«Chi ha orecchi ascolti
ciò che lo Spirito dice alle Chiese»

Don Luciano Sole
Luglio 2003

 La frase biblica citata nel titolo (Ap 2,7), ritorna identica, senza variazioni, in ognuna delle lettere rivolte alla sette Chiese dell'Asia minore, e che costituiscono il contenuto della prima parte dell'Apocalisse (1,4-3,22). È Cristo stesso a parlare, invitando le sue comunità cristiane a porre attenzione ai suggerimenti dello Spirito, affinché le vicende della storia, mostrate con un linguaggio cifrato nella seconda parte del libro apocalittico (4,1-22,5), siano lette nell'ottica di Dio. Anche le situazioni più drammatiche, confuse e tenebrose, nelle quali il male sembra prevalere e affondare la Chiesa, sono rischiarate dalla presenza dello Spirito che accompagna la comunità inserita nella storia e le "parla" in modo durevole e persistente, come si nota dal tempo presente continuativo: «ciò che lo Spirito dice...».
 Il singolo credente, inserito nell'assemblea ecclesiale, deve essere liberato nell'animo da strutture mentali preconcette o parziali, affinché alla lettura umana degli avvenimenti che accadono subentri l'interpretazione della storia nella prospettiva di Dio, nella luce dello Spirito, il quale fa sentire la sua voce, suggerisce le scelte da compiere, illumina le vie da intraprendere, suscita la speranza nella vittoria escatologica.
 La funzione illuminatrice dello Spirito è tipica degli scritti giovannei. In mezzo alla confusione della storia la comunità di ascolto non deve sconcertarsi, poiché possiede un soccorso fondamentale, che gli viene da questa voce soave e misteriosa dello Spirito che parla al singolo cristiano come alla comunità riunita. Lo Spirito è il vero maestro che insegna senza mentire; è la verità che alberga stabilmente nei cristiani; è la presenza illuminatrice della parola di Dio. Il ruolo dello Spirito è attualizzare le parole di Cristo alle vicende della vita, affinché le comunità cristiane siano difese dalle voci suadenti del mondo e dalle forze negative della storia, impregnate di presenza del "drago rosso", cioè Satana, il serpente antico che «seduce tutta la terra» (Ap 12).
 La voce dello Spirito offre un sicuro e sano orientamento interiore, che dispone il credente a camminare con il cuore sempre attento alla parola della verità, in modo da non essere offuscato dalle tenebre e perdere il senso vero delle cose e degli avvenimenti.
 L'importante è ravvivare questa voce, farla riemergere dal di dentro dell'animo, renderla viva e operante. Ciò è possibile nell'ascolto silenzioso e perseverante della parola di Dio e nella docilità alle movenze dello Spirito Santo, lo Spirito di verità che di quella parola costituisce l'animatore interiore e il sigillo della sua autenticità ed efficacia.
 Lo Spirito Santo fa in modo che la Chiesa ascolti la parola di Dio, proclamata in pienezza e una volta per tutte da Gesù di Nazareth, come fosse annunciata oggi, rendendola viva e operante. A tale scopo il Paraclito è stato mandato da Gesù morto e risorto. L'insegnamento dello Spirito non conduce ad un nuovo o altro vangelo, diverso da quello proclamato da Cristo. Si tratta bensì di un ammaestramento interiore che ha lo scopo di approfondire l'unico vangelo di Gesù, per inserirlo nei cuori, per farlo comprendere nel suo altissimo e infinito valore, per farlo vivere col suo aiuto e farne il centro e la luce della vita dei credenti.
 Gesù, promettendo lo Spirito, afferma che il suo compito è quello di "ricordare" tutto quello che egli ha detto. Non si tratta solo di riportare alla memoria le parole di Gesù, che altrimenti potrebbero essere dimenticate, ma di farle capire nel senso giusto voluto da Dio. Il cristiano, guidato dallo Spirito, può così cogliere tutte le potenzialità che sono latenti, le ricchezze che sono ancora nascoste e velate; può rendere attuale e incisiva quella parola. Per tale ragione ora, nel momento presente, la parola di Gesù risuona con tutta la sua forza, la sua autorità e la sua luminosità nella Chiesa; e la Chiesa l'accoglie, nella fede, la fa cibo e suo nutrimento.
 Lo Spirito Santo dunque orienta tutta la vita della Chiesa alla verità di Gesù, sulla quale la comunità si verifica e si rinnova continuamente, ritornando ogni volta ad essa quale fonte unica di salvezza. Senza l'azione convincente ed incitante dello Spirito, l'ammaestramento di Gesù rimarrebbe imbrigliato nel tempo trascorso, scaduto di mordente, antiquato, sorpassato, estraneo ai problemi attuali, lettera morta. Lo Spirito quindi conduce la Chiesa a Gesù in quanto prende la parola di Lui e la rivela e la diffonde in tutto il corpo ecclesiale.
 Il Paraclito preannuncia alla Chiesa anche "le cose future", poiché la parola futura è solo quella di Gesù, che dà valore ultimo e nuovo al corso della storia. Con Cristo si inaugurano i tempi ultimi, il nuovo ordine degli avvenimenti, i quali solo in lui verranno capiti ed anche giudicati, in lui trovano il compimento e il loro senso ultimo. La parola di Cristo, proclamata dallo Spirito, assurge a principio di discernimento del bene e del male; è la guida vera e sicura per condurre il cammino della Chiesa e scoprire l'approdo finale dell'umanità. Lo Spirito può così guidare la Chiesa alla verità tutta intera per farla progredire nella comprensione sempre più profonda della rivelazione, in modo che essa rimanga attenta e pronta a vivere in modo pieno la verità di Cristo.
 Il messaggio dello Spirito non appare tuttavia evidente a prima vista, in quanto è come espresso in codice. Lo potrà comprendere solo chi ha la capacità di interpretare, di decodificare, cioè «chi ha orecchio». Colui che è inserito nella comunità, chiamata ad una continua purificazione, viene stimolato pressantemente ad ascoltare il messaggio dello Spirito, impegnando le sue energie intellettuali; dovrà interpretare, vagliare, riflettere, distinguere, in uno stato di solerte vigilanza, quale sentinella sveglia per capire quale corso sta prendendo la storia nella visuale di Dio. Questo atteggiamento interiore di discernimento dello Spirito è tipicamente sapienziale, e solo il saggio ne coglie la ricchezza; lo stolto, che ha l'animo superficiale e disattento, che si ferma alle cose marginali e passeggere, non riesce ad ascoltare questa sottile voce, ma si lascia impressionare dagli urli o dal chiasso del mondo.
 Se la comunità cristiana deve essere docile alla voce dello Spirito che fa apprezzare la parola di Cristo quale verità e fonte di vita, viene spontanea la domanda sul ruolo dei maestri e dei pastori della Chiesa, che proclamano il kerigma, annunciano la parola e catechizzano i fedeli. Quale compito hanno costoro? Sono necessari? Dobbiamo dire che la comunità cristiana deve vivere in una tensione vitale tra maestri autorevoli, che annunciano la verità di Cristo, e lo Spirito Santo, che illumina interiormente i singoli fedeli, per giungere al compimento escatologico nell'acquisizione della vita eterna, superando i travagli della storia. A proposito ci sembra utile richiamare quanto scriveva sant'Agostino: «Noi (pastori) possiamo attirare la vostra attenzione con il suono della nostra voce; ma se dentro non c'è Colui (lo Spirito Santo) che istruisce, il rumore delle nostre parole è vano».