«Il Vangelo nello Spirito Santo»
P. Luca Genovese, O.F.M. Capp.
Gennaio 2004

Carissimi lettori, vi proponiamo questo articolo sullo Spirito Santo nella sua relazione trinitaria, suggerendovi una lettura attenta e ripetuta, se necessario, specie di alcuni passaggi, in quanto i concetti sono piuttosto elaborati.

 È certamente insolita questa espressione riguardante lo Spirito ma come credenti in Cristo e nella tradizione cristiana dobbiamo accettarla come rivelata, perché presente nella prima lettera di Pietro (1,12) e avvalorata dalla liturgia (Solennità di S. Giovanni Battista, Messa Vespertina della vigilia). Nella stessa lettera Pietro dice che gli antichi profeti parlavano con lo «Spirito di Cristo» che «era in loro» (1Pt 1,11), «quando (lo Spirito), prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che dovevano seguirle».
 Senza dubbio lo Spirito Santo o "Spirito di Cristo" o "Spirito di Dio" è ritenuto autore delle antiche profezie riguardanti il Servo sofferente (Is 52,13-53,12) che nella tradizione cristiana annunciano la morte e la risurrezione di Gesù, nonché l'ispirazione vera e propria di ogni tipo di profezia (cfr. 2Pt 1,20).
 Uno dei primi autori cristiani che meritoriamente ha aperto la strada ad una "dottrina dello Spirito Santo" ed ha accostato l'espressione "Spirito Santo" allo "Spirito di Cristo" e allo "Spirito di Dio" è stato senz'altro Tertulliano di Cartagine.
 Questo sacerdote e grande rétore del foro di Cartagine si distinse per l'ampiezza dei temi trattati e per la profondità di linguaggio usata per definire temi teologici tanto nuovi e complessi (siamo nel II-III secolo d.C.: nessun Concilio dogmatico è stato celebrato ancora nella Chiesa) e per la difesa della fede dall'ebraismo e dal paganesimo.
 I suoi trattati arricchirono la lingua latina e cristiana di ben 982 neologismi, tra i quali i più importanti e fondamentali sono il termine Trinitas (= Trinità), substantia, e persona, riferiti alle verità di fede cristiane e ancora oggi usate come elementi insostituibili delle definizioni dogmatiche più moderne.
 Il suo radicalismo religioso lo portò all'intransigenza morale verso i più accomodanti e lo fece sfociare nell'eresia montanista, che predicava l'attesa imminente della venuta del Paracleto e del rinnovamento globale del mondo di tipo millenarista (= vicino alla sua fine). La divisione degli uomini in carnali, psichici e spirituali (i montanisti sarebbero questi ultimi, mentre i cattolici si collocherebbero ad un gradino più basso, quello degli psichici: né carnali, né spirituali), Tertulliano la assume dal lessico dello gnosticismo, un'eresia più antica, già da molto tempo in voga.
 L'Adversus Praxean è una delle opere più spiccatamente montaniste di Tertulliano e forse anche per questo, una delle più vivaci nel trattare dello Spirito: i riformatori della Chiesa spesso si sono rifatti a una cosiddetta "età dello Spirito". Lo Spirito Santo è per Tertulliano: Il terzo grado della divinità e il terzo grado della maestà (Adv. Prax. 30,5). Gli esempi che fa per dimostrare l'unità nella sostanza insieme alla Trinità delle Persone sono ancora oggi belli ed efficaci. Lo Spirito sarebbe:
 1) Il frutto rispetto al ramo che è il Figlio e alla radice, che è il Padre;
 2) il corso d'acqua rispetto al fiume (il Figlio) e alla sorgente (il Padre);
 3) la fiamma nata dal raggio (il Figlio) che a sua volta è nato dal sole (il Padre) (cfr. Ibidem, 8,7).
 Se esiste qui ancora una certa gradualità nel definire le tre divine Persone, dobbiamo apprezzare lo sforzo dell'autore nel combattere la pericolosa eresia monarchiana modalista, che identificava la divinità in una sola Persona, quella del Padre e vedeva nelle altre due pure apparenze o modi di rappresentarsi dell'unica Persona divina. Si sviliva così la principale verità cristiana, che invece Tertulliano difende a spada tratta, non senza punte di acuta ironia.
 Nelle sue disquisizioni Tertulliano arriva a stringere uno stretto legame tra Logos (la seconda persona, il Verbo) e lo Spirito Santo. Di qui capiamo la sua comprensione dell'espressione "Spirito di Cristo" o "Spirito di Dio" o "Spirito del Signore", presenti nella Scrittura. Lo Spirito Santo è lo Spirito di Cristo, è lo Spirito di Dio. Nel capitolo XXVI dell'Adversus Praxean Tertulliano si cimenta nel commento al brano più famoso della rivelazione, l'Annunciazione del Signore (Lc 1,35ss), brano che conviene leggere: «... per non invocare altri Vangeli, che rafforzano la nostra fede con il racconto della nascita del Signore, è sufficiente che Colui che doveva nascere dalla vergine fu annunziato, dallo stesso angelo, come il predestinato Figlio di Dio: "Lo Spirito di Dio verrà su di te e il potere dell'Altissimo ti inonderà, per cui il Santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio". Essi [i monarchiani] desidereranno arzigogolare anche qui, ma la verità prevarrà. "Senza dubbio – essi dicono – lo Spirito di Dio è Dio e il potere dell'Altissimo è l'Altissimo", e non si vergognano di pensare cosa che, se fosse così, sarebbe stata scritta. Per riguardo a chi l'angelo avrebbe evitato di dichiarare apertamente: "Dio verrà su di te" e "l'Altissimo getterà la sua ombra su di te"? Ma dicendo "lo Spirito di Dio", anche se lo Spirito di Dio è Dio, tuttavia non menzionando senz'altro Dio, volle che si intendesse una parte del tutto, la quale sarebbe passata nella persona del Figlio... Come dunque la Parola di Dio non è Colui al quale essa appartiene, così anche lo Spirito, sebbene sia detto ‘di Dio', tuttavia non è Colui al quale è detto appartenere. Nessuna cosa che a uno appartenga può essere colui al quale essa appartiene. Chiaramente quando una cosa proviene da uno e quindi a lui appartiene perché viene da lui, può questa cosa essere della stessa natura, precisamente di quella di colui dal quale viene e al quale appartiene. E quindi lo Spirito è Dio e la Parola è Dio, poiché egli viene da Dio, tuttavia non è lo stesso da cui proviene» (Adv. Prax. 26,2-6).
 Quello Spirito che guidò i profeti e che annunziò per la prima volta il Signore nel mondo, ci dice Tertulliano, è la Terza Persona della Santissima Trinità, contro ogni tentativo di semplificare o minimizzare Dio e la sua "Potenza Divina d'Amore" riducendolo a una sola persona, o a distruggere la sua unità moltiplicandone le nature (o sostanze). Tertulliano fu uno dei più grandi e insuperati maestri del dogma della Santissima Trinità e grazie a lui e alla sua ispirazione oggi possiamo proclamare con certezza di fede: «Con il tuo unico Figlio e con lo Spirito Santo sei un solo Dio, un solo Signore, non nell'unità di una sola persona, ma nella Trinità di una sola sostanza. Quanto hai rivelato della tua gloria, noi lo crediamo, e con la stessa fede, senza differenze, lo affermiamo del tuo Figlio e dello Spirito Santo. E nel proclamare te, Dio vero ed eterno, noi adoriamo l'unità delle persone, l'unità della natura, l'uguaglianza della maestà divina» (Pref. SS.ma Trinità ).
 Dall'universale dogma cristiano della Trinità, sapientemente espresso nel prefazio della S. Messa, abbiamo un immagine del primato divino assolutamente diverso da quanto la ragione umana potrebbe concepire. Il primato e l'unità di Dio non consistono nella dittatura di una Persona né nell'assoggettamento ordinato e funzionale delle altre al comando di una, quasi inerti esecutori di un comando militare che non ammette obiezioni. L'unità delle Persone consiste nella «trinità di una sola sostanza». E ancora, ciò che proclama la Chiesa del suo Dio è la «Trinità delle persone, l'unità della natura, l'uguaglianza della maestà divina», vale a dire: la forza e la grandezza del nostro Dio è l'uguaglianza della dignità delle Sue Persone. È questo il "Vangelo nello Spirito Santo", unico che può introdurci nella casa della Santissima Trinità, dove per Lui potremo respirare «l'Amore del Padre e del Figlio... nel quale e per il quale avrà maggior trionfo anche il Regno» ("Potenza Divina d'Amore", p. 83).