalizzavano della vita di alcuni prelati: non potevano comprendere come dei peccatori potessero essere membra della santa Chiesa. Dato che non si sa chi è santo e chi non lo è, essi affermavano che la vera Chiesa è invisibile. La Chiesa esterna sarebbe invece la "sinagoga di satana". I cattolici, evidentemente, difendevano l'unità fra l'anima e il corpo, fra l'istituzione visibile della Chiesa e lo Spirito Santo che la vivifica. Allora i non cattolici, i non cristiani si perdono? Sono tanti, eppure Dio vuole salvare tutti gli uomini. Che risposta dare a chi si chiede questo? Oggi, dopo il Concilio Vaticano II, possiamo prendere una posizione più equilibrata. Non vogliamo diminuire il dogma fondamentale sulla necessità della Chiesa, anche quella esterna. Sappiamo che anche nella vita individuale l'anima è nel corpo, finché l'uomo vive. Accade però che l'azione, la forza dell'anima superi il limite, la misura corporale: quante cose si fanno a distanza, con lo sguardo, con le lettere, con i messaggi, ecc. È sempre la nostra anima che agisce, che risiede nel corpo eppure lo supera. In un modo simile agisce anche lo Spirito Santo. Santifica gli uomini e il mondo per mezzo della Chiesa visibile, ma effonde la sua grazia anche "a distanza" su quelli che si aggiungono al corpo della Chiesa inconsapevolmente, perché desiderano sinceramente il bene sotto la forma da loro conosciuta. L'Ecumenismo cattolico si fonda su questa convinzione.
 Il Concilio Vaticano II parla dei diversi legami che uniscono l'uomo individuale con gli altri fedeli di Cristo e dei diversi gradi di appartenenza alla Chiesa. Nel modo pieno sono membra della Chiesa i battezzati, radunati nella Chiesa cattolica e che vivono secondo le esigenze della loro fede e sono quindi nello stato di grazia santificante. Ma vi appartengono anche i peccatori, non perché sono peccatori, ma perché possono convertirsi. I fratelli separati ortodossi sono i cristiani che rifiutano il supremo potere del Sommo Pontefice, ma restano uniti con noi per mezzo dei sacramenti, in specie dell'Eucaristia, e di tutta la vita spirituale. Con i protestanti ci unisce la lettura della comune Sacra Scrittura accettata come norma di vita. Con gli Ebrei professiamo insieme Dio come si è rivelato nell'Antico Testamento. Con le religioni monoteistiche abbiamo in comune la fede in un solo Dio che invochiamo nelle preghiere. E con gli altri? L'esperienza ci mostra che anch'essi sono capaci di opere buone e che, a questo riguardo, ci danno spesso un buon esempio.
 E ora ci chiediamo: può uno fare un'opera buona da solo? La nostra fede risponde in modo chiaro: non da solo, ma con l'aiuto dello Spirito Santo. Allora, se i non cattolici fanno del bene, questo ci dà testimonianza che lo Spirito Santo, l'anima della Chiesa, li ha raggiunti "a distanza", parzialmente. Perché allora inviare ad essi missionari cattolici, se vengono considerati già come "cristiani anonimi"? Alcuni ci accusano di proselitismo che non è necessario e crea l'intolleranza.
 La nostra risposta deve essere coerente con ciò che abbiamo detto finora. Si può riassumere in poche parole. Il primo missionario è lo stesso Spirito Santo che raggiunge con la sua azione le membra della Chiesa che sembrano atrofiche, o poco vivificate. Lo Spirito è inviato da Cristo che vuole salvare tutti gli uomini, ma che ugualmente vuole che i suoi fedeli siano suoi collaboratori. L'azione dello Spirito Santo si chiama in greco energeia, la quale esige da parte nostra una synergeia, una cooperazione. La salvezza del mondo è un'opera divino-umana. Che vi possiamo avere parte anche noi, è un grande privilegio che ciascuno esercita secondo la propria vocazione, secondo la chiamata dello Spirito.
 Fra i credenti non si distinguono fondamentalmente i "missionari" e gli altri che "non vanno nelle missioni". Santa Teresa di Gesù Bambino è divenuta patrona dei missionari per mezzo della preghiera e la semplice vita nella carità di Dio. Tutti sono chiamati ad essere tali missionari. Per insegnare la fede, per battezzare, per fare il servizio sacerdotale si richiede una vocazione speciale e quella viene dallo Spirito Santo che è la luce dall'alto. Perciò la Chiesa prega in diverse occasioni: «Vieni, o Luce delle menti!». Per illustrare questa verità, un predicatore recentemente ha usato questo esempio: certe grotte sotterranee sono frequentate dai turisti che ammirano la bellezza delle forme delle stalattiti e delle stalagmiti. Cento anni fa, erano solo caverne buie e pericolose. L'introduzione della luce elettrica ha creato questi luoghi di meraviglia. Una cosa simile deve succedere nel mondo intero con l'illuminazione perfetta dello Spirito Santo, perché tale è la sua "missione".