La visione pneumatologica
dell'enciclica «Dominum et vivificantem»

Don Luciano Sole
Luglio 2004

 L'enciclica «Dominum et vivificantem» di Giovanni Paolo II, pubblicata il 18.5.1986, nella solennità di Pentecoste, viene proposta alla meditazione di tutto il popolo di Dio nella prospettiva della fine del secondo millennio cristiano e nell'apertura del nuovo millennio. In questo contesto il documento pontificio approfondisce e illustra il mistero dello Spirito Santo sotto tre angolazioni principali: 1) indica la personalità divina dello Spirito Santo quale dono nella comunione eterna con il Padre e il Figlio; 2) lo riconosce quale principio d'ogni donazione e autocomunicazione che Dio opera al di fuori di sé, come nell'incarnazione del Verbo; 3) in particolare sottolinea l'unione che nel dono dello Spirito si stabilisce tra Dio Padre e l'uomo reso suo figlio adottivo.

1 Lo Spirito Santodefinito la "persona-dono"
 L'enciclica si dilunga a scandagliare la vita intima delle tre divine persone e a cogliere, in special modo, il senso e il valore della persona dello Spirito Santo. Egli viene individuato come amore e dono personale. L'affermazione più completa e chiara si trova nel paragrafo 10: «Nella sua vita intima Dio "è amore" (1Gv 4,8.16), amore essenziale comune alle tre divine persone; amore personale è lo Spirito Santo, come Spirito del Padre e del Figlio. Per questo, egli "scruta le profondità di Dio" (1Cor 2,10), come amore-dono increato. Si può dire che nello Spirito Santo Dio esiste a modo di dono. È lo Spirito Santo l'espressione personale di un tale donarsi, di questo essere amore. È persona-amore. È persona-dono. Abbiamo qui una ricchezza insondabile della realtà e un approfondimento ineffabile del concetto di persona in Dio, che solo la rivelazione ci fa conoscere».
 Si precisa che lo Spirito è chiamato amore personale in ragione del suo essere Spirito del Padre e del Figlio. In tal modo si definisce l'amore personale come unione tra il Padre e il Figlio, nella dimensione del loro Spirito che li accomuna, pur rimanendo una persona distinta dall'altra. Per tale ragione egli è considerato colui in forza del quale la vita intima della Trinità si svolge quale comunione interpersonale, quale donazione di una persona all'altra. Egli è il dono per il quale Padre e Figlio comunicano il medesimo Spirito, tenendosi l'uno completamente proteso e inserito nell'altro.
 L'essere divino appare così un atto di donazione reciproca nell'amore. Proprio lo Spirito, nella sua realtà personale di dono e di amore, consente alle persone divine di farsi dono una con l'altra e di essere totalmente e concretamente comunione d'amore. Lui costituisce il segno o l'espressione personale di questa eterna comunicazione del Padre e del Figlio. Perciò è definito «la persona amore e la persona dono». La sua identità ovvero la sua personalità consiste nell'essere dono dell'amore che intercorre tra il Padre e il Figlio (cfr. nn. 22.23).

2 Lo Spirito Santo principio di ogni autocomunicazione di Dio nella storia
 La logica conseguenza del suo essere dono sta nel collegamento con ogni donazione che Dio compie al di fuori del suo essere: «Lo Spirito Santo, in quanto consustanziale al Padre e al Figlio nella divinità, è l'amore e dono (increato), da cui deriva come da fonte (fons vivus) ogni elargizione nei riguardi delle creature (dono creato): la donazione dell'esistenza a tutte le cose mediante la creazione; la donazione della grazia agli uomini mediante l'intera economia della salvezza» (n. 10). Il Papa poi prende in esame le diverse azioni nelle quali si è manifestato «il donarsi salvifico di Dio nello Spirito Santo»; anzitutto l'evento dell'incarnazione, che si è compiuto per opera dello Spirito Santo e che ne costituisce il culmine e la pienezza (n. 50).
 Per questo si dice che anche il Figlio è dono del Padre agli uomini, in quanto è stato donato a loro. Ma tale dono trova l'attuazione e il compimento solo nello Spirito Santo, quale dono ultimo e pieno. Infatti il Padre dona il Figlio in forza dello Spirito. Ugualmente il Figlio si dona nello Spirito e dona lo Spirito (n. 23). Esiste uno stretto legame tra il dono o l'invio del Figlio e il dono o l'invio dello Spirito Santo (nn. 15-22).
 La missione dello Spirito è quella di continuare, approfondire e interiorizzare l'opera redentrice del Figlio; non esiste una missione dello Spirito valida ed efficace al di fuori o al di là dell'azione di Cristo. Così la missione del Figlio trova la sua effettiva ed universale realizzazione solo se viene vivificata e completata dallo Spirito Santo; non c'è redenzione efficace e continuata senza l'intervento costante e vivo dello Spirito.

3 L'uomo è unito a Dio Padre come figlio nel dono dello Spirito
 La medesima cosa si deve dire per la comunicazione che Dio stabilisce con l'uomo attraverso la santificazione dello Spirito: «In questo Spirito, che è il dono eterno, Dio uno e trino si apre all'uomo, allo spirito umano» (n. 58). Ciò significa che lo Spirito, in quanto dono, è il mezzo o il segno o il luogo nel quale Dio comunica il suo Spirito allo spirito dell'uomo. Nel dono dello Spirito Santo i due spiriti, divino ed umano, si trovano congiunti e aperti l'uno all'altro. Proprio nello Spirito, quale dono di sé, Dio si fa presente nell'animo umano; ma a sua volta l'uomo, che accoglie in sé tale dono, si rende disponibile a comunicare con Dio: «Il soffio nascosto dello Spirito divino fa sì che lo spirito umano si apra a sua volta, davanti all'aprirsi salvifico e santificante di Dio» (n. 58). I due ormai formano uno Spirito solo, nel quale e attraverso il quale si conoscono, si amano e si donano reciprocamente. L'unione è profonda poiché tocca l'intimità dello Spirito: lo Spirito di Dio entra nello spirito dell'uomo. La comunione che ne consegue è perciò interiore alla persona.
 Ciò comporta che lo spirito umano, vivificato e rinnovato dalla presenza dello Spirito divino, sia rigenerato dal profondo di se stesso e venga ad esistere in modo nuovo, per porsi in modo nuovo davanti a Dio e agli altri. Infatti l'uomo viene trasformato in figlio adottivo di Dio per il dono dello Spirito, in forza del quale egli partecipa all'effusione d'amore che si attua tra il Padre e il Figlio, viene inserito nella dolcezza e nella profondità di questa reciproca sintonia di pensieri e di sentimenti, in questo reciproco donarsi l'uno all'altro nell'amore totale e disinteressato (n. 52). Nello scoprirsi figlio di Dio, l'uomo «comprende meglio anche la sua dignità di uomo, proprio perché è il soggetto dell'avvicinamento e della presenza di Dio, il soggetto della condiscendenza divina, nella quale è contenuta la prospettiva e addirittura la radice stessa della definitiva glorificazione» (n. 60).
 D'altro verso l'uomo, irrorato dall'amore del Padre, si rende pronto a riversare quel medesimo dono d'amore verso gli altri, che considera fratelli uniti nell'unico Spirito Santo e formanti la famiglia di Dio, come un solo organismo e un solo cuore. Da qui l'unione fraterna acquista una forza e un vigore eccelsi, che niente può strappare o dividere, come risulta «nei primi cristiani, sin dai giorni successivi alla discesa dello Spirito Santo», che «erano assidui nella frazione del pane e nelle preghiere», costituendo un'anima sola ed un solo corpo. Si tratta della nascita e della vita della Chiesa, unita attorno a Cristo risorto, nella potenza dello Spirito Santo (n. 62).
 Come fa il Papa nella conclusione dell'enciclica, non resta altro che invocare con fede il dono dello Spirito Santo, affinché ci riempia del suo amore e trasformi il nostro cuore nel Cuore di Cristo, per glorificare il Padre e testimoniare il suo amore tra gli uomini. Allora si manifesterà la potenza divina d'Amore.