Lo Spirito Santo: unità del matrimonio cristiano
P. Gianluigi Pasquale OFM Cap.
Preside e Professore di Teologia Dogmatica
allo Studio Teologico affiliato Laurentianum - Venezia
Novembre 2004

 Quando si presenta il matrimonio sacramento come segno del rapporto di Cristo Sposo con la Chiesa Sposa, può sembrare che tutto ciò sia lontano dalla realtà dei nostri giorni, che questo sacramento non modifichi più di tanto la vita di coppia e di famiglia e non penetri i dinamismi profondi del rapporto uomo-donna e genitori-figli. È vero invece il contrario. La grazia ricevuta con il sacramento del matrimonio è una grazia che incide nel concreto e fa vivere le cose di tutti i giorni in modo diverso, specialmente se essa viene accettata come grazia dello Spirito Santo.

1. Segno dell'unione tra Dio e l'umanità
 Analizziamo che cosa è avvenuto col sacramento del matrimonio: la reciprocità della coppia è diventata, per una grazia particolare, partecipe di un dinamismo più grande. Gli sposi sono entrati nel vortice di amore che c'è tra Dio e l'umanità, tra Cristo e la Chiesa. Questa grazia di amore non si sovrappone alla dimensione umana, non si sostituisce né cammina parallela a quella, ma la assume tutta, abitandola con il dono dello Spirito Santo. Se una coppia cristiana vuole dare a questa grazia la possibilità di espandersi, di prendere consistenza, di abitare tutto il vissuto della coppia, che cosa deve fare? In che direzione deve andare la coppia per far sì che questo dono di grazia diventi grande al punto che Dio traspaia attraverso di essa, fino a dire la parola «amore» attraverso la stessa relazione coniugale?
 Nel sacramento del matrimonio gli sposi hanno ricevuto il dono dello Spirito Santo che li ha configurati a immagine di Cristo Sposo della Chiesa, dono che continua in questa azione interiore per tutta la vita, come nel giorno delle nozze. La coppia non deve far altro, allora, che mettere le proprie «vele» in modo tale che assecondino l'azione dello Spirito Santo, come succede per la barca a vela, che deve captare il vento per esserne sospinta. Bisogna, cioè, porre dei gesti, dei comportamenti umani, che concretamente mettano la «barca» del matrimonio nella condizione di lasciare agire lo Spirito Santo: innanzitutto l'atteggiamento che «invoca» lo Spirito Santo nella vita di coppia.

2. Lo Spirito è la capacità dell'«altro»
 Se la coppia vuole vivere secondo lo Spirito, come deve comportarsi? Che modello deve prendere? Se, come abbiamo detto, è configurata a Cristo Sposo della Chiesa Sposa, deve avere come modello Cristo Sposo. Cristo Sposo è il Verbo di Dio fatto carne, cioè colui che ha amato l'umanità fino ad incarnarsi. Gli sposi hanno la grazia, nella propria carne, di riesprimere questa alleanza di amore; hanno, cioè, il dono dello Spirito che li abilita ad assumere tutto dell'altro, ad accogliere l'altro totalmente, così come è, con la sua storia, la sua famiglia (accettata, non solo sopportata!), come ha fatto Gesù che, incarnandosi a Nazareth, ha accettato tutto della realtà concreta di quel preciso paese. Si tratta di accettare l'altro con la sua struttura di carattere e di persona femminile o maschile; di entrare dentro tutto l'umano che l'altra o l'altro porta in sé. Il Verbo si è fatto carne per amore, ossia in modo puramente gratuito: amare per amare e non per avere la risposta. Così, Gesù si è incarnato per amore ed è ancora in mezzo a noi per amore. La coppia, allora, ha la grazia di amare per amare, ovvero di amare così intensamente, come ha fatto Gesù, da mettere l'altro nelle condizioni di dare una risposta libera e totale. Diversamente è un mero «mettersi d'accordo» e il matrimonio diventa una «cooperativa coniugale».
 L'amore vero deve essere libero e liberante e chiede la reciprocità. Guardando il Crocifisso ci viene spontaneo dire: mi hai amato così tanto, che desidero amarti anch'io. Scoprendo quanto mi ha amato Dio, divento capace di dare una risposta di lode e di reciprocità. Allo stesso modo gli sposi hanno la grazia di amarsi cristicamente nella misura in cui assorbono nella loro carne l'influsso dello Spirito Santo effuso come paraclito dallo stesso Gesù proprio sulla croce.

3. Trasformazione dell'ordinarietà in straordinarietà
 Chiamati a vivere, come Gesù, l'amore gratuito, assumendosi tutto l'uno dell'altra per tutta la vita, lo Spirito sospinge gli sposi, come fece con Gesù, a imparare da lui come si vive l'amore fatto carne. Guardiamo ai trent'anni passati da Gesù a Nazareth: essi dicono che il Verbo incarnato ha espresso il suo amore per l'umanità dentro la normalità di una vita di famiglia, facendo il carpentiere, in una casa-grotta dove si parlava in dialetto, dove non c'era la possibilità di grandi studi... vivendo la vita normale della sua gente. Dio, l'Onnipotente, si è fatto carne facendo abitare l'amore straordinario di Dio nella ferialità più banale: è lo straordinario vissuto nell'ordinario, quale effetto creato dallo Spirito Santo che rende «temporale» nell'adesso l'eterno Figlio di Dio seduto alla destra del Padre.
 Tutta la vita normale della coppia, allora, diventa un ordinario da vivere straordinariamente, perché abitato da una grazia straordinaria. E qui i cristiani hanno il segreto, che il mondo non conosce, di come vivere l'ordinario per crescere nell'amore, mentre oggi l'ordinario è considerato da tutti, compresi alcuni cristiani, solamente come una frustrazione e una dissipazione dell'amore. Con la luce dello Spirito Santo e per quanto si è sin qui detto, le piccole cose di tutti i giorni, i lavori domestici per lei, il lavoro quotidiano per lui, abitati da questo amore, stancano, ma non logorano; sfibrano, ma prendono senso: tutto assume una qualità diversa. Non si può pensare che l'amore cresca solo in qualche occasione straordinaria (un'uscita insieme, una bella vacanza...). Chi non sa dare senso e spessore affettivo alla vita di tutti i giorni, non riuscirà a darlo al sabato e alla domenica. È la spiritualità dell'ordinario, ovvero la forza che viene dallo Spirito donato ogni giorno, che fa crescere, perché tutto nella vita è reciprocità, possibilità di esprimere l'amore: dal come ci si veste a come si lascia la casa in ordine..., per rendersi amabili, per conquistare ancora l'amore della moglie o del marito. Questo è vivere un amore che è veramente capace di trasformare la vita a partire da tutto ciò che è relazione nello Spirito Santo.

4. La fedeltà, sintomo dell'unità dello Spirito
 Dal momento che gli sposi hanno la grazia di vivere come Cristo per opera dello Spirito Santo, di essere assorbiti dentro questa relazione spirituale, essi hanno la possibilità di vivere in fedeltà. Cristo non può non essere fedele, perché in lui la fedeltà corrisponde all'unità della natura divina con la natura umana. Egli perciò può aiutare la coppia a vivere questa unità, in cui la fedeltà è ricchezza e occasione di crescita di vita. L'indissolubilità del matrimonio, pertanto, non è un recinto, un condizionamento, ma un'autostrada che permette di vivere una unità profonda come è profonda l'unità di Dio, che è trino, ma uno. Si vivrà così un amore sempre più intenso nonostante le difficoltà, i problemi di tutti i giorni. La coppia è chiamata all'indissolubilità: l'ha ricevuta come dono dello Spirito Santo col sacramento del matrimonio, cosicché non è l'amore degli sposi che sostiene il matrimonio, ma è il matrimonio arricchito dall'indissolubilità che porta sulle spalle l'amore della coppia. Dio, per la forza dello Spirito Santo, protegge l'unità indissolubile di fronte a ogni pericolo che la minaccia dall'interno e dall'esterno perché davvero lo Spirito soffia su ogni carne (Gl 3,1-2) e dappertutto (Ez 37,9).
 Se, dunque, Cristo Sposo è il modello da imitare e gli sposi sono resi capaci di amarsi indissolubilmente l'un l'altro come Cristo ci ha amati, fino a che punto si deve amare? Sappiamo che Cristo ci ha amati fino a morire sulla croce: gli sposi ricevono la capacità di amare fino a questo livello tutti i giorni, cioè la capacità di amare nel sacrificarsi e, nel sacrificio, di vivere l'amore. Il sacrificio è l'unica possibilità di spostare i confini della capacità di amare.
 La croce, il sacrificio, il negativo nella vita di coppia e di genitori, può o distruggere o potenziare la vita di coppia. Certe coppie, in condizioni di fatica, con molti problemi, si trovano addosso una cappa di piombo che impedisce loro di vivere con serenità. Può avvenire però anche il contrario, se le difficoltà vengono vissute come qualcosa che permette di esprimere più amore. La sofferenza ripetuta, prolungata può infiacchire, ma se si punta lo sguardo su colui o colei per cui si vive quella situazione di fatica, si scopre la radice di amore che è presente in quel sacrificio. Allora non si vive più quella situazione in modo frustrato, stanco, avvilito, ma pur nella croce, nel limite della sofferenza, si tiene vivo e si fa crescere l'amore. E pure in questo caso, se si osserva con attenzione, è ancora una volta lo Spirito Santo ad apparire quale attore principale.
 In molti frangenti, infatti, si giustifica il sacrificio con l'espressione «bisogna, mi tocca» e allora si fa fatica ad andare avanti: non siamo più noi, quindi, che viviamo la vita, ma è la vita che vive noi, e ne perdiamo la ricchezza. Irrobustito dallo Spirito Santo, l'amore vissuto nel sacrificio appare, invece, come l'amore teso a dare la vita, disposto dar senso a essa fino a «perdere la propria vita» per amore.

5. Potenziale redentivo dello Spirito Santo nel matrimonio
 Gesù, amandoci fino a morire, ha preso su di sé i nostri peccati fino a portarli sulla croce con sé per salvarci. E, non bisogna dimenticarlo, è proprio e innanzitutto da quel contesto di croce che egli ha effuso sui discepoli e nella storia lo Spirito Santo, fonte dell'amore. L'amore degli sposi è, dunque, un amore che redime, che salva, allorché prende su di sé i difetti di lui, di lei, consumandoli nell'amore impregnato di Spirito Santo. Ma è risaputo: questa è una scelta difficilissima. Generalmente il difetto di lui o di lei è un'occasione per distinguersi: «ma io non sono così». I difetti mettono tra i due un velo di incomunicabilità, diventano spesso occasione di autogiustificazione per amare meno o in modo diverso: voglio l'altro così. Gesù, salvandoci, ci ha amati anche con il nostro negativo. Spesso, invece, si rischia di sposare il positivo di lui o di lei, e quando si scopre il negativo si conclude: non sei la persona che amo. Per verificare se si mettono le «vele» nella posizione giusta, bisogna vedere se si è capaci di amare la moglie o il marito anche con i loro difetti.
 Amarsi così vuol dire guardarsi in modo diverso. Un papà e una mamma guardano i difetti dei figli sostanzialmente come propri: è naturale. Questo è l'amore che si deve avere anche come marito e moglie, perché solo considerandone i difetti come propri si è nella condizione di usare il modo giusto per aiutare la persona, amata con quel difetto, a correggersi e a crescere, per quello che si può. Altrimenti ci si rinfaccia reciprocamente i difetti e ci si sfoga soltanto, anche se si dice la verità, ma ciò non serve a nulla perché solo nella carità la verità edifica. Infatti, come la verità detta da Gesù è detta per salvare, anche quella detta nel matrimonio è utile nella misura in cui costruisce e non danneggia. L'amore che ama fino a dare la vita l'uno all'altro produce, infine, i frutti dello Spirito, tra i quali spicca quello della gioia, la gioia dell'unità. E questa gioia si deve vedere, quale segno di un amore che sta crescendo nella maturità, secondo la grazia ricevuta dal Signore, che è sempre la grazia dello Spirito Santo.