Il discernimento della volontà di Dio
nel cammino personale e comunitario

P. Mario Panciera scj
Marzo 2004

 Nessuno può vivere né da uomo né, tanto meno, da cristiano, senza discernimento, perché sarebbe come andare avanti senza bussola. Nella Bibbia se ne parla moltissimo come fondamento della saggezza e della rettitudine. La parola significa intravedere e distinguere, tra la diversità delle cose, il vero dal falso, il giusto dall'ingiusto. Questo concetto viene espresso con molti verbi sinonimi, come: distinguere, giudicare, riconoscere.

Natura e fine del discernimento
 L'uomo moderno e post-moderno sembra che sia talmente confuso da aver perduto la facoltà del discernimento. Viviamo, infatti, in un periodo storico di grandi convulsioni che mettono in crisi gli obiettivi, i valori, i criteri ritenuti da sempre come il fondamento della vita e della convivenza umana.
 Proprio perché il discernimento è in crisi, oggi se ne parla e scrive molto e si distinguono vari tipi di discernimento: biblico, empirico, personale, comunitario, socio-politico. In sintesi, si può dire che esso va applicato a tutte le realtà della vita e coinvolge sia le singole persone e sia tutte le forme associative.
 Qual è l'oggetto del discernimento?
 Si tratta sempre di conoscere la volontà di Dio o il disegno di Dio. Evidentemente, se le facoltà umane (intelligenza, volontà e memoria) presiedono la ricerca, la luce suprema viene dalla Parola di Dio e, in modo definitivo, dal Vangelo che è Gesù Cristo, somma ed eterna Verità. Questo è il criterio che domina negli Atti degli Apostoli, nelle lettere di San Paolo e di San Giovanni.
 Il Concilio Vaticano II invita a riconoscere i "segni dei tempi" e, tra i doveri della Chiesa, cita il «dovere permanente di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo» (GS 4) e ricorda la necessità di discernere negli avvenimenti del mondo «i veri segni della presenza o del disegno di Dio» (GS 11). Questo è lo sforzo primario dei concili e dei sinodi episcopali.
 Alla base di tutto, però, esiste un problema di non facile soluzione; e cioè: È possibile conoscere la volontà di Dio? Come si manifestano gli interventi di Dio?
 Non possiamo qui addentrarci in questa problematica teologica. Per limitarci alla storia, possiamo dire che non è possibile riscontrare un'azione specificamente di Dio, ma solo l'attività delle creature. L'azione di Dio, infatti, non va sommata tra le cause, ma è la Causa delle causa. Ossia, sul piano operativo Dio non fa le cose, ma fa che le cose facciano. Il discernimento, allora, consiste nell'individuare i segni dell'azione di Dio per agire di conseguenza. Più che chiederci: «Perché mi accade questo?», importa comprendere come io possa vivere come figlio o figlia di Dio una determinata situazione, anche la più negativa.
 Dopo questo sguardo generale, vediamo alcuni aspetti che riguardano il discernimento empirico (umano), spirituale (cristiano) e comunitario (ecclesiale).

1. Discernimento empirico
 Dio ha donato all'uomo e alla donna la capacità di discernere la via giusta nelle disparate situazioni in cui viene a trovarsi lungo il corso della sua vita. Si tratta della capacità di cogliere ciò che è giusto o sbagliato, vero o falso, buono o cattivo. Entra in gioco quella coscienza istintuale, propria di ogni essere ragionevole, che è frutto delle facoltà umane (intelligenza, volontà e memoria) che a loro volta ricevono una prima guida normativa dalle virtù cardinali: prudenza, fortezza, giustizia e temperanza. Il Signore Gesù riconosce questa facoltà umana di fare discernimento quando, ad esempio, attribuisce ai suoi ascoltatori la capacità di dedurre, dagli aspetti del cielo, il buono o il cattivo tempo (Mt 16,2-3).
 Purtroppo, nota il CCC, «l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale e dei costumi» (407).
 Tale situazione rende, talvolta, difficile il giusto discernimento, oscura la coscienza ed espone ad errori nelle scelte pratiche e perfino morali.
 Il discernimento non va confuso con la previsione del futuro, quasi si trattasse di comprendere in anticipo ciò che accadrà sulla base delle attuali condizioni e tendenze sociali. Questo, caso mai, è il campo di quella nuova scienza che si chiama futurologia, che si propone il compito di prevedere, ad esempio, l'andamento dei mercati, della politica e della finanza.
 Il discernimento, come lo intendiamo noi, riguarda sempre un giudizio, una valutazione, una direzione che coinvolge l'essere umano, in quanto creatura ragionevole.

2. Discernimento spirituale
 Il discernimento spirituale è tipico del cristiano che, in quanto figlio di Dio, cerca di conoscere la volontà di Dio o il disegno di Dio per la sua vita e per la storia in cui si deve costruire il suo Regno. Non si tratta, quindi, di un discernimento statico, limitato al presente, ma è dinamico e proiettato sul futuro. Le difficoltà che abbiamo riscontrato sul piano naturale, sul piano spirituale si moltiplicano e sentiamo, quindi, maggiormente il bisogno della luce dello Spirito Santo.
 Tale aiuto ci è già assicurato, in linea generale, dalle virtù infuse teologali (fede, speranza e carità) che sono legate all'esistenza cristiana in quanto siamo figli di Dio e abitazione dello Spirito Santo. San Paolo afferma che i figli di Dio sono guidati dallo Spirito di Dio (cfr. Rm 8,7), esorta a «camminare secondo lo Spirito» (Gal 5,24) e a produrre «il frutto dello Spirito» (Gal 5,22).
 Se è vero che siamo liberi della libertà di figli di Dio, l'Apostolo avverte però che l'esercizio della libertà è reso difficile dal fatto che dobbiamo combattere una battaglia contro gli istinti della carne e contro gli spiriti e le potenze del male (Ef 6,12). È per questo che egli esorta a fare discernimento sugli spiriti e sulle ispirazioni (1Cor 12,10), perché siamo esposti a molteplici fraintendimenti sia delle nostre facoltà indebolite o frastornate, oppure anche da influssi negativi provenienti dalle forze del male. In questa situazione, è necessario fare ricorso ad alcuni criteri che assicurino un discernimento che sia affidabile: innanzi tutto, la Parola di Dio a cui abbiamo già accennato; Gesù rimanda ai frutti che derivano dalle scelte che si fanno, perché dai frutti si riconosce l'albero (Mt 7,20). Imprescindibile è l'attenzione alla salvaguardia della comunione ecclesiale. Quando si fanno divisioni o contrapposizioni con l'autorità stabilita, si può essere certi che si è fuori dalla guida dello Spirito. Altri criteri sono la luce e la pace, la comunione fraterna. Lo Spirito Santo, infatti, porta a costruire il Regno di Cristo che è Regno di giustizia, di amore e di pace.
 Il discernimento, come si è detto, impegna l'intelligenza e la volontà, è coadiuvato dalla memoria perché si apprende anche dalla vita; deve, poi, trovare la strada attraverso le difficoltà che derivano dalla debolezza umana, dall'attrazione della carne e dalla tentazione degli spiriti del male; si attua, infine, nella libertà che è sostenuta dalle virtù teologali e dall'azione diretta dello Spirito Santo che abita e guida i figli di Dio. Non va, poi, dimenticata l'importanza della direzione spirituale o, comunque, il ricorso al consiglio e al confronto con persone sperimentate e piene di Spirito Santo.

3. Discernimento comunitario
 Una parola anche sul discernimento comunitario. Bisogna partire dalla convinzione che ogni gruppo, comunità o aggregazione ecclesiale, nel piano di Dio, ha una sua finalità o vocazione. Perciò deve continuamente interrogarsi sulla volontà di Dio a suo riguardo e fare discernimento anche sulla via da percorrere e sui mezzi da assumere.
 Le singole persone che appartengono a qualunque realtà sociale, oltre a fare il discernimento su se stesse e sul proprio cammino personale, al momento del discernimento comunitario, devono portare il proprio contributo all'individuazione della volontà di Dio per il gruppo in quanto tale.
 All'interno delle varie aggregazioni ecclesiali, il primo requisito perché sia possibile un discernimento spirituale è che si viva un'esistenza teologale, vale a dire, che ci si ponga nella luce della fede, speranza e carità. In secondo luogo, la comunità deve mettersi in stato di libertà: libertà dalle tradizioni tramandate, da eventuali pressioni psicologiche reverenziali o di sudditanza, da interessi privatistici o di consorteria. Lo Spirito è libertà e non può essere accolto da chi si trova in stato di schiavitù; lo Spirito è amore, e non può operare dove mancasse la comunione; lo Spirito è verità, e non può essere percepito da chi è prevenuto o accecato da problematiche interessate di qualunque genere. Quando si tratta di fare discernimento sui carismi e i ministeri, data la loro destinazione per il bene comune, l'ultimo «giudizio sulla loro genuinità e sul loro ordinato esercizio compete a chi nella Chiesa ha il compito di presiedere» (LG 12).
 Quando un'aggregazione ecclesiale fa discernimento nelle condizioni ideali, diventa una forza formidabile nelle mani di Dio il quale se ne servirà per la sua gloria e per l'attuazione del Regno.

Conclusione
 Da quanto si è detto, si può comprendere l'importanza e la delicatezza del discernimento. È in gioco l'attuazione del piano di Dio, ma anche la realizzazione dell'esistenza storica di ogni singola persona o comunità. Sbagliare discernimento, significa sbagliare la vita. Ma è vero anche il contrario. Purtroppo, si deve dire che pochissimi fanno un vero discernimento. Per lo più ci si lascia andare guidati da criteri elementari, più intuitivi e istintivi che frutto di vero discernimento. Senza un giusto discernimento si possono fare lunghi tratti fuori strada, oppure illudersi di fare del bene percorrendo vie parallele che spesso sono causa di divisioni e di malesseri all'interno della comunità cristiana. Chi vuole crescere nelle vie del Signore, troverà necessario mettersi in preghiera, stare in ascolto della Parola di Dio e di una guida spirituale, fare attenzione ai "segni dei tempi" per comprendere, nella situazione concreta, dove e come Dio ci chiama per raggiungere la pienezza della vita e la maggiore fruttuosità per l'edificazione del Regno.