L'anno del Santo Rosario
della Beata Vergine Maria

Edmondo Libianchi, Presidente dell'Associazione Laicale
Gennaio 2003

 Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, con la Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae" del 16 ottobre 2002, ha proclamato il periodo che va dall'ottobre 2002 all'ottobre 2003 "Anno del Rosario", investendo di responsabilità per la sua attuazione tutta la vita pastorale e non della Chiesa con l'invito di far riscoprire la preghiera del Rosario nella sua ricchezza e profondità, nella sua efficacia e importanza, in ogni ambiente della vita ordinaria delle nostre comunità cristiane, dalle parrocchie ai diversi e numerosi gruppi e associazioni e movimenti ecclesiali, fino a quello della famiglia oltre che ai singoli, affinché si realizzi un rinnovato interesse per questa preghiera, intesa come sosta orante e momento di comunione particolare tra i membri di uno stesso gruppo, domestico e non.
 Con la stessa lettera, Giovanni Paolo II ha inserito nella struttura tradizionale del Rosario un nuovo ciclo di misteri per portare la devozione mariana a meditare su altri particolari e significativi momenti della vita pubblica di Gesù, finora non ancora presi in considerazione da questa preghiera.

 Il Rosario della Vergine Maria, consolidatosi nel corso degli anni al soffio dello Spirito Santo, è stato ritenuto sempre una preghiera di grande valore e significato: sostenuta dai Sommi Pontefici, prediletta dai Santi, cara ai cristiani, è una preghiera «destinata a portare frutti di santità».
 Leone XIII, conosciuto come il Papa della "Rerum Novarum" e come "Il Papa del Rosario", raccomandava la recita del Santo Rosario perché «efficace strumento spirituale di fronte ai mali della società». In tempi più vicini, il Beato Giovanni XXIII caldeggiava la preghiera del Rosario con la Epistola apostolica "Il religioso convegno" del 29 settembre 1961, mentre Paolo VI con l'esortazione apostolica "Marialis cultus" del 2 febbraio 1974 metteva in risalto «il carattere evangelico del Rosario e il suo orientamento cristologico». Per sua personale dichiarazione, la recita del Santo Rosario ha avuto e continua ad avere un posto importante nella vita spirituale dell'attuale Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, sia «nei momenti di gioia che in quelli della prova, ricevendone sempre conforto». Lo stemma del suo pontificato (dove è presente anche una grande M con il motto "Totus Tuus") esprime tutta la sua devozione per la Vergine Maria, ed è come una indicazione, un contrassegno, la base della sua vita, tutta ispirata e offerta a Maria.
 Non c'è abbastanza spazio per indicare in questo articolo i moltissimi santi che, nella recita del Rosario, hanno individuato un cammino idoneo per giungere alla santificazione. Per tutti ricordiamo San Luigi Maria Grignion, fondatore dei Monfortani, e San Pio da Pietrelcina, da poco canonizzato proprio da Giovanni Paolo II.
 Il Rosario, che è «uno dei percorsi tradizionali della preghiera cristiana» e che è stato definito da Papa Paolo VI «preghiera evangelica» e «preghiera di orientamento nettamente cristologico», è costruito sulla contemplazione di alcuni tra i più significativi misteri della vita di Gesù.
 Lo spirito di un attento osservatore, quale è Giovanni Paolo II, non poteva mancare di rilevare il vuoto, lo stacco che c'era tra i misteri gaudiosi (che ricordano l'Incarnazione e la vita nascosta di Gesù) e i misteri dolorosi e gloriosi (che conducono a rivivere la passione, morte e risurrezione del Cristo).
 Ed ecco che, ispirato dallo Spirito Santo, Giovanni Paolo II giudica necessaria una integrazione della struttura tradizionale del Rosario con un ciclo di misteri che ricordino alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica di Gesù compresa tra il Battesimo e la Passione, per dare al Rosario un orientamento ancor più cristologico e farne, di conseguenza, un «più pieno compendio del Vangelo». Sono i misteri che prendono in considerazione il Battesimo di Gesù nel Giordano, le nozze di Cana, l'annuncio del Regno di Dio, la Trasfigurazione e l'istituzione dell'Eucaristia, che il Sommo Pontefice indica come i "misteri della luce", perché ognuno di essi è «rivelazione del Regno ormai giunto nella persona stessa di Gesù», che è «la luce del mondo» (Gv 8,12). «Questa integrazione di nuovi misteri scrive il Sommo Pontefice senza pregiudicare nessun aspetto essenziale dell'assetto tradizionale di questa preghiera, è destinata a farla vivere con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria».

 Nel proclamare il tempo che va dall'ottobre 2002 all'ottobre 2003 "Anno del Rosario", il Sommo Pontefice è stato mosso da alcune considerazioni, che riportiamo con le sue stesse parole:
 a) «La prima riguarda l'urgenza di fronteggiare una certa crisi di questa preghiera che, nell'attuale contesto storico e teologico, rischia di essere a torto sminuita nel suo valore e perciò scarsamente proposta alle nuove generazioni»;
 b) «ma il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del Rosario è il fatto stesso che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell'impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera Apostolica "Novo millennio ineunte" come vera e propria pedagogia della santità»;
 c) «a dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune considerazioni storiche. Prime fra tutte l'urgenza di invocare da Dio il "dono della pace"»;
 d) «analoga urgenza d'impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo: quello della famiglia, cellula della società sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti della intera società».

 La recita del Santo Rosario è un grande segreto della vita dello Spirito; è la preghiera per affrontare tutti i disagi della vita; è il segno della bontà e della misericordia della Madre, che vuole offrire ai suoi figli un mezzo di salvezza facile ed efficace.
 La Madonna non delude mai.
 Nelle sue apparizioni a Fatima, la Madonna ha detto: «Solo io vi posso dare la pace. Verrò a chiedere la consacrazione al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice dei primi sabati del mese con la recita del Rosario».
 Con l'umile e potente preghiera del Rosario si va per mezzo di Maria a Gesù nello Spirito Santo. Con essa diamo gloria a Dio e salviamo le anime, perciò tutti i cristiani di buona volontà possono e devono recitare il Rosario tutti i giorni. Lo possono recitare tanto in Chiesa davanti al Santissimo Sacramento solennemente esposto, come deposto nel Tabernacolo; tanto in famiglia come in privato, in cammino e in viaggio, perché il Rosario è la preghiera più accessibile a tutti, ricchi e poveri, sapienti e ignoranti; è preghiera dolce, impegnativa, efficace, che sta bene nella casa, nei viaggi, nel raccoglimento, in chiesa, in ospedale, nei santuari, e nei momenti comuni di lavoro e di apostolato. È la preghiera della Chiesa, che, guardando la Madonna, vede la sua missione, prova conforto, sopporta persecuzioni ed è sicura della vittoria di Cristo.
 Il Rosario è la contemplazione dei misteri della vita di Gesù, in cui deve entrare anche la vita di ogni cristiano per una trasformazione e un impegno a operare per la gloria di Dio e la salvezza dell'uomo, perché il Rosario contiene la storia della redenzione che continua. Nella giornata del cristiano non manchi mai la recita del Santo Rosario.

Fonti principali:
- Lettera Apostolica "Rosarium Virginis Mariae"
- Nuovi Annali della Propaganda della Fede 1996/97
- Rivista Papa Giovanni, Andria (Ba), ottobre 1995